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Adesso ci tolgono anche l’acqua

Un commento

di Nicola Sorrentino

I beni più preziosi, si sa, sono l’aria e l’acqua. Beni che secondo una logica o secondo il buon senso comune appartengono a tutti e di conseguenza tutti ne dovrebbero usufruire senza alcun problema. E invece no. Nell’attesa di tassare anche l’aria o di continuare a deturparla, in un futuro o in un altro, per ora tocca all’acqua.

Risale infatti a una settimana fa il provvedimento, diventato legge, nel quale è contenuta quella simpatica riforma che va a interessare i servizi pubblici locali affidandone la gestione ai privati, tra cui appunto lo smaltimento dei rifiuti e l’acqua. 302 sì contro 263 no. Lo scopo è di affidarla a delle società senza però negare la garanzia del liquido tramite rete idrica, la quale resta proprietà degli Enti locali. Non ci sarà più la libera distribuzione, troveremo invece signori interessati, imprenditori ovviamente, i quali, visto il guadagno, la concederanno soltanto a chi metterà mano al portafoglio.

Suona strano dover pagare per qualcosa che è necessario per la vita di ognuno di noi, da adesso una parte dei beni dell’umanità ha un prezzo. In merito si è espresso anche l’Onorevole Di Pietro, etichettando questa proposta, poi approvata, come l’ennesima mossa di un Governo interessato, corrotto e di malaffare. Insomma, l’unico rimedio possibile a questa scelleratezza è di rimboccarsi le maniche escogitando quanti più rimedi possibili. Su Internet, giornali e altri mezzi di comunicazione la protesta è già in atto, si raccolgono firme affinché si possa sensibilizzare quantomeno l’opinione pubblica, nella speranza di un ripensamento. L’idea è il referendum, ma si spera che questo diventi una risposta concreta a un problema serio e non la solita manifestazione costruita per portare un po’ di gente nelle piazze.

Le riflessioni sono tante, in primis si riscontra un vero insulto all’intelligenza delle persone, considerando poi che una maggioranza di comuni, economicamente non a posto, vedranno il loro maggiore costo, dell’acqua appunto, riflettersi sulle povere famiglie italiane. Ciò che fa sorridere in maniera amara è che i politici, quelli ben informati a quanto pare, ci informano che non sarà l’acqua ad essere privatizzata ma la sua gestione, quindi l’acqua rimarrà pubblica. La differenza quale sarebbe allora? Che ci diranno dove andarla a prendere? Magari con i secchi. Si parla di un ennesimo provvedimento anticrisi, ma i più accorti si chiedono se questa crisi non inizi proprio ora, con decisioni del genere. Si invita, chi ha sostenuto questa maggioranza, a riflettere sulle conseguenze del loro voto; una seconda riflessione invece necessita di essere fatta per tutti noi, dato che i limiti sono stati oltrepassati da tempo.

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