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L’acqua come bene prezioso attraverso parole ed immagini

Parma per gli Altri organizza da sabato 21 una mostra fotografica e un convegno sul valore dell’acqua dove questa è carente

di Alberto Rugolotto

L’associazione Parma per gli Altri è stata fondata nel 1989 da don Arnaldo Baga ed è riconosciuta come Organizzazione Non Governativa dal 2000. È impegnata nella realizzazione di progetti in Africa (Etiopia ed Eritrea in particolare) per il potenziamento dei servizi socio-sanitari di base, dell’istruzione scolastica, dell’approvvigionamento idrico e delle piccole attività generatrici di reddito delle comunità locali, con un’attenzione particolare alle donne. In Italia promuove iniziative di sensibilizzazione ed educazione allo sviluppo.

La mostra fotografica «Majjā – Acqua. Bere un gesto quotidiano anche in Etiopia» sarà inaugurata sabato 21 novembre presso la Biblioteca Internazionale Ilaria Alpi di Parma, mentre mercoledì 25 novembre si terrà il seminario «Acqua, bene prezioso e diritti umani» all’interno della biblioteca della facoltà di Economia dell’università. Iniziative che potrebbe catturare l’attenzione in particolare dei cittadini parmensi: traslitterando dall’amarico il termine «majjā» si ottiene la parola «acqua», una rievocazione presente nell’espressione «bagn moj», che a Parma significa «bagnato fradicio».

Per l’occasione, abbiamo incontrato il presidente di Parma per gli Altri, Pier Luigi Bontempi, che ha spiegato il significato e gli obiettivi dei due eventi organizzati, oltre ai progetti e alle finalità dell’associazione parmense. «Tutto rientra in uno sviluppo organico del territorio sul quale operiamo, la zona di Shallallà in Etiopia. Noi crediamo che la cooperazione non sia solo aiuto: è scambio, è simbiosi tra le capacità tecniche portate da noi e la rete di relazioni personali offerta dalla popolazione locale. Abbiamo investito molto in quella zona, tutto rientra in questa logica di infrastrutture a rete, non fini a se stesse, non ‹all’occidentale›. L’esempio classico è la prima opera realizzata lì: un ospedale, cioè un edificio che può essere utilizzato nel tempo per molteplici scopi a seconda delle esigenze. Edifici non belli e ricercati, ma funzionali, puliti e decorosi.»

L’interazione è dunque il fattore determinante: «Certo. I primi contatti sono stati con le suore presenti in quei luoghi, poi ci siamo via via espansi. Tutto in una direzione di ‹acculturamento›: il nostro obiettivo è fornire gli strumenti necessari per migliorare le proprie condizioni di vita, per studiare, per divertirsi… Sono le persone del posto a doversi autosostenere, non dobbiamo fare mero assistenzialismo. È la popolazione stessa a dover essere protagonista. Una delle modalità apportate da Parma per gli Altri è il sistema del microcredito: i soldi vengono investiti sul territorio e girano nello stesso.»

L’acqua, bene spesso carente nei paesi del terzo mondo, si inserisce appieno in quest’ottica: «L’acqua è ovunque, basta pensare che i centri delle nostre città si fondano e ruotano attorno alle fontane. Abbiamo cercato di costruire una rete che porti acqua nel territorio di Shallallà. Da volontari forniamo abilità e competenze tecniche: non è una cosa fatta da sprovveduti, come spesso accade quando si vuole andare lì e realizzare tutto. Noi agiamo attraverso piccoli progetti e piccoli interventi di volta in volta. Ovviamente ci piacerebbe migliorare il nostro progetto per renderlo un modello-tipo applicabile in altre realtà difficoltose, ma non per forza deve essere universale.»

Veniamo alla mostra fotografica e al convegno. «La base è questa: non siamo degli specialisti in materia, ma l’iniziativa è studiata e preparata sulla base di una profonda conoscenza di quel territorio. L’acqua è parte di un progetto più ampio e a noi interessa in particolare il suo valore quotidiano: sia da noi che da loro, è il suo spreco il problema maggiore. Le nostre aziende non sono capaci di ottimizzare le tariffe ottimizzando le strutture burocratiche e la manutenzione delle reti. In quest’ambito manca la sensibilizzazione: in autogrill mi capita spesso di vedere i rubinetti dei lavelli dei bar sempre aperti per lavare a ciclo continuo le tazzine.»

La mostra fotografica, con le fotografie di Carlo Pinasco, è tratta dall’omonimo libro edito da Parma per gli Altri due anni fa e con i proventi del quale è stato realizzato un mulino. «La logica seguita è l’interattività: ci saranno laboratori ed attività per bambini e adulti, avremmo per questo la collaborazione dell’associazione culturale CircolarMente. L’interattività è interazione tra il campo esperienziale ed emozionale e quello della riflessione. È il primo dei due libri che abbiamo fatto. Il secondo è uscito quest’anno e s’intitola ‹Shallallà›, con le fotografie di Alice Pavesi a ringraziare tutte le persone che in questi primo 20 anni di attività ci hanno dato una mano. Con i proventi di questo secondo lavoro contiamo di finanziare la ristrutturazione e la dotazione di alcune scuole.»

Il convegno di mercoledì 25 è strutturato invece su una serie di interventi, tra cui quello dello stesso presidente Bontempi: «Il tentativo è quello di fare un incontro a ruota libera, ognuno porterà le sue conoscenze. Io cercherò di spiegare la nostra logica di intervento in Etiopia partendo da questo esempio: è capitato un periodo di attrito con gli abitanti di un villaggio locale, c’era stata qualche incomprensione e pensavano di perdere parte della fornitura dell’acqua disponibile nella zona. Il giorno dopo ci siamo compresi, abbiamo capito le loro esigenze e gli stessi abitanti sono stati i primi a scavare per posizionare una tubazione. Loro non hanno fatto altro che far valere i propri diritti, è stato un atto di difesa.»

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