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Una questione di sensibilizzazione

Emiliambiente promuove l’educazione ambientale dei cittadini

di Caterina Kirsten

Tra un appuntamento e l’altro della nostra giornata in Emiliambiente, andiamo a visitare il distributore pubblico di acqua potabile a Fidenza, il punto «Acqua comune», attivo dal luglio dell’anno scorso. Siamo nell’istante del 1.465.424esimo litro di acqua erogato.

La fontanella comporta un grande vantaggio di convenienza per gli utenti: il rapporto è di 20 centesimi contro 2 millesimi, in pratica 100 a 1. Gli erogatori sono 3, c’è un sistema di allarme. L’acqua prelevata da qui non necessita di ulteriori operazioni. L’unico inconveniente, e solo per alcuni palati, è il retrogusto di cloro: niente di pericoloso tuttavia, basta avere un filtro apposito oppure lasciare una caraffa d’acqua in frigo per un’ora, e il gioco è fatto. Circa 750 sulle 9000 famiglie di Fidenza fanno uso del servizio – un numero abbastanza elevato se si considera che l’iniziativa non è stata resa nota attraverso grandi campagne pubblicitarie, bensì sostanzialmente grazie al passaparola. Quella a Fidenza e un’altra a Soragna sono finora le uniche due «Case dell’acqua» gestite da Emiliambiente, ma l’azienda sta addirittura progettando un modello unico per queste strutture, perché due terzi dei comuni sotto la sua gestione ne hanno già fatto richiesta.

Dunque un settore in sviluppo, sebbene la costruzione e il mantenimento dei distributori pubblici comporti soltanto costi e nessun guadagno finanziario per i realizzatori dell’iniziativa. Il costo della struttura, alimentata da pannelli fotovoltaici, è di 80.000 euro, con un risparmio di circa 1.400.000 bottiglie di plastica. Il direttore generale di Emiliambiente Dino Pietralunga dopo aver incontrato per coincidenza la mamma intenta a rifornirsi ad uno degli erogatori (è una frequentatrici abituale del servizio offerto da Emiliambiente), offre uno spunto importante: «La logica sarebbe: noi mettiamo l’acqua, le istituzioni i costi di gestione. È così nel distributore di Soragna, non qui». Ciò che si ottiene invece è un ritorno di immagine, collegato ad un effetto di lunga durata: il cambiamento delle abitudini dei cittadini: il cittadino risparmia i soldi non soltanto evitando di comprare l’acqua imbottigliata, ma producendo anche meno rifiuti, con effetti positivi per l’ambiente.

Di recente Emiliambiente ha condotto un sondaggio tra i clienti dei due impianti di Fidenza e Soragna, che dimostra come gli utenti dei due distributori siano poco consapevole dell’origine del prodotto che consumano. Quasi tre quarti delle persone in entrambe le località non sa chi ha realizzato le Case dell’acqua. Alcuni suppongono che dietro l’iniziativa ci sia persino il produttore di una qualche acqua minerale. Inoltre, a Fidenza solo il 10% sa da quale fonte proviene l’acqua (il 41% a Soragna): in tanti credono che ci sia una cisterna sotto il distributore. Invece si tratta di acqua dall’acquedotto e quindi della stessa acqua che arriva direttamente nella maggior parte delle case. Ma i cittadini continuano a coltivare un certo scetticismo nei confronti dell’acqua dal rubinetto, non sapendo che in realtà non servirebbe altro che un semplicissimo filtro per ottenere la stessa qualità di quella che viene garantita da «Acqua comune». Essa è infatti valutata dalla stragrande maggioranza (93-94%) buona o ottima. «La qualità della falda acquifera del territorio è buona, superiore alla media – conferma il responsabile dell’acquedottistica di Emiliambiente Angelo Zini – e non ci sono problemi di inquinamento».

Più volte in questa giornata è emersa la questione della sensibilizzazione intorno alle tematiche ambientali – l’inquinamento, la sostenibilità, il risparmio. La conclusione è sempre la stessa: la gente non è cosciente dell’impatto delle sue azioni sull’ambiente e tanto meno conosce delle strategie per proteggerlo. Tutti i dipendenti di Emiliambiente con cui ci siamo intrattenuti, a partire dal presidente Amedeo Tosi, hanno concordato sul fatto che ci vorrebbe una educazione ambientale della e alla cittadinanza. Non a caso l’azienda sostiene dei progetti che si propongono di diffondere una maggiore consapevolezza tra i cittadini, come il nostro giornale o il Premio Internazionale Scritture d’Acqua. Inoltre ha l’intenzione di tenere nel prossimo anno un convegno proprio su questa problematica.

Ma per cambiare il rapporto della popolazione con l’ambiente in una prospettiva a lungo termine la sensibilizzazione deve cominciare a partire dai piccoli passi. Una necessità che è stata accolta anche dall’azienda: Ascaa, la società che prima della creazione di Emiliambiente gestiva il ciclo idrico nella Bassa Parmense, ha lanciato e finanziato nel passato varie campagne di sensibilizzazione all’interno delle scuole elementari, come il percorso didattico naturalistico nell’area del parco pozzi di Priorato l’anno scorso. Oppure l’iniziativa del 2006 sul risparmio irdrico: l’idea era quella di coinvolgere ed educare i bambini attraverso il gioco, invitandoli a un viaggio virtuale in un mondo senz’acqua. Titolo del progetto: «Cucù l’acqua non c’è più».

Alberta Colavito, responsabile del settore depurazione, ci racconta un aneddoto significativo: un giorno suo figlio ha gettato la buccia di un mandarino fuori dal finestrino della macchina, lei gli ha detto che se tutti facessero così il mondo sarebbe un’enorme discarica. Il figlio ha compreso. Lei stessa ribadisce: «Bisogna soltanto che qualcuno si metta a spiegarlo ai bambini».

Leggi gli altri servizi:

» Una giornata nell’azienda dell’acqua
» Incontro con Amedeo Tosi, presidente di Emiliambiente
» Acqua dall’acquedotto al Caffè Ramenzoni

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