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Acqua tra mito e religione

di Guglielmo Trupo


(fonte immagine)

Un tema trattato e bistrattato come l’acqua non ha assolutamente bisogno di alcuna presentazione. Tutti sanno infatti quale ruolo l’acqua abbia giocato e quale parte giochi tutt’ora nella nostra società. Un bene primario, indispensabile, vitale e anche ‘salvifico’, almeno nella maggior parte delle culture occidentali e non solo. Abbiamo visto molti esempi in diverse aree geografiche di come l’acqua venga utilizzata anche per scopi originariamente lontani dalla sua natura, dal suo impiego, dalla sua usuale sfera di influenza. Ad esempio le prime civiltà sono nate presso i corsi d’acqua, basti pensare al Tigri e all’Eufrate nella Mesopotamia lungo i quali nascono civiltà come Assiri e Babilonesi. L’acqua è essenziale per l’uomo primitivo che vive a strettissimo contatto con la natura e che pertanto è portato a considerare quest’elemento come se fosse circondato da un aurea divina. L’acqua è difatti un elemento che si offre a molti contesti: domestici, terapeutici, igienici, sacri, profani, mitologici.

Desidero effettuare una breve disamina sull’utilizzo che gli antichi facevano dell’acqua, dal ‘profano’ all’ambito religioso, un bene prezioso e imprescindibile la cui storia è tanto lunga almeno quanto quella dell’uomo e che ricorre spesso nell’immaginario comune. Ad esempio nella maggior parte dei miti, delle leggende e dei riti che si sono tramandati nei millenni in tutte le culture, l’acqua costituisce il principio essenziale della creazione. Non solo. Il ventaglio allegorico si arricchisce sempre più e in maniera diversa man mano che ci si ‘trasferisce’ da civiltà a civiltà. La fanciulla nel giardino tra le acque, la fanciulla custodita dal mostro marino, il viaggio dell’eroe tra le acque popolate dai mostri, sono episodi che conducono al tema dell’acqua come simbolo dell’anima. Compare nelle favole, con vari significati; in fondo ai laghi ci sono castelli incantati, dove gli eroi compiono viaggi iniziatici e trovano tesori o principesse, mentre le fontane danno vita ad immagini di fanciulle.

L’acqua è anche elemento che dà vita. Tra i quattro elementi è sicuramente quello più circondato da un forte valore simbolico, perché è legato all’origine della vita, perché è presente dappertutto, perché genera e rigenera, si lega alle pratiche religiose di molte culture, è legato alla storia dell’uomo. Ad esempio per i popoli che si affacciano sul Mediterraneo le acque dolci, indispensabili e benefiche, generano sempre stupore, poesia, miracolo. Le più belle espressioni tramandate nel tempo sono legate al verdeggiare della natura attorno alle sorgenti o alla sacralità dei pozzi. Non è così per i popoli del Nord Europa in cui l’acqua, essendo una caratteristica fondamentale dei loro paesaggi, lacustri e paludosi, legati al freddo e al grigio plumbeo del cielo, evoca sensazioni cupe e misteriose e appare associata ai temi dell’inganno e della dissoluzione. Anche nell’area mediterranea l’acqua ha una valenza negativa, legata alla morte e al mistero. Nelle profondità marine si nascondono esseri mostruosi, Scilla e Cariddi dell’Odissea, ad esempio. Sempre restando nel contesto poetico-mitologico, Esiodo invita a rivolgersi agli dei prima di attraversare il mare. Per la civiltà classica, per Greci e Latini, l’acqua rappresenta i misteri della vita, dove nascita e morte si intrecciano; dove sorgono le sorgenti sorgono molti oracoli famosi dell’antichità, indispensabili per un uomo greco.

Quindi l’acqua associata al potere della profezia. Il mito della Creazione degli indiani Yuki narra che in principio tutto era acqua e che dalla schiuma uscì la voce e il canto del Creatore. Nei miti celtici caldaie, pentole, calici magici donatori di immortalità sono rinvenuti nei fondali marini. In questo caso l’acqua costituisce un banco di prova per i vari eroi chiamati a superare gli ostacoli. Per gli alchimisti del Medioevo, periodo in cui ogni cosa è soggetta a diverse interpretazioni, epoca in cui un oggetto ha più di una valenza, dal punto di vista allegorico, l’acqua è ciò che scioglie tutto, un elemento ricchissimo di magia. Il suo potere magico e misterioso è in grado di rigenerare persone, luoghi, situazioni. In maniera particolare l’acqua che sgorga dalla terra assume un valore sacrale, poiché è l’elemento primordiale che deriva dalla terra concepita come madre feconda e divina.

L’acqua nel pensiero simbolico è legata ad altre due importanti metafore: l’albero e il giardino. È infatti considerato un sacrilegio tagliare un albero da frutto o chiudere una sorgente. Acqua e albero sono presenti nelle visioni di Ezechiele o nell’Apocalisse. Il Paradiso Terrestre e il Paradiso coranico sono ricchi di acqua pura. A proposito di Paradiso, si entra nell’ambito religioso e anche in esso l’acqua è un elemento fondamentale. Abbiamo visto finora la valenza assunta nel corso della storia dal bene più prezioso, soprattutto in ambito mitologico-pagano, in cui vediamo l’acqua essere elemento rigenerante, elemento distruttivo, legato al mistero, legato alla vita. In ambito religioso, ed è questa valenza comune in quasi tutte le confessioni, l’acqua assume un valore purificatore. Come infatti pulisce materialmente, è l’acqua in grado di ‘lavare’ l’anima dal peccato. Per gli egiziani l’acqua era un simbolo che si limitava alle ‘liberazioni’, ad esempio offerte di bevande versate a scopo sacrificale, e alle abluzioni, atti liturgici che si compiono a scopo di purificazione. Per questa popolazione ad esempio, l’acqua era il frutto di Osiride, sinonimo di due grandi entità: il Nilo, l’acqua delle inondazioni, e il Nun, l’acqua della vita. Il Nun era infatti l’oceano primordiale da cui erano nate tutte le forme di vita. In India e nei paesi del sud est asiatico si è soliti aspergere le statue e i fedeli con dell’acqua benedetta prima della preghiera. In questo paese l’acqua svolge una funzione importantissima nelle cerimonie e nei pellegrinaggi. Ad esempio il bagno in uno stagno sacro fa parte di un rito purificatorio; il fiume sacro è il Gange, le cui acque hanno un potere senza eguali per gli induisti.

Per la religione ebraica al momento della creazione lo spirito di Dio aleggia sulle acque. L’acqua è in ogni caso una manifestazione di Dio, ma può essere creativa o distruttiva e quindi sorgente di vita ma anche di morte. Le acque sono al principio e alla fine di avvenimenti di portata cosmica. Tutto l’Antico Testamento esalta il segno di benedizione dell’acqua: il Diluvio e il passaggio attraverso il Mar Rosso segnano la sua forza distruttrice ma anche la rinascita dell’umanità. Per la religione Cattolica ad esempio il rituale del Battesimo, esprime bene il significato rigeneratore e di purificazione. Oltre a questa funzione purificatrice, l’acqua ha anche una funzione ‘salvatrice’ e lo testimonia proprio il sacramento del Battesimo: «chi attinge alla fonte di Dio non avrà mai sete».

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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