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Memoria d’acqua, acqua come memoria

di Barbara Assandri


(fonte immagine: dipinto di Diane Widler Wenzel)

La memoria dell’umanità intera è racchiusa nell’acqua, sostanza centrale per l’origine del nostro pianeta, la cui evoluzione ha attraversato un lungo percorso di ‘emersione’. L’acqua è anche il mezzo in cui si sviluppa ogni essere umano, se pensiamo che la nascita è preparata attraverso una lunga gestazione acquatica. Le prime forme di vita apparvero infatti oltre tre miliardi di anni fa nelle vastità oceaniche: si trattava di cellule semplicissime, che continuarono a svilupparsi nel corso dei millenni, generando organismi sempre più complessi e differenziati, fino ad arrivare ai primati e all’uomo.

L’acqua è l’elemento naturale maggiormente presente nel nostro pianeta, ed è allora inevitabile che ci influenzi significativamente sia sul piano biologico che su quello psichico. Per il suo essere instabile, per il suo legame con la ciclicità, la fecondità, la purificazione e la nascita, la psicoanalisi la associa alla femminilità e alla maternità e la identifica come simbolo prototipico dell’inconscio, sede della memoria e della rimozione. Nel suo saggio Gli archetipi dell’inconscio collettivo lo psicologo analitico C. G. Jung stabilisce uno strettissimo rapporto tra l’Anima dell’uomo e l’acqua, immagine del proprio essere più profondo e vero.

Questa è infatti custode di una memoria collettiva che, per la sua comunanza all’umanità intera, è divenuta archetipo essa stessa, matrice di una tradizione che è trasversale a popoli, luoghi, culture. Ad esempio per gli Zuni, tribù nativa del Nordamerica, gli antenati risiedono in un villaggio situato nelle profondità di un lago. Secondo la leggenda, il primo essere umano giunse da quattro caverne del mondo sotterraneo, dette le Regioni Basse. Allora la superficie della terra era un luogo spaventoso, ricoperto dall’acqua, sconvolto da terremoti e pieno di animali da preda. I Figli del Sole, senza alcuna pietà per gli esseri umani, seccarono e indurirono la terra con frecce lampeggianti, poi toccarono gli animali per rimpicciolirli e trasformarli in pietre. Gli animali sfuggiti furono gli antenati degli animali attuali.

Così come l’acqua è simbolo di nascita per ogni filosofia e religione, per le cosmogonie e le costruzioni mitologiche di ogni comunità, essa è sua volta depositaria di memoria, conserva traccia di tutte le trasformazioni che ha subito nei vari passaggi.

Gli affascinanti studi in materia sembrano avvalorare alcune teorie che fanno capo a discipline centrate proprio sulla capacità dell’acqua di trattenere informazioni. È possibile considerare l’acqua come dotata di capacità mnestiche? Sembra suggerircene la possibilità la specifica conformazione geometrica disposta a tetraedro che l’acqua assume, e per cui le sue molecole possono assumere varie forme che concorrono alla costruzione di strutture diverse di volta in volta.

È lo studioso giapponese Masaru Emoto ad aver dato prova empirica di tale fenomeno grazie alle sue fotografie dei cristalli d’acqua che hanno fatto il giro del mondo. Dopo aver messo a punto una particolare tecnica di refrigerazione, egli cominciò infatti ad esaminare e fotografare diversi tipi di acqua, provenienti da condizioni e contesti differenti, come sorgenti, laghi, paludi, ghiacciai. Quindi gli venne l’idea di esporre l’acqua alle vibrazioni della musica, delle parole (pronunciate o anche soltanto scritte sulle bottiglie dei campioni d’acqua) e persino dei pensieri. I risultati dei suoi esperimenti mostrano che i cristalli d’acqua, così trattata, cambiano struttura a seconda dei messaggi che ricevono. Al maggior o minor equilibrio della realtà con cui l’acqua viene a contatto corrisponde un livello di organizzazione del cristallo più o meno armonico. L’acqua trattata con parole ‘positive’ forma dei cristalli bellissimi, simili a quelli della neve; l’acqua trattata con parole ‘negative’, invece, reagisce, creando forme amorfe e prive di proporzione geometrica.

La teoria della memoria dell’acqua è anche alla base dell’omeopatia, scienza che condivide alcuni principi della tradizione antroposofica e degli studi sulla biodinamica applicati nell’agricoltura. Infatti nella preparazione dei rimedi omeopatici dosi piccolissime di una sostanza vengono messe in contatto con le molecole dell’acqua tramite agitazione e diluite ed agitate ancora tante volte fino a che il componente attivo non diviene reperibile neanche in tracce. Più è alta la diluizione, anzi, più è potente l’effetto del preparato omeopatico. Lo stesso vale per i preparati utilizzati nell’agricoltura di tradizione steineriana, nei quali la diluizione di piccole parti di prodotto si estende a tutta l’acqua con cui esso viene in contatto.

Senza pretese di scientificità o incontrovertibilità dei dati, tutto ciò rappresenta indubbiamente una prova del profondo fascino che le proprietà dell’acqua esercitano ancora su di noi, sia quando consapevolmente strutturiamo studi ed esperimenti, sia quando deleghiamo al sogno o al mito i contenuti ‘acquei’ della nostra mente.

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