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Oggi come nel Medioevo. Firenze scopre l’arte dei lanaioli

L’Unesco lancia un nuovo progetto: coniugare conoscenza e innovazione. E le Gualchiere di Remole diventano patrimonio dell’umanità

di Fabiana Nisi

(fonte immagine)

Per uno strano caso del destino il bidello Mario e l’insegnante Saverio scoprono di trovarsi nel passato. Era il 1984 quando Massimo Troisi e Roberto Benigni resuscitavano nel film Non ci resta che piangere la Firenze del Quattrocento. Ma quella era un’altra storia. Pura finzione cinematografica che oggi potrebbe diventare realtà, o quasi. Occorre solo un po’ di fantasia e qualche spicciolo (5 miliardi di euro!) che l’Unesco in collaborazione con la Regione toscana, gli enti locali e qualche fondazione si impegna a stanziare per riportare in vita le Gualchiere di Remole, lo storico opificio tardo-medievale situato nel comune di Bagno a Ripoli, sulla riva sud dell’Arno. Il progetto è ambizioso. Presentato l’11 luglio scorso in occasione della Conferenza internazionale sulle Conoscenze tradizionali, esso si propone di integrare il recupero di antichi saperi con le moderne tecnologie.

Le Gualchiere, strutturate in modo da sfruttare al massimo la forza motrice generata dall’acqua del fiume, testimoniano lo sviluppo raggiunto dalla manifattura laniera fiorentina in epoca tardo-medievale. Inizialmente di proprietà della famiglia Albizzi, lo splendido edificio fu acquistato nel 1541 dall’Arte della Lana che lo conservò fino alla seconda metà del ‘700 quando le Gualchiere entrarono a far parte dei beni di Santa Maria del Fiore. Oggi, appartengono a Palazzo Vecchio. Una gestione piuttosto discussa quella del Comune di Firenze, dato lo stato di degrado in cui da anni versa l’edificio che dopo aver cambiato varie destinazioni d’uso, negli anni settanta è stato abbandonato definitivamente. Ma per fortuna l’intero complesso originario è rimasto sostanzialmente inalterato. Sono ancora visibili infatti le due torri merlate e il corpo centrale che ospita al piano superiore le macchine idrauliche e i mulini. L’edificio con i suoi canali di scarico e carico dell’acqua era dotato di un porticciolo (distrutto dall’alluvione del 1966) per l’approdo dei traghetti che nel Medioevo arrivavano dall’Arno portando la lana da trattare. Stando al progetto, le ruote idrauliche che un tempo sfruttavano la forza motrice del fiume, rendendo celebre la «gualcatura», il processo che conferiva alla lana compattezza, morbidezza e impermeabilità, potrebbero essere sostituite da turbine idrauliche.

«Le Gualchiere per secoli hanno rappresentato uno dei punti di forza della manifattura toscana, un impianto industriale capace di sfruttare la forza dell’acqua. Ora quel progetto può rinascere su nuove basi, grazie ad un accordo che mette insieme Regioni, enti locali, Unesco e fondazioni», ha dichiarato il presidente della Regione toscana, Claudio Martini. La posta in gioco è alta. Come ha ribadito anche il sindaco di Bagno a Ripoli si tratta di incrementare il turismo, la secolare risorsa di Firenze. L’energia prodotta dall’acqua dell’Arno dovrebbe assicurare il movimento di barche elettriche e a quel punto i milioni di turisti che ogni anno si riversano nella capitale fiorentina potranno immergersi nelle colline dell’Arno e visitare quello che sembra destinato a diventare il centro della conservazione delle conoscenze tradizionali.

Il progetto, caldeggiato fortemente da Pietro Laureano, architetto e urbanista consulente dell’Unesco, fondatore e coordinatore dell’Istituto internazionale delle conoscenze tradizionali, prevede la musealizzazione delle Gualchiere che ospiteranno inoltre la Banca Mondiale delle conoscenze tradizionali, organismo promosso da Onu ed Unesco per il recupero, la difesa e l’uso innovativo dello sterminato patrimonio di culture e di tecniche che nei secoli hanno permesso la vita e lo sviluppo di intere popolazioni. «L’umanità ha mantenuto la memoria del suo sapere per millenni e rischia di perderla proprio ora, nel momento in cui ne ha il massimo bisogno per contrastare l’avanzata del mutamento climatico», ha sostenuto il consulente Unesco. ricreazioni, modelli, banche dati e multimedialità saranno l’anima pulsante del centro che avrà come presidente onorario il premio Nobel Vandana Shiva. Ci vorranno tre anni di lavoro per il restauro dell’intero edificio. Ma Firenze riparte. Orgogliosa e sfrontata. Come sempre al centro del mondo.

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