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“Difendiamo la macchia mediterranea”

La campagna del Ministero della Monnezza delle Acli


(fonte immagine)

Alla faccia del perbenismo e del politicamente corretto. Le Acli italiane sanno colpire nel segno. Lo hanno fatto nel mese di maggio con una campagna di comunicazione sociale incentrata sul tema dei rifiuti e del loro misterioso e rapido smaltimento. «Difendiamo la macchia mediterranea» è una pubblicità regresso, iniziativa realizzata dal mensile delle Acli Aesse (Azione Sociale) in collaborazione con l’agenzia di comunicazione Scrittura.org.

La pungente idea, avviata nel 2008, prosegue ogni mese sulle pagine della rivista e prende spunto dai cliché più caratteristici della pubblicità commerciale e istituzionale. Rielaborando e riadattando gli standard della comunicazione ad un tema di valore sociale, la Pubblicità Regresso punta il dito in questa occasione nei confronti dello smaltimento dei rifiuti in Campania, rifiuti che secondo una denuncia di Legambiente sarebbero finiti in una discarica a cielo aperto creata su un terreno confiscato due anni fa al boss dei Casalesi Francesco Schiavone.

Nel manifesto della finta pubblicità campeggia una foto da cartolina di una scogliera sul mare e la scritta «Difendiamo la macchia mediterranea», immaginaria campagna di un altrettanto fittizio Ministero della Monnezza, che invita i cittadini a dire basta «allo spopolamento delle discariche in Campania» attraverso la coltivazione di ben «5779 nuovi sacchetti d’immondizia» in ogni angolo del panorama rappresentato. Le «macchie del panorama» a cui si allude nel titolone sono proprio queste discariche abusive nascoste tra la vegetazione mediterranea.

L’obiettivo della campagna è dunque duplice, come spesso avviene in simili circostanze: sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di temi fondamentali per la vita dei cittadini ma poco dibattuti sui grandi media; sfruttare gli stessi codici della pubblicità commerciale per realizzarne una parodia incisiva.

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