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SolarChill, un frigorifero in aiuto ai Paesi del Sud del mondo

di Chiara Zaccardi


(fonte immagine)

Finora, nei luoghi in cui l’accesso alla rete elettrica risulta difficoltoso, la maggior parte dei frigoriferi è alimentata a kerosene e propano. Ciò comporta il consumo di un litro di carburante al giorno, l’emissione di sgradevoli fumi, inquinamento e necessità di frequenti rifornimenti. In più, la loro affidabilità è scarsa.

Un altro tipo di frigo usato nelle zone senza elettricità è quello a pannelli fotovoltaici, che non risolve del tutto il problema, poiché ha comunque bisogno di una batteria di riserva a piombo, destinata ad entrare in funzione durante la notte e nei giorni di scarsa illuminazione. Le batterie a piombo tendono a deteriorarsi facilmente, soprattutto in paesi dai climi caldi, e pertanto, oltre ad essere costose, devono essere sostituite frequentemente.

Per questi motivi dieci anni fa un gruppo di associazioni e di enti, quali Greenpeace, GTZ Proklima, UNICEF, UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e WHO (Organizzazione Mondiale della Salute), evidenziarono la necessità di realizzare dei refrigeratori indipendenti dalla rete elettrica e a basso impatto ambientale.

Nello stesso periodo l’Istituto Tecnologico Danese, in collaborazione con alcune compagnie di settore come la Danfoss Compressors, intraprese un progetto, sostenuto economicamente dall’Agenzia Danese per l’Energia, per mettere a punto un frigorifero alimentato con energia solare.

Dall’insieme di queste iniziative è stato creato SolarChill, un frigorifero a tecnologia semplice, risparmia-risorse e risparmia-fatica, applicabile anche nel Nord del mondo ma finora studiato per quelle zone dove lo scarso accesso ai combustibili fossili o la carenza di infrastrutture rende difficile conservare alimenti e vaccini (i vaccini devono stare in ambienti raffreddati per rimanere efficaci).

A differenza dei modelli a pannelli, SolarChill può fare a meno della batteria di riserva, perché garantisce il mantenimento della bassa temperatura, durante la notte e nei giorni non assolati, grazie a ghiaccio prodotto durante il giorno. È infatti costituito da un vano refrigerato, ben isolato, affiancato da una serie di celle plastiche in cui viene formato il ghiaccio. Durante il giorno viene raffreddato l’ambiente interno, conservando vaccini e alimenti in buono stato, nonché accumulando ghiaccio, tramite l’energia solare; nella notte, la temperatura del refrigeratore viene mantenuta grazie allo scompartimento in cui è contenuto il ghiaccio.

Alcuni prototipi sono già stati testati con successo per un anno e mezzo in Senegal, Indonesia e Cuba, ed è risultato che con una temperatura ambiente superiore ai 32° C, SolarChill ha sempre mantenuto la temperatura interna tra i 2 e gli 8° C. Ora che l’approvvigionamento energetico da fonti fossili diventa sempre più problematico, anche i Paesi Industrializzati potrebbero inserire nei loro mercati un frigorifero con tali caratteristiche, per cominciare ad utilizzare questa ed altre tecnologie pulite ed economicamente convenienti.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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