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Una giornata nell’azienda dell’acqua

Visitiamo Emiliambiente a Fidenza e dintorni

di Caterina Kirsten e Alberto Rugolotto


Emiliambiente è dal primo ottobre del 2008 il gestore del servizio idrico integrato per i comuni di Fidenza, Soragna, Busseto, Polesine P.se, Zibello, Roccabianca, San Secondo P.se, Sissa, Trecasali, Fontanella, Colorno e Torrile. L’azienda è stata costituita dalla fusione dei due rami idrici conferiti da: San Donnino la multiservizi che gestisce i servizi pubblici nel comune di Fidenza (distribuzione del gas metano, raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, ecc.); e Ascaa, consorzio di 11 comuni della Bassa Parmense concedente del servizio idrico integrato ad Emiliambiente e ora gestore del patrimonio della società. Dati importanti, considerato che Emiliambiente opera su un territorio che comprende oltre 60.000 abitanti serviti per un totale di più di 32.000 utenti.

La nostra giornata comincia dal nuovo e moderno edificio dirimpetto la stazione ferroviaria di Fidenza. È la sede degli uffici e dello sportello front office per gli utenti di Emiliambiente. All’interno è tutto un susseguirsi di porte e targhette: qui sono riuniti sotto lo stesso tetto gli uffici dei dipendenti di Ascaa, San Donnino ed Emiliambiente, oltre a Comeser, la società che si occupa nella zona di telecomunicazioni, telefonia e banda larga. Nonostante la temperatura esterna sia notevolmente bassa e la nebbia incomba tetra, il clima all’interno della sede è disponibile, nessuno ci vede come rompiscatole di giornata.

I primi ad accoglierci sono la responsabile Sistemi informativi e Qualità Monica Caffarra e il direttore generale, Dino Pietralunga. Dopo averci spiegato le notizie base sull’azienda, prendiamo la macchina per la prima tappa di giornata, l’impianto di captazione di Parola. Qui troviamo anche il responsabile del settore impianti acquedottistici, Angelo Zini. È l’occasione per chiarire un concetto fondamentale. Il ciclo idrico integrato è composto di tre passaggi, di tre fasi: l’acquedottistica e la distribuzione, ovvero il prelevamento dell’acqua dalle falde attraverso impianti di captazione e l’immissione di questa nella rete; la rete fognaria; la depurazione, ossia il trattamento e la pulizia del refluo attraverso impianti e sollevamenti (per creare la pendenza necessaria al transito dell’acqua).

A Parola stiamo vivendo il primo di questi passaggi. È uno dei tre grossi impianti – gli altri sono quelli di Priorato e Parma – che prelevano l’acqua dalla falda sottostante attraverso pozzi incavati nel terreno e poi la stipano in due grosse vasche chiuse. I pozzi sono due, altri quattro sono presso il fiume Taro a Noceto. A vederli dal vivo, vengono quasi i brividi. «La nostra zona è ricca di falde – ci spiega il responsabile Zini – in particolare in prossimità dei fiumi, dove uno strato di ghiaia prima e uno di argilla poi hanno creato nel tempo queste concentrazioni d’acqua». Pompe da 3.000-30.000 euro spingono l’acqua nelle vasche grazie a due batterie e poi nel territorio. I dati sono monumentali: sono 4-5 i milioni di metri cubi d’acqua prelevati dalla falda dalla centrale di Parola, 14-15 nel totale degli impianti. E noi comuni cittadini manco ce ne accorgiamo. Una volta pompata dal sottosuolo, quest’acqua necessita di pochissimi altri interventi, come descrive Zini: «La qualità in questa zona è molto alta, utilizziamo il biossido di cloro come reagente per disinfettarla anche se non servirebbe. L’unico problema sono i nitrati ma, oltre ad essere ampiamente sotto i limiti di legge, sono un pericolo esclusivamente per gli elettrodomestici». Chi dice che qui l’acqua sia molto dura, perché di ricca di calcio, beh, ha ragione.

