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Acqua. L’Alto Calore a rischio: giù le mani dall’«oro dell’Irpinia»

di Fabiana De Nisi


(fonte immagine)

«Il 2010 sarà un anno fondamentale per l’Acs: noi saremo pronti a qualsiasi evenienza, accetteremo ogni decisione che l’Ato prenderà in merito. Questa è la risposta migliore che possiamo dare ai nostri detrattori.» A parlare è l’ingegnere Francesco Maselli, numero uno della Spa Alto Calore Servizi (Acs), intervenuto in una conferenza stampa riportata su www.irpinianews.it.

Società a capitale pubblico, l’Alto Calore gestisce da circa settant’anni gran parte del servizio idrico campano. Con l’approvazione del decreto legge 135/09 che porterà alla privatizzazione di tutti i servizi locali, le sorti dell’Ente e di oltre quattrocento posti di lavoro sono indubbio. Numerose le mobilitazioni politiche per contrastare i provvedimenti previsti dall’articolo 15. Ma il compito di decidere a chi dovrà essere affidata la gestione del servizio idrico dopo il 31 dicembre, spetta all’Autorità di Ambito Calore Irpinio, l’organo di vigilanza formato dalle province di Avellino e Benevento.

Istituiti con la legge Galli del ’94, gli Ato, sigla che sta per Ambito Territoriale Ottimale, si occupano del funzionamento dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione d’acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue. La legge, tuttavia, prevede che l’affidamento del ciclo integrato delle acque avvenga attraverso una gara pubblica che vedrebbe l’Alto Calore Servizi in gara con altre realtà e soprattutto con società private che faranno di tutto per accaparrarsi un affare miliardario a danno della collettività.

«L’Irpinia è un importantissimo serbatoio per il Meridione e il governo Berlusconi vuole portarcelo via. Privatizzare l’acqua vuol dire che cesseranno gli affidamenti in house e che quindi i privati attraverso una gara d’appalto entreranno nelle società miste fino ad assumerne il pieno controllo. Questa scelta contrasta con quello che è il sentire comune: diminuiranno le garanzie per i lavoratori del settore idrico, aumenteranno i costi di utenza e di gestione», ha dichiarato Gennaro Imbriano di Movimento per la Sinistra. Questi i motivi che devono garantire la partecipazione dell’Alto Calore alle gare di appalto. Per l’occasione è necessario però che l’Ente di Maselli si presenti con i conti a posto. E si perché non sempre è tutt’oro quello che luccica.

Da un’indagine approfondita di Altroconsumo sul costo dell’acqua potabile in Campania emerge che Avellino è la città in cui l’acqua è più cara: qui si spendono oltre 200 euro all’anno ovvero il 23% in più rispetto a Benevento, città meno cara della regione. Il dato ` riferito a un consumo annuo di 200 metri cubi.

Ma quali sono i motivi? Come ha scritto Beppe Sarno, esponente di Sinistra e Libertàà su www.quadernisocialisti.it, «nel 2003 l’assemblea del Consorzio Idrico Alto Calore si sdoppiò in due società, una denominata Alto Calore Servizi e l’altra Alto Calore Patrimonio. Alla prima società fu affidato il compito di gestire i servizi relativi alle acque e l’altra avrebbe dovuto gestire il patrimonio dell’ex Consorzio. Il Consorzio, però, non era proprietario di alcun patrimonio se non dello stabile al Corso Europa di Avellino ove ha sede legale la società. Per giustificare quindi l’esistenza della società A.C. Patrimonio si pensò bene di trasferirle in proprietà lo stabile a Corso Europa per poi concederlo in locazione alla società A.C. Servizi ad una cifra che oggi si aggira intorno al milione di euro. Sarebbe curioso, a tal proposito, sapere chi e in base a quali criteri si stabilì un canone così alto. Questo è il primo motivo per cui l’acqua costa cara».

Ma sul banco degli imputati c’è anche la Regione Campania. Proprietaria delle reti idriche, la Regione dovrebbe pagare i debiti che ha verso l’Alto Calore Servizi per tutti i lavori di ripristino degli impianti che in realtà sono di sua proprietà. «Questi costi sono enormi per l’Acs, costi di cui non dovrebbe neanche sobbarcarsi, eppure spesso lo fa, pur di garantire il servizio» ha affermato Maselli. Si tratta inoltre di reti malmesse che causano grandi perdite di acqua e questo fa lievitare inevitabilmente il costo delle bollette. Numerosi gli appelli alla Regione da parte del Presidente dell’Alto Calore. Ma fino ad ora tutto tace.

In conclusione, i problemi che la classe politica dell’Irpinia e del Sannio deve portare avanti riguardano la questione dei posti di lavoro e quindi la necessità che l’acqua rimanga un bene pubblico, l’efficienza del servizio e l’alto costo delle imposte.

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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