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‘ndema a pes: luoghi, personaggi e curiosità sull’hobby della pesca a Parma

di Gaia Gherardi


(fonte immagine)

«Ma da bo vai a pescare? Ci andava mio nonno, è una delle cose più barbose al mondo!» Scagli la prima pietra (o getti il primo amo) chi non ha mai pensato una cosa simile, almeno una volta nella vita. Io l’ho fatto, anzi, così ho risposto ad un mio caro amico che, giustificando il fatto di non voler fare tardi, mi ha detto che l’indomani mattina doveva andare a pescare. Eh, no, questo è troppo. Da quando si sacrificano il divertimento e le bevute serali? Mai successo, neanche se le incombenze erano più importanti dei pesci. Già mi immagino la scena: ore sei della domenica mattina, il nebbione tipico parmigiano con tanto di goccioline umide e neanche un anima in giro. Le uniche persone in strada sono i netturbini «post movida» e qualche padrone di cane assonnato che porta a spasso – trascinando i piedi – la fedele bestiola. Il mio amico, con zainetto Invicta in spalla, canne da pesca che sbucano, ami e bigattini alla mano è pronto a trascorrere la sua giornata di gloria fishing.

Quindi, abbandonate i pregiudizi o voi che considerate la pesca un’attività antiquata quanto l’uncinetto, e leggete ciò che segue. Siamo andati «sul campo» a intervistare i giovani, e meno giovani, parmigiani per scoprire se ci sono stati cambiamenti nella pesca rispetto al passato e quale sia il fascino legato a questa attività. Tanto da conquistarsi un posto nella top ten delle attività per cui vale la pensa di dire: «non voglio fare tardi stasera». Buona lettura.

Davide Buzzi, anno ’85, studente di lettere antiche a Bologna, ex Romagnosino, chitarrista, bomber calcistico ma soprattutto pescatore della domenica, ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Davide, raccontaci, come e quando è nata la tua passione per la pesca?

«Da bambino… mi ci portava mio zio. Abitava in campagna e io non avevo niente meglio da fare che accompagnarlo. Ecco dove è scoccato l’amore.»

Quali sono i posti migliori per pescare nei dintorni di Parma?

«Eh, ne conosco uno ma è troppo bello, non lo rivelo. Posso sbilanciarmi su un generico Po o Taro. Se no c’è sempre il laghetto del Parco Ducale, là ci si può sbizzarrire.»

Come vi comportate tra colleghi pescatori? Ci sono segreti da mantenere, c’è una certa deontologia, o si prediligono le ‘soffiate’ per ricercare i luoghi più opulenti di pesci?

(Cfr. risposta precedente) «Le informazioni si diffondono volentieri tra gli amici più intimi, ma neanche troppo volentieri. Tutti quelli che nono sono amici invece sono out. »

Ontologicamente parlando, c’è una filosofia sottesa alla pesca o è un’attività che si può svolgere con l’encefalogramma piatto? Voglio dire, si può parlare di «arte del pescare»?

(Ha un’espressione dubbiosa) «Si può parlare di competizione del pescare, come in tutti gli sport l’importante è partecipare ma il bello è vincere. E vincere è un’arte.»

C’è qualche episodio divertente o aneddoto che vuoi raccontarci?

«Quest’estate avevo organizzato una serata a Reggio Emilia con i miei amici e il pomeriggio sono andato a pescare. Ho preso un pesce gigante verso le 7, dopo un po’ tutti mi chiamavano perché dovevamo partire ma ormai era diventata una lotta fra me e le forze della natura. Non potevo mollare. L’ho tenuto attaccato tre ore e tre quarti e alla fine mi si è spezzata la lenza. Non ho parlato per mezzora. Nel frattempo avevo bidonato tutti. Ho perso pesce e serata.» Oltre il danno la beffa (n.d.r)

Pensi che la pesca sia un hobby accessibile a tutti o che sia più adatto a certe categorie di persone? Che so, quelli particolarmente pazienti, sensibili, meditativi, impulsivi…

«È uno sport di sinistra!» (ride)

Quali sono tre aggettivi che ti descrivono come pescatore?

«Acuto, reattivo, camaleontico.»

Pescare fa rima con?

«Pasturare.»

Qual è il pescatore che ammiri di più e se esiste, descrivici colui che ti ha dato le abilità tecniche per praticare l’attività.

«Sampei. Oltre a lui nessuno.»

Sappiamo che da poco ti sei guadagnato la licenza di pesca, pensi che sia giusta la sua esistenza o pensi che si debba liberalizzare la pesca e abolire queste ‘caste’?

«La pesca per lo stato ha dei costi. Quindi è giusto pagare. La cosa da abolire è il bracconaggio, è la morte della pesca.»

Qual è il pesce più grande che tu abbia mai pescato?

«L’ho chiamata Lenin. Carpa a specchio da 11 kg (il posto in cui l’ho pescata è segreto).»

