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Editoriale

di Giorgio Triani

Siamo andati oltre le previsioni. Ma risponderemo a tutti: a chi ci ha fatto i complimenti (prematuri però) e a chi ci ha dato suggerimenti. A chi invece s’è offerto (e s’offrirà) per collaborare, chiediamo di mandarci, in estrema sintesi, argomento, taglio e dimensioni dell’articolo che vorrebbe scrivere. Giusto 4-5 righe. Stesso dicasi per le foto e i video. Crediamo infatti nella filosofia e nella pratica del content user generated, ma ancor più in un’idea forte di informazione, che, per quanto specialistica, come nel nostro caso, abbia un progetto e sia costantemente sorretta dal confronto e dal lavoro redazionale.

Il nostro, che scaturisce da un corso di studio in giornalismo, al momento sta verificando in concreto, al di là dei contenuti ai quali si applica, le grandi potenzialità del web, dell’informazione in e sulla rete. Anzitutto il fatto che le barriere d’accesso, ossia i costi per creare un giornale online, sono molto bassi. Al contrario delle possibilità di fare grandi numeri di lettori, che sono elevate grazie al forte senso del «noi» che il web riesce ad attivare, a partire anche da interessi specifici, che nel caso dell’acqua, sono molti e fanno capo a una pluralità di istituzioni, associazioni e imprese.

Ma detto, a titolo di cronaca, che il numero zero di Water(on)line ha raggiunto alla fine di marzo i 15 mila utenti e che dietro questo numero ci sono le mailing list e i contatti che abbiamo costruito / scambiato con i nostri partner pubblici e privati, aggiungeremo che contiamo di raddoppiare almeno quel numero nel giro d’un paio di mesi. Stiamo infatti lavorando, sempre nello spirito didattico del corso, a un piano di marketing editoriale che individui il maggior numero di categorie (anche produttive e merceologiche) che hanno interessi acquei. Potendo così essere lettori ma anche potenziali inserzionisti. La risorsa pubblicitaria anche per noi e per una crescente qualità del prodotto sarà infatti decisiva. Anche se non abbiamo intenzione di arruolarci nel partito dei consigli per gli acquisti. Ma allo stesso modo in cui ci asterremo dal buttarla in ideologia, in propaganda. Di diventare portavoci delle parti in lotta in quelle tante «guerre dell’acqua» che sembrano essere diventate il surrogato dei conflitti politici e delle lotte rivoluzionarie che il decennio trascorso ha cancellato.

Che l’acqua sia un bene comune e che tutti ne abbiano diritto è assolutamente condivisibile. Un po’ meno, però, che debba essere gratuita, a prescindere dai costi per distribuirla e mantenerne la qualità e la potabilità. Non ultimo perché è stato proprio questo disprezzo economico della risorsa che ha fatto, e fa sì, che «l’acqua pubblica» la si sprechi, senza alcun senso di colpa. Insomma, il populismo acqueo non è meno sospetto e dannoso di chi ha costruito le mitologie dell’«oro blu», secondo cui l’acqua sarebbe più preziosa del petrolio. Con ciò esasperandone il valore economico e i rischi di speculazione, naturalmente insiti nella gestione di una risorsa che è fondamentale per la vita umana e del pianeta, ma finita. Fanno testo al proposito i contenziosi che in molti luoghi della terra hanno come protagonisti le popolazioni locali e le multinazionali del food & beverage, antichi diritti di accesso alle fonti e nuove configurazioni (multiutilities) delle gestioni municipali, nonché del business delle acque minerali. Il tutto in un contesto e su uno scenario che sarà sempre più caratterizzato dalla scarsità, come effetto di consumi crescenti.

In questo senso e anche per anticipare alcuni temi dei prossimi numeri, ci occuperemo di «privatizzazione dell’acqua», con la stessa ‘terzietà’ con la quale visiteremo i siti web delle più importanti imprese operanti sui diversi mercati dell’acqua o analizzeremo contenuti e fini dei «water program» messi a punto da due grandi imprese come Nestlè e Barilla. Ma la serietà con la quale ci accingiamo al compito la spenderemo anche in modi divertenti e leggeri. Il «Diluvio universale», nella sua prima e sperimentale formulazione, è un test d’inzio. D’ingresso in una community che ha ambizioni, interessi e passioni da condividere.

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