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Foglio d’album

di Diego Landi


Come fu che la Compagnie delle Indie salvò un vascello con un po’ d’olio di ulivo

Il 15 gennaio del 1770 Mr. Tengnagel, ufficiale della Compagnia delle Indie, scriveva al Sig. Conte di Bentick: «Vicino alle Isole Paolo e e Amsterdam abbiamo sofferto una tempesta, la quale non ha avuto nulla di straordinario che meritasse di esservi comunicato, se non che il nostro Capitano fu costretto a spargere olio in mare per impedire alle onde di rompersi contro del vascello; il qual ripiego ebbe forza di conservarci, ed ha prodotto buonissimo effetto. Siccome non se n’è versata che una picciola dose a ciascuna volta, la Compagnie delle Indie, ha forse salvato il suo vascello con la spesa di soli 120 galloni (960 libbre) d’olio d’ulivo. Io fui presente al fatto, e non vi avrei ricordato quella circostanza, se noi non avessimo trovato qui un numero così grande di persone tanto pregiudicate contro quello esperimento, che gli ufficiali che erano a bordo ed io stesso non abbiamo avuto alcuna difficoltà di fare un attestato della verità del fatto».


Liquidi misteriosi e umidi turbamenti, nelle cronache settecentesche di Troyes

Acque e umori interni al corpo umano, liquidi misteriosi e umidi turbamenti: le cronache mediche d’ogni tempo sono piene di fatti strani . È il caso descritto nel 1777 in una «Relazione d’una fanciulla che tramanda dalla mammella sinistra un umore limpido come l’acqua e in somma copia». Si trattava di una fanciulla di Troyes «in Sciampagna» che dall’età di undici anni «cominciò nel 1769 a provar delle nausee e de’ dolori di viscere accompagnati da qualche svenimento». Si notò, allora, «uno scolo leggero di un liquor limpido e chiaro dalla mammella sinistra. All’indomane lo sgorgo fu tale che passò in meno di tre ore i piumaccioli a otto doppi che le erano stati posti, e insieme pure le vesti».

Furono chiamati a consulto dottori e specialisti; il liquore fu studiato, ma l’analista «non v’ha potuto scoprire mescolanza nessuna»: era acqua, nient’altro che acqua. Si cercò nella letteratura scientifica e «nella magnifica biblioteca del sig. Marchese di Paulmy» si trovò un’opera intitolata Les trois Merveilles «stampata in caratteri gotici nel 1532 in cui si fa menzione di una fanciulla della Romagna dell’età di sette in otto anni, che tramandava un liquido limpido dalle mammelle senza alcun condotto o pertugio visibile». Essa «ne versava talvolta fino a tre pinte al giorno».

Altri fatti simili vennero poi ricordati dal «Sig, Coquereau Medico della Facoltà di Parigi» che li aveva saputi dal «Sig. Thieffet Decano del Collegio de’ Medici di Troyes». Ma il caso più strano fu quello di un vignaiuolo, tale Martinet della parrochia di S. Thierri presso Reims. «Corporatura rozza, grasso, di temperamento melanconico e gran mangiatore tramandava dalla mammella sinistra un liquore lattiginoso». La sua mammella «arrivò a eguagliare quella d’una Nutrice».

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