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Gillian Rilley e Ivan Manzoni i vincitori del Premio internazionale Scritture d’Acqua

Premiazione e cena il 4 dicembre a Fontanellato


Quest’anno il Premio internazionale Scritture d’Acqua viene conferito a Gillian Rilley (Gran Bretagna) e Ivan Manzoni (Italia). Gli iniziatori invitano alla premiazione e alla successiva cena in onore dei due vincitori il 4 dicembre a Fontanellato.

Ivan Manzoni Ivan Manzoni ha una posizione particolare nel panorama della danza contemporanea. Come danzatore prima e poi come coreografo, la cifra del suo lavoro è un’attenzione precisa e quasi maniacale all’estetica del movimento e allo studio del rapporto tra danzatori e macchine, considerate partner e amplificatori delle potenzialità cinetiche del corpo umano.

Nel 1996 dopo avere ricevuto numerosi riconoscimenti (tra cui in Francia il diploma di «Professeur d’Etat» per la danza), Ivan Manzoni abbandona l’attività di danzatore e si dedica alla coreografia e all’insegnamento. Inizia a progettare e realizzare strani congegni meccanici che interagiscano con i suoi danzatori: con lo spettacolo «Materiali resistenti» nasce un nuovo genere attorno a cui si costituisce la compagnia Materiali Resistenti Dance Factory.

Del 1999 è la prima versione di «Waterwall», show d’acqua mozzafiato che continua a riscuotere grande successo di critica e di pubblico in tutto il mondo e che rappresenta la principale motivazione per la quale gli viene conferito Scritture d’Acqua. Premio che vuole anche essere un riconoscimento al contenuto tecnologico e scientifico del lavoro di Ivan Manzoni, che si manifesta pienamente nella ricerca sul lavoro aereo sviluppata negli ultimi anni. Nelle coreografie con cui esplora la dimensione dell’altezza e che lo vedono protagonista di grandi spettacoli. Come i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006; la presentazione della nuova Fiat 500 sempre a Torino nel 2007; la riapertura del campanile di San Marco a Venezia e l’apertura dei Giochi del Mediterraneo a Pescara nel 2008.

Gillian Riley Gillian Riley ha fatto studi storici a Cambridge e insegnato all’Università di Reading, dove con lo studio della grafica ha sviluppato la passione per la gastronomia. Ciò le ha consentito di intraprendere una doppia carriera di designer e di storica del cibo e di partecipare regolarmente ai convegni internazionali come l’Oxford Symposium on Food and Cookery.

Nel 1989, con la traduzione del trattato seicentesco di Giacomo Castelvetro Frutta, erbe e vegetali d’Italia, ha posto le basi di una serie di volumi unici nel loro impianto. Renaissance Recipes (1993), Impressonist Picnics ( 1993), The Dutch Table (1994), A Feast for the Eyes, the National Gallery Cookbook (1997) sono infatti libri nei quali la grande pittura sposa splendidamente l’arte culinaria. Interni di cucina e nature morte, tavole imbandite e trionfi di crostacei, scene di pesca e banchi di mercato sono infatti altrettante occasioni per presentare ricette preziose e menu d’autore.

Inni visivi alla gola nei quali l’acqua è quasi sempre protagonista. Sotto ogni latitudine, ma soprattutto in Italia. Si pensi al pane e alla pizza, ma anche alle zuppe, alla pasta, al riso. Ovvero ai piatti che sono oggi un vanto planetario del made in Italy alimentare, ma che già nelle corti rinasimentali testimoniavano di un primato gastronomico e nel contempo artistico. Come ha recentemente ribadito Gillian Riley nella traduzione del Libro de Arte Coquinaria di Maestro Martino (2004) e in The Oxford Companion to Italian Food (2007): suo ultimo – per il momento – atto d’amore per la cucina italiana.

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