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Nascere a fior d’acqua

L’esperienza del parto in acqua

di Annalisa Andolina


(fonte immagine: Kate Westaway)

L’acqua, insieme all’Aria, al Fuoco e alla Terra, è uno dei quattro elementi primigeni della natura. L’origine della vita sulla Terra viene fatta risalire alla comparsa dell’acqua allo stato liquido sulla superficie terrestre. A partire da quel momento lo sviluppo della vita ha sempre mantenuto un forte legame con la componente acquatica. Anche per l’uomo l’acqua rappresenta la dimensione originaria del suo essere. È l’elemento di cui è maggiormente composto il nostro corpo, ne sono ormai ampiamente conosciute le notevoli proprietà terapeutiche e non solo: si è infatti diffusa, già da alcuni anni, anche la pratica del parto in acqua.

Questa metodologia di parto ha avuto origine dall’esperienza del medico russo Igor Tjarkowskij. Successivamente, grazie alle ricerche e alla pubblicazione del saggio L’acqua e la sessualità (edizione RED) del medico francese Michel Odent, tale pratica ha acquisito riconoscimento di metodologia scientifica. Nell’ultimo decennio ha trovato diffusione anche in Italia.

Secondo i sostenitori del parto in acqua questa procedura rappresenta una delle modalità più naturali nel passaggio dall’utero materno all’esterno. L’acqua è il primo habitat con il quale entriamo a contatto nella fase di formazione, il passaggio del feto dal liquido amniotico all’acqua garantirebbe quindi maggiore naturalezza. Il parto in acqua è regolato da una serie di procedure standard che garantiscono la sicurezza della procedura, la vasca utilizzata deve essere in vetroresina, un materiale liscio, resistente e igienizzato e deve avere delle specifiche costruttive e tecniche: una grandezza tale da permettere movimenti comodi e una profondità che garantisca la spinta necessaria per il travaglio. Anche l’acqua deve avere una temperatura costante di trentasette gradi, con ricambio continuo per mantenerla pulita dalle emissioni prodotte durante il travaglio. La mamma gestante viene fatta immergere nella vasca quando il travaglio è già in corso per evitare l’eventuale effetto sedante dell’acqua calda.

Ma quali sono i vantaggi che possono indurre una futura mamma a scegliere di dare alla luce il proprio figlio in acqua? I benefici del ‘parto dolce’ in acqua, gi&agave; individuati nello studio del 1984 dei medici Odent e Leboyer, sembrerebbero molteplici. L’acqua facilita il rilassamento della muscolatura e la produzione dell’endorfina, sostanza naturale con effetto analgesico; inoltre il contatto con l’acqua aumenta la produzione degli ormoni che regolano le fasi del travaglio come l’ossitocina prodotta dall’ipofisi che stimola le contrazioni della muscolatura dell’utero della donna, riducendo anche i tempi del parto (circa trenta, quaranta minuti in meno rispetto al parto tradizionale).

Grazie alla spinta idrostatica dell’acqua, che riduce l’effetto della forza di gravità e il peso del corpo di un sesto, la donna è facilitata nei movimenti. Per questo motivo il parto in acqua è particolarmente indicato per le gestanti in sovrappeso o con difficoltà motorie. L’umidità dell’ambiente aiuta la respirazione aumentando l’ossigenazione e la circolazione sanguigna e l’effetto emolliente del liquido ammorbidisce i tessuti evitando il rischio di lacerazioni per la donna. Non appena la testa del bambino fuoriesce si attiva in lui il riflesso apneico, annullando eventuali rischi di respirazione.

Da un punto di vista psichico, inoltre, l’isolamento della donna nella vasca permette una concentrazione maggiore, evitando l’accalcarsi sopra di lei del personale medico, e un contatto più profondo con la propria interiorità. Oggi, molte donne scelgono di partorire in acqua e molti ospedali si sono attrezzati per offrire tale possibilità. L’università dell’Acqua, un network formativo di operatori impegnati in ambito formativo e tecnico, organizza corsi per aggiornare il personale ospedaliero su questa nuova frontiera del parto. Perché se dopo nove mesi venire alla luce è un po’ come sentirsi un pesce fuor d’acqua, perché non distaccarsi dal grembo materno facendosi abbracciare dal suo dolce flusso?

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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