Anche la sicurezza vuole la sua parte. Il direttore Pietralunga, arrivato forse alla quinta sigaretta di giornata (sono le 10 del mattino), dipinge un quadro generale: «Siamo dotati di un sistema di telecontrollo e di una disponibilità 24 ore su 24, l’ATO di Parma è il nostro organismo di controllo. Gestione e investimento degli impianti, ed energia elettrica per alimentarli, sono finanziati solo con i ricavati delle tariffe. A questo proposito, stiamo lavorando in ottica di unificazione della tariffa entro il prossimo anno. L’acqua nel 2012 sarà pagata circa un euro e 80 al metro cubo».

La seconda meta della giornata è al depuratore di Busseto, uno dei venti impianti che trattano l’acqua sporca proveniente dalla rete fognaria: una struttura di cemento grigio, collocata accanto alla strada provinciale, dove la gente passa ogni giorno in macchina senza farci mai caso. E invece svolge una funzione fondamentale nella nostra vita quotidiana: tratta e quindi pulisce l’acqua di scarico raccolta nella fognatura, trasportata nel depuratore e poi riconsegnata all’ambiente.

La rilevanza che l’impianto assume nella nostra vita – e viceversa l’impatto che il nostro modo di vivere ha sul ciclo dell’acqua – ci viene spiegata dalla responsabile del settore depurazione, Alberta Colavito, non appena saliti su una piattaforma da cui si scruta tutta l’area. Essa comprende una decina di sezioni che l’acqua percorre in attesa di essere pulita. Una volta trasportata dalla fognatura nel depuratore, l’acqua passa per due griglie che tolgono le parti grossolane, come le bottiglie (ma sono stati trovati anche tubi, assi di legno, reggiseni) e quelle più fini. Ed è proprio in questo passaggio che il comportamento del cittadino gioca un ruolo essenziale: ogni cosa che si butta nella fognatura aggiunge costi al processo di depurazione – costi che in fin dei conti giacciono sugli stessi cittadini. Infatti, il destino dei rifiuti, insieme all’energia elettrica, sono le due voci principali nella spesa del depuratore. Ogni giorno vengono smaltiti 140 metri cubi di rifiuti, a cui si aggiungono poi i costi del loro trasporto.

Il discorso sulla responsabilità del cittadino vale anche per i passaggi successivi. Ad esempio quando arriviamo alla parte biologica del trattamento dove sono gli stessi batteri a pulire l’acqua in cui vivono. Si tratta di un processo naturale di depurazione svolto e massimizzato in velocità all’interno dell’impianto. Esso viene però disturbato quando la gente versa nella fognatura certe sostanze dannose, come gli acidi, che uccidono i batteri: purtroppo gli scarichi di fogna sono tanti e non sempre noti e dunque difficilmente controllabili. Di conseguenza, «al di là del controllo degli impianti ci vorrebbe – sottolinea Alberta Colavito – un’educazione ambientale dei cittadini: innanzitutto per proteggere l’ambiente, ma in secondo luogo anche per alleviare il portafoglio della stessa popolazione».

Dopo mezz’ora scendiamo dalla piattaforma, la testa piena di meccanismi tecnici e di racconti di processi fisici, biologici e chimici, la coscienza allarmata e gli stomachi vuoti. Ritroviamo l’intera azienda al pranzo, un buffet abbondante: un piccolo festeggiamento in occasione dell’ottenimento del certificato ISO 9001 per alcuni impianti (i depuratori di Busseto e Roccabianca ad integrare la certificazione che comprendeva già il servizio idrico e il depuratore di San Polo). Di fronte a una trentina di dipendenti che sorseggiano caffè o limoncello, ha parlato il presidente Amedeo Tosi, ribadendo la mission di Emiliambiente e la necessità di uno spirito di gruppo. Poi anche lui si dedica alla torta di frutta.

È venerdì pomeriggio, i colleghi si salutano e partono per iniziare il weekend. Noi intanto prendiamo un ultimo caffè nel bar sotto l’azienda, bevendo l’acqua dall’acquedotto, gestito appunto da Emiliambiente, che ci viene offerta gratuitamente. Ed è così, con un bicchiere di acqua di Fidenza, che concludiamo la nostra giornata nell’azienda dell’acqua.

Leggi gli altri servizi:

» Incontro con Amedeo Tosi, presidente di Emiliambiente
» Una questione di sensibilizzazione
» Acqua dall’acquedotto al Caffè Ramenzoni

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