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Un pomeriggio di canottaggio al Circolo Leonida Bissolati di Cremona

Intervista all’allenatore Gigi Arrigoni

di Barbara Venturini


(fonte immagine: National Geographic)

Il canottaggio è uno sport poco pubblicizzato ma tra i più antichi: la prima regata vera e propria (indipendente, quindi, da esigenze di trasporto o di guerra) si disputò a Venezia nel 1513. All’interno del panorama europeo, la Gran Bretagna è sicuramente il Paese dove storicamente si sono svolte le competizioni più famose, soprattutto tra le otto maggiori università (Oxford e Cambridge in prima linea), iniziate già a partire dal 1829.

Nel febbraio 1888, su iniziativa di alcune società torinesi, nacque la Federazione Italiana Canottaggio (il cui nome originale era Rowing Club Italiano, trasformato poi in FIC negli anni Quaranta): il nuovo ente, che radunava tutte le società della penisola, sorse proprio con l’obiettivo di aiutare e di sostenere lo sviluppo di tale sport. Il neonato Club italiano si impegnò per organizzare fin da subito un Campionato d’Italia, che si disputò ufficialmente nel settembre dell’anno successivo nelle acque del Lago Maggiore (nella località di Stresa). Nel 1893 l’Italia si attivà per organizzare la prima manifestazione dei Campionati d’Europa, che si svolsero regolarmente fino al 1973. La partecipazione femminile ai Campionati iniziò solo nel 1954; venti anni dopo si aprirono le gare mondiali e nel 1976 le Olimpiadi.

Gigi Arrigoni è allenatore dei canottieri del circolo Leonida Bissolati di Cremona. Il suo legame con il canottaggio è iniziato all’età di quattordici anni all’interno delle strutture del circolo di cui ora è allenatore. Dal 1975 allena i giovani canottieri e dal 1995 fa parte dello staff della nazionale: fino al 2000 ha preparato il gruppo junior; dal 2001 fino ad oggi si occupa del settore olimpico, nella categoria dei pesi leggeri (70 kg per i maschi e 57 kg per le donne).

Signor Arrigoni, che tipo di sport è il canottaggio? In cosa si differenzia dalla canoa?

«La canoa è un’imbarcazione in cui si è seduti, si ha in mano una pagaia e si va in avanti; il canottaggio si pratica con la barca, si impugnano due remi e si va all’indietro. Lo sviluppo e la diffusione del canottaggio sono frenati da problemi oggettivi legati all’attrezzatura: rispetto alla canoa (che può essere tranquillamente trasportata sul portabagagli delle automobili) la barca per il canottaggio, proprio per la sua lunghezza (il singolo misura ben 7,2 metri), necessita di un luogo ampio dove custodirla, e di mezzi idonei per il trasporto su strada.»

Che livelli di adesione registra questo sport?

«Alla FIC sono iscritte circa duecentocinquanta/trecento società, con oltre diecimila tesserati, anche se in questo numero sono compresi anche canottieri che non gareggiano abitualmente.»

Quanti ragazzi allena attualmente alla Bissolati?

«In barca sono una ventina, a cui si vanno ad aggiungere i giovani del ‘vivaio’ (ragazzi delle scuole di circa 9-10 anni che si legano allo sport più per scopi ludici che sportivi) che sono circa dieci. Nella mia carriera il numero di persone allenate è rimasto generalmente costante, anche se sicuramente quando si ottengono dei risultati l’eco attira più ragazzi.»

Come tentate di avvicinare i giovani a questo sport?

«Ovviamente esiste la possibilità che i ragazzi che già lo praticano richiamino i propri amici o coetanei; a questo si aggiunge una sorta di coinvolgimento diretto delle scuole della città [sul sito www.bissolati.it è possibile scaricare il programma di un’iniziativa che si è svolta nel maggio 2007: all’interno della struttura della Bissolati, infatti, gli alunni di alcune scuole medie cremonesi e i giovani canottieri di altre società, sono stati invitati a partecipare a un’esibizione di indoor-rowing, ovvero una sorta di canottaggio praticato con attrezzature da palestra].»

Qual è l’età giusta per iniziare?

«Intorno ai 10 anni, quindi quinta elementare o prima media.»

Tra i ragazzi che hanno iniziato dalla Bissolati, qualcuno ha raggiunto dei buoni risultati?

«Assolutamente sì [mostra alcune foto appese alle pareti della sala di voga in cui sono ritratti atleti che hanno vinto diverse competizioni, compresi titoli mondiali e olimpici].»

Che tipo di preparazione viene effettuata sui ragazzi prima che questi possano iniziare a gareggiare? Dopo quanto tempo si possono disputare le prime gare?

«Inizialmente si cura soprattutto la preparazione fisiologica (coordinazione, corsa, resistenza, equilibrio) e tecnica, che avviene in vasca di voga o su remoergometro [strumento in grado di simulare il metodo di voga quando non vi è possibilità di uscire in barca]. Quando si decide di portare i ragazzi nelle acque del Po, lo si fa prima con dei semplici canotti, affinché i giovani imparino a usare i remi, poi si passa ad una barca multipla e, infine, ad una barca singola. Dopo circa sei/nove mesi, sulla base della personale predisposizione, si possono disputare le prime gare, che sono su una distanza fissa di 1500 metri per gli allievi e 2000 metri per i ragazzi più grandi. Le gare possono disputarsi sia a livello regionale o nazionale: saranno la società o l’allenatore a decidere, sulla base delle prestazioni dell’atleta, a che grado far gareggiare .»

Dove si svolgono le gare?

«La gara si svolge su acqua senza corrente. In campi di gara migliori sono proprio in Lombardia, ad esempio l’Idroscalo.»

Sulle acque del Po, non si disputata alcuna gara?

«Si fanno gare anche su fiume; ci sono stati anni in cui questa società ha organizzato competizioni sul Po, ma le gare di canottaggio di svolgono preferibilmente su specchi d’acqua ferma e distanza fissa (2000 metri). Da alcuni anni si organizzano gare di fondo (dai sei agli undici km) su fiume: questo per ‘svernare’, per far sì che anche d’inverno si disputino delle gare, e per interessare maggiormente i ragazzi alla competizione.»

Dal punto di vista fisico, che benefici può apportare all’organismo?

«Il canottaggio e il nuoto sono gli sport più completi perché toccano qualsiasi muscolo del corpo. Tra i vantaggi a livello muscolo-scheletrico il canottaggio aiuta ad acquisire una corretta postura e una migliore mobilità delle articolazioni: tali condizioni fanno sì che il ragazzo corra minori rischi di soffrire delle malattie tipiche in fase di crescita (scogliosi, valgismo delle ginocchia, valgismo dei piedi, piede piatto).»

Nel 2008 l’attività è stata sospesa a causa dell’inquinamento delle acque. È già successo in passato?

«A livello di infezioni il fiume non ha mai creato problemi; hanno sospeso temporaneamente la pratica del canottaggio a causa dell’inquinamento del sottosuolo, non delle acque del fiume. Ho visto il Po molto sporco negli anni Ottanta, ma da allora la situazione è molto migliorata.»

Signor Arrigoni, le piace il suo lavoro?

«Per me è uno sport magnifico; ci ho dato una vita e ci sto dando una vita. La soddisfazione è prendere un giovane sui nove/dieci anni, che magari non sa nemmeno che nella sua città ci sia il Po, fargli imparare a remare e magari portarlo a un mondiale; oppure vedere semplicemente questo giovane vivere in un ambiente sano e migliorare se stesso.»

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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