E ora Renato, 50 anni, di Ingropesca, il famoso negozio di Parma specializzato nella vendita di articoli per la pesca. Tra canne, mulinelli e ami ci ha raccontato la sua passione.

Quando è nata la sua passione per la pesca?

«Nel ’67, provando con amici.»

Come viene visto questo hobby a Parma? Pensa che sia una città in cui la pesca è particolarmente sentita?

«Sì, è particolarmente sentita.»

A che età ha iniziato a Pescare?

«Sedici anni.»

Che consigli darebbe ad un giovane che si avvicina a questo mondo? Qualche tecnica particolare da insegnare ai nostri lettori?

«Tecnica in fiume con galleggiante, tecnica ‹alla bolognese›. »

Quali sono gli oggetti che non devono mancare ad un bravo pescatore?

«L’attrezzatura, l’abbigliamento adatto, gli stivali, occhiali e cestino.»

Dove sono i luoghi migliori per pescare nei dintorni di Parma?

«Basso Taro, Po, Pedemontana.»

Qual è l’articolo più venduto nel suo negozio?

«Filo.»

Pensa che la pesca sia un attività adatta ad ogni età?

«Certo.»

C’è qualche aneddoto o episodio particolare che ci vuole raccontare? Qual è il pesce più grande che abbia mai pescato?

«Trota marmorata di 7 kg l’ho pescata in trentino.

Più che un aneddoto, vi racconto una curiosità: quando ci sono le competizioni nazionali, di solito stravincono gli inglesi. Questo succede perché loro sanno come si comporta il pesce. Conoscono le sue abitudini alimentari, la temperatura dell’acqua ecc. Magari hanno attrezzatura non avanzata, hanno canne mediocri ma loro sanno esattamente tutto di pesci. Questa è la grande differenza tra noi e loro.»

Come è la stampa specialistica in questo settore?

«Piuttosto statico come panorama. Spesso non c’è uno studio attento alla base. Se vai in edicola e compri tre, quattro riviste di pesca vedi che dicono tutte le stesse cose e c’è la stessa pubblicità. Nessuno parla di cose differenti, anche un editore avrebbe interesse a pubblicare qualcosa di nuovo. Si parla di tecnica di pesca e si tralascia il pesce, cosa che invece non fanno gli inglesi.»

La prossima testimonianza è quella di Marco, 29 anni, che oltre ad essere un appassionato, pratica la pesca a livello agonistico.

Raccontaci quando e come è nata la sua passione per la pesca?

«Avevo 5 o 6 anni. »

Come viene visto questo hobby a Parma? Pensa che sia una città in cui la pesca è particolarmente sentita?

«Qualche anno fa sicuramente era molto sentita. Adesso c’è stato un calo, come in altri sport, ma rimane un settore abbastanza importante.»

Che consigli darebbe ad un altro giovane che si avvicina a questo mondo? Qualche tecnica particolare da insegnare ai nostri lettori?

«È un bel mondo. Sei all’aperto, in contatto con la natura. Una tecnica particolare è ‹la bolognese›, in fiume. È una tecnica nata nei nostri territori.»

Quali sono gli oggetti che non devono mai mancare?

«Bella domanda, togliendo l’attrezzatura di base, direi che è importante tutta la minuteria. Dipende dalla tecnica che si intraprende.»

Dove sono i luoghi migliori per pescare nei dintorni di Parma?

«A parte i laghetti, il Po.»

Pensi che la pesca sia un’attività adatta ad ogni età?

«Sì, ma rapportata ad ogni età. Partire alle 6 del mattino, arrampicarsi in montagna e tornare a casa alle 6 di sera necessità anche di un certo allenamento fisico… non lo possono fare tutti.»

Ogni quanto tempo vai a pescare?

«In stagione quando ho le gare pesco giovedì, venerdì, sabato e domenica.»

Qual è il pesce più grande che tu abbia mai pescato?

«Carpa da 10 kg.»

Cosa provi quando peschi, è rilassante?

«È rilassante se vado a pescare da solo o con un amico, di solito andiamo in montagna. Sei isolato e il telefono non prende. Ma quando ci sono le gare è tutto diverso. C’è molta competizione. Poi se c’è una gara sono in ansia, se va male ne va della credibilità del negozio.»

C’è qualche aneddoto che vuoi raccontarci?

«Due anni fa c’è stato a Spinadesco il mondiale di pesca al colpo. Hanno dominato gli inglesi. In loro c’è la semplicità assoluta, sono essenziali. A Spinadesco si pesca a roubasienne con una canna di 13 metri alla quale si attaccano diverse punte e lenze. Gli italiani avevano 10 punte montate a testa, gli inglese 4. Loro sono l’essenzialità della pesca e non sbagliano. Poi c’è anche da considerare il fattore psicologico: sono abituati a fare certi tipi di gare, fanno gare a soldi. Ci campano loro, ci sono gare da 130-140 concorrenti.»

Grazie a tutti e buona pesca.

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