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L’utilizzo dell’acqua nel parto

di Manuela Ribolla


(fonte immagine: Kathryn Gaitens)

Tutti conosciamo i benefici portati dall’acqua e tutti sappiamo che senza questo elemento nessuna forma di vita potrebbe esistere. Ma c’è di più. Noi donne viviamo l’esperienza più bella e naturale del mondo, la nascita di un bambino, una nuova vita che scaturisce da noi e che per nove mesi vive dentro al nostro corpo, che lo nutre e lo custodisce gelosamente. Ed è proprio in quella circostanza che l’acqua ci può aiutare, è in quel momento così magico e speciale che possiamo fruire di tutti i suoi vantaggi. Grazie al parto in acqua.

Questo metodo (in inglese «water birth») è un fenomeno relativamente recente in Occidente. Nel 1960 il ricercatore russo Igor Charkovsky condusse degli studi riguardo i benefici e la sicurezza di questo metodo; nello stesso anno il francese Frédérick Leboyer sviluppò la pratica di immergere i neonati nell’acqua calda per aiutarli nel passaggio tra l’utero e il mondo esterno e per attenuare i possibili traumi psicologici derivati dalla nascita. Ma i vantaggi riguardano anche la madre: l’acqua è rilassante e facilita il parto riducendo la secrezione di adrenalina causata dal dolore e dalla paura; inoltre, stimola il rilascio delle endorfine (sostanze naturali con effetto analgesico e rilassante) e aumenta l’elasticità del perineo riducendo la necessità di ricorrere all’episiotomia.

Il rapporto bioenergetico con questo elemento favorisce il contatto interiore e profondo della partoriente, infatti solo l’assenza di stimoli dell’ambiente esterno può permettere lo stato di concentrazione e introspezione, essenziali durante il parto. È in questa condizione di contatto completo (corpo-psiche-anima) che si ottiene la produzione delle endorfine sopra citate e degli ormoni che regolano le fasi del travaglio.

L’ossitocina viene prodotta dall’ipofisi, piccola ghiandola posta sotto gli emisferi celebrali, ed è quindi la porzione più antica del cervello a regolare le fasi del parto: è per questo motivo che gli stimoli esterni, sollecitando la corteccia, inibiscono i processi neurochimici. Dall’osservazione dei parti in acqua si sono evidenziate delle situazioni costanti: riduzione della componente dolorosa, del tempo del travaglio e diminuzione delle episiotomie (per il maggior rilassamento della muscolatura del perineo).

E c’è anche la componente della privacy materna: in acqua gli operatori sono ‘fuori’, gli interventi sanitari si riducono e diventa così improbabile che la madre si ritrovi il dottore che spinge con il gomito sulla sua pancia (manovra Kristeller). I vantaggi per il nascituro, com’è facilmente comprensibile, derivano dallo stato favorevole vissuto dalla madre. Sfatati i pregiudizi legati a fantomatici rischi igienici, il parto in acqua è diventato una delle opportunità a disposizione di mamma e bambino, anche se non è possibile ovunque: in Italia le strutture ospedaliere che lo praticano si trovano prevalentemente nel centro-nord.

In merito alla possibilità per il nascituro di inalare acqua al momento del parto, non sussiste nessun tipo di pericolo perché il riflesso apneico è perfettamente attivo e la percezione della presenza del liquido inibisce la respirazione. Inoltre nel caso in cui l’acqua entri nel cavo orale, il riflesso faringeo stimola la deglutizione. In ogni caso, al momento della nascita, l’ostetrico sorreggerà il piccolo in superficie detergendo il viso e aspirando le mucosità presenti nel cavo orale con un piccolo sondino.

L’immersione della gestante avviene solo nella fase del travaglio attivo, quando la trasformazione del collo uterino è già completa ed è iniziata la dilatazione con la presenza di contrazioni efficaci e regolari. Questa condizione è adottata per evitare l’effetto sedante e ritardante dell’acqua calda nella fase iniziale del travaglio. È comunque opportuno segnalare che questa metodologia non è applicabile nei casi in cui siano presenti importanti patologie materne o fetali (ipertensione arteriosa, iposviluppo fetale, ecc.).

Si ricorda spesso, e giustamente, l’importanza fondamentale per la nostra vita di questo elemento. Ma l’acqua aiuta non solo a vivere, anche a nascere. L’acqua è fonte di vita.

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