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Navigare in cattive acque

di Roberta Vinci


(fonte immagine)

Tra storia e leggende, nell’immaginario comune la parola «pirata» rievoca tempi ormai remoti, quando la bandiera nera con teschio e tibie incrociate, la cosiddetta Jolly Roger, sventolava dopo un abbordaggio in segno di supremazia. E così uomini accaniti, con sorrisi beffardi, volavano da un vascello all’altro appesi alle funi con spada e coltello in mano alla ricerca di tesori, cibo e rhum. Non tutti con l’audace ironia di Jack Sparrow, piuttosto con l’arroganza di chi crede di essere il più coraggioso e cattivo. Navi enormi a vele spiegate squarciavano i mari e uomini soli ed ubriachi tentavano di arricchirsi all’attacco di mezzi facilmente abbordabili.

Eppure oggi, nel XXI secolo, i pirati ci sono ancora. Le coste della Somalia sono da diversi mesi poco sicure: non dispongono di grosse navi, ma con piccoli gommoni i pirati somali continuano a sferrare attacchi a chiunque attraversi «il loro territorio». Tra le notizie che più hanno popolato i giornali c’è l’abbordaggio ed il sequestro della Buccaneer, che ironia della sorte significa bucaniere, ovvero pirata caraibico. La nave è ancorata al largo delle coste settentrionali del Puntland, rifugio della pirateria somala, dove si è recata Margherita Boniver, inviato speciale del Ministro degli Esteri Franco Frattini, che non vuole scendere a condizioni, ma pretende il rilascio immediato degli ostaggi.

Intanto le due navi italiane sfuggite all’attacco sono tornate. Il porta-container Jolly Smeraldo, attaccato più volte, è stato raggiunto dalla Fregata «Maestrale» della Marina Militare Italiana che lo ha scortato; e così anche la nave da crociera Melody, che grazie alla prontezza del personale di sicurezza di bordo è riuscita a sfuggire, riportando però i segni dello scontro. Il Transatlantico con 991 passeggeri e 356 membri d’equipaggio, di cui 134 italiani, ha vissuto infatti attimi di panico: le immagini (fornite gentilmente dal Direttore Macchine Michele Calise) parlano da sole e mostrano i segni dei colpi di kalashnikov sparati dai sei uomini armati, a bordo di un gommone. Per fortuna nessun ferito, la nave è stata poi scortata da elicotteri e da una nave della Marina Militare Spagnola.

Il problema della pirateria quindi resta e l’Onu sta facendo il possibile per trovare soluzioni efficaci. La stessa Somalia settentrionale cerca per la prima volta di debellare un fenomeno che paradossalmente ha permesso la nascita di nuove comunità, proprio attraverso il business dell’arrembaggio. Ma la paura è tanta, ed emerge dalle parole di Abshir Boyah, il capo pirata che si dichiara pronto a negoziati: «Sappiamo che quello che stiamo facendo è sbagliato, e ne chiediamo perdono a Dio, al mondo intero, a tutti».

Pensavamo che Capitan Uncino fosse cattivo perché violava la libertà dei sogni sull’Isola che non c’è, e tutti temevamo il perfido Davy Jones antagonista di Jack Sparrow, ma per tremare basta tornare alla realtà perché i pirati, quelli veri, sono tornati.

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