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Intervista con Rina Ravaioli, Resin Plast Ravenna

di Anna Guidazzi


(fonte immagine: timlewisnm)

Rina Ravaioli e la Resin Plast Ravenna: da quanti anni lavora alla RPR? Che ruolo ricopre all’interno dell’azienda? Di cosa si occupa? Si è occupata in precedenza di altri aspetti della gestione della ditta?

«Iniziai a lavorare alla RPR nel 1984 nel reparto spedizione e logistica, in seguito mi sono occupata della sezione commerciale. Da circa una decina di anni sono la responsabile della qualità e negli ultimi anni coadiuvo il referente per la sicurezza sul lavoro.»

Resin Plast Ravenna e la crisi economica: come sta vivendo la ditta il periodo di crisi? Ci sono problemi o la RSR non è coinvolta nella crisi? Ci sono settori particolarmente colpiti? Come e cosa si farà per arginare e superare la crisi?

«La crisi economica ha avuto ripercussioni anche nel settore dei tubi di plastica sin dalla fine dell’estate 2008 portando ad una contrazione del 25% del fatturato negli ultimi quattro mesi dello scorso anno. Tendenza questa che si è accentuata nel 2009 con una diminuzione del 30% del fatturato nei primi sei mesi. I settori che maggiormente hanno risentito della crisi sono l’edilizia sia pubblica sia privata ma in particolar modo quella collegata alle grandi opere infrastrutturali. La nostra clientela ha risentito notevolmente della restrizione del credito effettuato dalle banche in questo periodo, chiedendo grandi dilazioni di pagamento. La crisi ha investito in ugual misura tutte le aziende del settore, portando ad un inasprimento della concorrenza al fine di accaparrarsi il ristretto mercato. La diretta conseguenza di questa situazione è un profondo ristagno dei prezzi a fronte di un innalzamento dei costi dovuto all’aumento della materia prima legata al petrolio. Il margine di profitto è quindi notevolmente diminuito arrivando ad un pareggio se non alla perdita.

In questo periodo ci sono stati grossi problemi nell’approvvigionamento della materia prima in quanto a metà dello scorso anno il prezzo del petrolio ha ricominciato a salire e di conseguenza anche quello del PVC. In Italia i produttori sono pochissimi ed il maggiore (il gruppo Eni) ha chiuso due stabilimenti in quanto obsoleti e quindi marginali. Per la materia prima ci si è quindi rivolti all’estero con i relativi problemi logistici e di costo. Per uscire dalla crisi si è pensato ad aggregazioni di più aziende onde effettuare economie di scala e rafforzare finanziarmene le parti costituenti. Questi sforzi si sono concretizzati nell’incorporazione di due grosse realtà produttive creando un’entità che ora è leader nel settore e nostra concorrente. Anche RPR ha imboccato questa strada ma fino ad ora non si è concretizzata nessuna soluzione.»

RPR, il futuro e la ricerca: quali sono le aspettative dell’azienda per il futuro? Quanto spazio è destinato alla ricerca e all’innovazione? RPR intende rimanere nel campo del PVC oppure indirizzarsi verso altri materiali?

«Il futuro per l’azienda si presenta con luci e ombre soprattutto per l’aspetto commerciale del settore in quanto i produttori sono una miriade e, a parte alcuni di medio-grandi dimensioni, sono tutti di piccole dimensioni e generano una concorrenza agguerrita per poter sopravvivere, purtroppo spesso a scapito della qualità del prodotto.

Per quanto riguarda la ricerca sia di nuovi prodotti che di tecnologie produttive, le dimensioni non consentono di dedicare risorse al settore. L’azienda in futuro investirà nell’impiantistica per raggiungere alti livelli di automazione ed efficienza della produzione e per allargare la gamma dei prodotti offerti, ma sempre nel settore delle canalizzazioni in PVC.»

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