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Se si asciuga la fonte di giovinezza

di Domenico Secondulfo


Docente di sociologia all’Università di Verona, esperto sui temi del benessere e delle medicine naturali.

Il cambiamento dell’idea di benessere e di salute, che da una visione sottrattiva, fondata cioè sul ripristino dello ‘status quo’ fisico alterato dalle malattie grazie, appunto, alla eliminazione di queste, è pian piano passato ad una visione additiva, fondata cioè sull’incremento delle caratteristiche positive del corpo e della psiche attraverso azioni di rinforzo ed accrescimento che rendessero ‘più’ il corpo e la psiche (più snello, più rilassato, più veloce, più giovane, più sano ecc.) si è sviluppata e si sta sviluppando tutta un’area di merci e servizi improntati a questa nuova filosofia del benessere.

L’acqua, con il suo profondo significato simbolico legato alla vita, alla purificazione e alla nascita non poteva restare estranea a questo nuovo corso. Possiamo parlare delle pubblicità delle acque minerali, spesso decisamente inferiori all’acqua del sindaco, ma quotidianamente ed incessantemente arricchite di significati simbolici dalla pubblicità onde promettere incrementi di varia natura al benessere di chi le usa, sino a collegare proprietà perfino afrodisiache ad una innocua bottiglietta d’acqua. Potremmo parlare della spiaggia, punto perfetto in cui si incrociano le «tre s» del benessere anni ’90: sesso, sole e sabbia, oppure, ed è il nostro caso, delle industrie dell’acqua, cioè le terme e le Spa. L’acqua termale è da secoli l’acqua curativa per eccellenza, l’acqua con qualcosa in più. Le fonti della giovinezza delle incisioni medievali probabilmente non erano che polle di acqua termale che, in una società dove il riscaldamento era affidato ai camini, per chi li aveva, dovevano avere un effetto miracoloso sulle ossa e sui dolori reumatici dei vecchietti che vi si immergevano donando un’illusione di ritrovata gioventù.

Abbiamo già visto in una precedente conversazione come l’aspetto ludico si sia precocemente sovrapposto a quello semplicemente curativo nell’esperienza termale, e come questo si sia pian piano trasformato nella ricerca del benessere attraverso attività di per sé piacevoli, secondo il principio per cui il piacere deve essere trovato, come sensazione piacevole, già all’interno delle pratiche e non unicamente come risultato finale di queste, in altre parole all’adagio «soffri oggi per godere domani», caro alla medicina, preferiamo il più prosaico «godi oggi per godere domani», caro alla società dei consumi. Questa spinta al piacere generale del corpo, in chiave di benessere anche futuro ma soprattutto di godimento attuale ha determinato la nascita, attorno al vecchio nucleo acquatico dell’acqua termale, dell’aggregazione sempre più vasta di altre pratiche corporee caratterizzate dal «godi ora per godere dopo», come i massaggi, le varie cure di bellezza, la fitness eccetera, portando alla nascita delle Spa, salus per acquam, in cui però l’acqua non è più l’unica fonte di giovinezza, e magari neanche la principale.

L’investimento avviene sovente sul ‘contorno’ all’acqua, cioè su tutti quegli interventi manipolatori e simili che costruiscono l’esperienza di benessere offerta in quella determinata Spa. E questo perché, mentre le fonti termali non sono infinite ed hanno la spiacevole abitudine di non comparire a comando laddove sia maggiormente redditizio installare una Spa, tutto il resto che la fantasia o la professionalità può suggerire per il benessere e la moda può essere attivato ovunque serva. Questo fenomeno commerciale ormai vastissimo ha due importanti conseguenze per l’acqua. La prima è che rischia di declassarla a contorno delle altre cure, come sfondo piacevole ma senza una propria azione specifica, e questo è fatale laddove, non essendoci una fonte termale disponibile l’acqua viene ‘termalizzata’, cioè spesso semplicemente riscaldata, visto che il miracolo della trasmutazione di un’acqua normale in un’acqua ricca di principi curativi per il momento riesce a farlo soltanto madre terra. Quindi il mondo delle Spa, se vuole espandersi ovunque come sta facendo, non può non mettere sempre più tra parentesi le proprietà dell’acqua che usa, puntando sui servizi ‘accessori’ per attrarre la clientela e caratterizzarsi sul mercato. Un processo che è intrinsecamente nemico del mondo termale poiché svuota pian piano l’acqua del suo contenuto simbolico di tipo curativo e magico.

E questa è la seconda conseguenza. Lo svuotamento dell’acqua dai suoi significati simbolici legati alla cura e al benessere annega le terme nel mondo indifferenziato delle Spa, per cui il prodotto termale, che si fonda solo sull’acqua, se non diventa Spa rischia di scomparire dallo ‘scaffale’ del benessere, e se diventa Spa rischia di confondersi con prodotti che, comunque, mortificano quel ruolo centrale dell’acqua su cui si regge il mondo del termalismo. Non a caso Spa richiama sempre di più un mondo di massaggi, lettini abbronzanti, macchine dimagranti varie che non un mondo di acque. Del resto l’acqua da pur sempre un’immagine passiva, mentre tutte le altre attività sono attive, profondono sforzi ed energie verso di noi e ben si collegano all’idea di benessere additivo di cui parlavo poc’anzi.

Addio acqua termale quindi? Addio fontane della giovinezza? Tutto annegato in un orizzonte di Spa in cui tutti i gatti sono grigi? Pare proprio di sì, e sarà il caso che il mondo termale si attivi velocemente per difendere il suo prodotto e differenziarsi positivamente dal mondo delle Spa, sfruttando come si deve il vantaggio che gli viene dalle proprietà delle sue acque prima che questa eredità gli sfumi tra le mani, come agli annoiati rampolli delle vecchie famiglie nobili sfumavano le rendite avite sotto i morsi della poco elegante ma molto più affamata ed attiva borghesia rampante.

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