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La magia dell’acqua in campo terapeutico

di Alessia Malvezzi


(fonte immagine)

Un trattamento che promette miracoli pur non essendo miracoloso: l’idrokinesiterapia. Cosa succede quando le arti magiche incontrano l’acqua? Un quesito interessante a cui molti però risponderebbero facendo spallucce, o perché totalmente indifferenti al banale ma sempre attuale binomio, o più probabilmente per una mancanza di fede nelle attività occulte. Due posizioni accettabili e comprensibili, ma entrambe necessitano di uno sguardo più approfondito verso la trasversalità del mondo, permettendo all’ignoto di entrare nelle loro menti.

Ovviamente la magia di per sé non esiste, ma provando a valicare il senso prettamente basico del termine (anche se forse il più fascinoso e seducente) ecco che l’incanto si fa strada, avanzando cautamente conscio delle nostre perplessità per poi avvolgerci con fare materno e sicuro. Questo velo di protezione nel quale ci accomodiamo non è altro che semplice acqua, un vero e proprio strumento magico a tutti gli effetti sia nella riabilitazione ortopedica che neurologica, proponendosi di curare i disturbi del movimento attraverso l’immersione.

Questa disciplina fisioterapica prende il nome di idrokinesiterapia, e si svolge all’interno di una vasca appositamente progettata con altezze variabili tra i 60 cm e i 2,50 mt, in modo da consentire un movimento terapeutico confortevole e sicuro senza che sia necessario saper nuotare.

Senz’altro vi starete chiedendo dov’è la componente magica, poiché questo trattamento non pare avere nulla di diverso rispetto ai più convenzionali: la magia è nella temperatura (tra i 31° e i 34°), che attraverso la questa sua regolarità termica svolge un ruolo benevolo per tutto il corpo umano a livello delle articolazioni, del tessuto muscolare e del sistema nervoso. Grazie al principio del galleggiamento il sovraccarico delle giunture è infatti evitato e la rilassatezza dell’apparato muscolo-legamentoso garantita, favorendo così un più rapido ritrovamento sia della nostra forza che della funzionalità totale dei muscoli, e agevolando i movimenti anche in condizioni di sovrappeso. Inoltre la resistenza passiva allo spostamento cui veniamo opposti dall’acqua genera un benefico massaggio al corpo interessato, alleviando dolori e spasmi muscolari.

La possibilità di scontrarsi con molteplici esercizi di riabilitazione sottoponendosi ad uno sforzo sensibilmente ridotto rende questo trattamento idoneo per la cura di artrosi, deficit muscolari, riabilitazioni, anziani, patologie neurologiche, bambini cerebrolesi, ossia chi normalmente accuserebbe l’affaticamento derivante da una normale ginnastica.

Gli effetti benefici di una terapia in immersione non si limitano però solamente all’aspetto corporeo della malattia, ma interessano anche la componente psicologica: la lenta discesa in piscina viene immortalata come un fondamentale momento di verifica delle proprie capacità, in quanto il movimento in acqua contribuisce enormemente alla creazione di un rapporto benevolo con la realtà circostante e favorisce il raggiungimento della maggiore autonomia motoria a cui possiamo auspicare, stimolando così una continua volontà a migliorarsi.

Eccola qui dunque la magia che per secoli abbiamo rincorso invano, non accorgendoci che potenzialmente era già presente in uno dei quattro elementi primari che da sempre ci circondano. La rigenerazione a cui andiamo incontro dopo una rilassante immersione ha del fatato, e i benefici relativi all’azione del liquido con quelli veri e propri dell’esercizio fisico si condensano in un tutt’uno fino al raggiungimento di un sollievo perenne, come se fossimo stati miracolati. Non si tratterà dell’acqua di Lourdes, però sotto sotto qualcosa di prodigioso c’è anche qui.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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