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Se sei uomo, prima guarda in alto

Il momento della semina nel proprio orto

di Zia A.


(fonte immagine: Veronika Pinke)

Sì, è il momento di seminare. La primavera e un celebre proverbio ci esortano a farlo, onde trarne raccolto al momento opportuno. Ma cosa? Come? Quando? È proprio il «quando» che serve a noi ortolani da strapazzo che scendiamo in orto solo con la bella stagione. Il «quando» dipende dalla luna. Non che interessi in queste righe ripercorrere le romantiche citazioni d’ogni angolo della letteratura mondiale, sull’argomento «luna». Bensì ci serve per mettere in produzione la nostra terra senza rischiare di seminare invano o di avere semi invece che radici.

Poiché il solo pensiero della luna mi rende molto criptica, cercherò di spiegarmi meglio. L’agricoltura è donna: le veneri neolitiche e millenni di cicli lunari ce lo provano. Una donna sa sempre quando seminare, non le occorrono calendari, ella porta nel proprio corpo la natura ciclica della generazione di vita. Mentre studiosi di agricoltura e preistoria sacrificano il loro cervello alle scienze per capire come sia avvenuta la domesticazione dei primi semi commestibili, le donne sanno di avere storicamente il primato di scoperta dell’agricoltura.

Forse proprio piccole mani femminili potrebbero aver avuto la pazienza di prendere alle piante selvatiche i primi semi o forse questi sono solo caduti dai cesti di piccole mani raccoglitrici di bacche e piante commestibili. Forse solo occhi pazienti possono aver osservato quali piante meglio si prestavano ad essere manipolate, spostate, consumate: gli occhi attenti di chi, ripudiando il sangue, tende a qualcosa di diverso che dare violenta morte agli animali, pur con il lodevole scopo di offrire una bistecca alla propria preistorica famiglia. E poi, diciamocelo, in zone remote della terra, dove l’umanità è a stadi ancora di sussistenza, come per esempio tra le popolazioni indigene del Tibet, sono le donne che coltivano a orzo, uno dei primi cereali addomesticati, i piccoli riquadri di terra strappati alla montagna franosa.

Insomma, se siete uomini e non godete del primato di un calendario incorporato, per seminare dovete prima di tutto guardare in alto. Di notte, è meglio: la luna, pallida consigliera, vi dirà cosa seminare e quando. Se invece avete completamente perso la vostra sensibilità astronomica e non sapete più nemmeno capire se la luna sta crescendo o calando, allora la situazione è drammatica e vi serve un calendario dell’anno in corso! Non vi accontentate delle lunine nere e bianche stampigliate sui comuni calendari? Fate una follia acquistando un calendario lunare delle semine e dei lavori nell’orto! In ogni caso, credetemi, è molto meglio seguire questo consiglio, se non volete vedere la vostra insalata montare a seme alla quinta foglia!

Allora, la regola generale, per evitare uno studio specialistico su lune e semine, è che con la luna crescente si seminano gli ortaggi di cui consumerete il frutto o il seme. Con la luna calante si seminano gli ortaggi di cui dovete consumare le radici o le foglie. Il motivo è molto semplice: la luna influisce sui fluidi, mettendoli in moto, traendoli a sé. Seminando con luna crescente l’energia conferita ai fluidi è massima e la linfa fa crescere gli ortaggi proiettati direttamente verso la produzione di frutti e semi. La luna calante, mette pace tra linfa e fibre, placa gli animi liquidi. Il passaggio tra luna piena e luna calante fa emettere spore alle piante, fa schiudere uova di meduse negli oceani, fa nascere bambini dai ventri delle madri.

Stabilito il quando, vediamo come: una regola generale è che i semi dovrebbero essere interrati ad una profondità pari a non più di due o tre volte il loro spessore. Alcuni semi non si interrano affatto, come quelli minuscoli di insalate, carote, sedano e prezzemolo: dopo la semina è sufficiente pressare la terra con il dorso della vanga e bagnare bene. Qualsiasi cosa decidiate di seminare, un po’ di tutto in questo periodo, è importante comprimere bene la terra al seme. Escludendo le cucurbitacee (zucche, zucchine, cetrioli, angurie e meloni) che si seminano due o tre alla volta in una buchetta, si semina a file, per avere più ordine e spazio per manovre nell’orto, oppure a spaglio, per quegli ortaggi a seme piccolo che hanno vita breve (insalate da taglio) o che vengono raccolti di volta in volta (ravanelli, carote).

La teoria a questo punto parlerebbe di distanze tra gli ortaggi. La pratica invece a volte riserva delle sorprese e in certi terreni ci si accorge d’un tratto che le piante moderatamente vicine sono cresciute meglio che quelle rimaste isolate: effetto domino per le piante? Probabilmente si tratta di semplice collaborazione: le piante vicine si rubano sì il nutrimento a vicenda, ma la loro posizione impedisce al sole di disseccare il terreno: piccole foreste commestibili che trattengono l’umidità del terreno e generano all’interno della proda un microclima a loro favorevole. Grandiosa la natura!

Quindi, guardare in alto, scegliere l’ortaggio adatto, seminare opportunamente, bagnare bene e poi aspettare, bagnare e aspettare. E qui inizia la battaglia. Per la verità, se avete acquistato sementi non scadute, i semi fanno sempre il loro dovere, fremono dalla voglia di uscire allo scoperto, gridando dalla loro bustina «facci uscire, abbiamo una missione ‘vitale’ da compiere!». Ma per accontentarli occorre una collaborazione virtuosa tra diversi elementi della natura: noi, l’umidità, il clima adatto, la zappetta, i gatti, il sole, i gasteropodi, ma soprattutto l’avifauna. Se l’avifauna del vostro quartiere ha deciso di cibarsi dei vostri semi, non cè speranza, lo farà! Dovete assolutamente adottare uno spaventapasseri: la primavera della mia prima esperienza orticola la passai guerreggiando con una copia di merli che credevano di aver trovato un ristorante biologico! Con quanta dovizia inserivano il loro becco nel mio terreno, estraendo grassi lombrichi e i miei poveri fagliolini, che ripiantai ben tre volte! Testardi gli uccelli!

Per farli cenare altrove occorre, ahimè, disturbarli: anche alcune striscioline di incarto dell’uovo di Pasqua fissate a un paletto bastano allo scopo, a meno che la vostra abilità vi consenta di allestire uno spaventapasseri retrò, uno di quei compagni di semine romantici, di paglia, con giacchetta e cappello: con la luna sarà silenzioso custode dei vostri semi in questa fredda primavera.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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