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Il pianeta Venere e l’acqua

di Daniela Asaro Romanoff


(fonte immagine)

Centinaia di milioni di anni fa terremoti ed eruzioni si susseguivano senza interruzione, sconvolgendo violentemente il pianeta Venere. La causa di questi fenomeni sarebbe stata lo scontro delle placche tettoniche, galleggianti in un oceano di acqua. Questa è l’ipotesi alla quale sono pervenuti gli scienziati, dopo la mappatura effettuata dalla sonda Venus Express dell’ESA. Va precisato che la mappatura è relativa all’emisfero sud del pianeta.

Grazie al gran numero di immagini scattate tramite lo spettrometro VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer), una telecamera a infrarossi, progettata e realizzata in Italia dai ricercatori dell’INAF e dalla Selex Galileo, è stata analizzata la formazione delle zone montuose dei plateau di phoebe e Alpha Regio, giungendo alla conclusione che i monti si sono innalzati a causa della collisione delle placche. Si è scoperto che gli altipiani sono più antichi rispetto alle rimanenti superfici. Qualora si riuscisse a verificare che le rocce sono costituite da granito, significherebbe che, come è avvenuto sulla Terra, il basalto antico si è combinato con l’acqua infiltratasi, dando origine al granito. Ma questa certezza ancora non c’è.

Venere è il secondo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole, ha un’orbita della durata di 224,7 giorni terrestri. Secondo alcuni scienziati, la presenza di zolfo nell’atmosfera conduce a pensare che i vulcani sono ancora attivi. Con l’importante missione della sonda Venus Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nell’atmosfera di Venere è stata scoperta anche l’ossidrile, che è una molecola prodotta dalla reazione chimica tra l’idrogeno e l’ozono. Questa scoperta è molto importante, perché rende Venere ancora più somigliante alla Terra. Alcune teorie molto accreditate sostengono che Venere e la Terra hanno origini assai simili. Soprattutto per dimensioni e massa Venere viene accomunato alla Terra.

Comunque, Venere è un pianeta davvero ostile! È il più caldo del sistema solare. Il suo campo magnetico è debole, l’atmosfera è composta per il 96% da ossido di carbonio. Va considerato anche che la pressione atmosferica è 90 volte superiore a quella della Terra. Venere è un pianeta completamente coperto da nubi di gas e acido solforico. Alle origini potrebbe aver avuto acqua in abbondanza, mentre sulla Terra l’anidride carbonica era presente in gran quantità. Sulla Terra è accaduto che gli oceani hanno trasformato l’anidride carbonica in calcare, mentre gli oceani di Venere sono evaporati ed il vapore acqueo ha creato l’effetto serra, che ha reso Venere un pianeta sulla cui superficie si può fondere il piombo. Eppure, anche in tali condizioni, secondo alcuni scienziati californiani, certi microrganismi potrebbero sopravvivere e riprodursi nelle nubi solforose. I cambiamenti, secondo gli scienziati sono stati molto lenti e, quindi, le forme di vita si sono adattate.

Le nubi di Venere sono ad un’altezza tale nell’atmosfera da avere temperature e pressioni assai simili a quelle della Terra. È lì che si può trovare acqua sotto la forma di acido solforico. Venere, inoltre, è sottoposto a numerosissimi raggi ultravioletti, ma neppure questo dato negativo scoraggia certi ricercatori, perché alcuni batteri sopravvivono anche ai raggi ultravioletti.

Con una prossima missione si vorrebbe inviare una sonda per prelevare dei campioni di nuvole, questo è un progetto della NASA. Si utilizzerà un raccoglitore fotoguidato oppure, molto probabilmente, un pallone sonda per portare sulla Terra campioni di nuvole, anche per comprendere meglio sotto quale forma è presente l’acqua. Il pianeta Venere, essendo un corpo celeste molto luminoso, è stato osservato ed analizzato anche dalle antiche civiltà. I Maya, gli Egizi, i Babilonesi, i Greci osservarono assai attentamente il suo movimento nel cielo.

Le sabbie mobili: ci si salva se si resta immobili!

Nell’appuntamento precedente avevamo evidenziato come le sabbie mobili vengano considerate un fluido non newtoniano. In questo settore dedicato agli appassionati sperimentatori, diamo una spiegazione relativa a tale fenomeno.

Anche le sabbie mobili possono venir create in laboratorio, e, ponendo sulla superficie alcune sferette di polistirolo, si può notare come non vengano inghiottite. Viene utilizzato il polistirolo perché ha quasi la stessa densità del corpo umano.

La sabbia contiene granelli di varia densità, che tendenzialmente aderiscono l’uno all’altro, se la sabbia è umida. Le sabbie, cosiddette mobili, contengono parecchia acqua e sono composte da argilla e granuli sabbiosi. Le sabbie mobili possono essere permanenti o temporanee, questo dipende dalle cause della presenza dell’acqua tra i granelli. Va ricordato che la densità di sabbia + acqua è maggiore rispetto alla densità di un corpo umano, per cui c’è la possibilità di salvarsi, se si ha la forza d’animo di rimanere immobili.

Tanti libri ed altrettanti film hanno lasciato nella memoria collettiva un terrore assoluto nei confronti delle sabbie mobili. Attualmente negli Stati Uniti è diventato un hobby sprofondare in queste sabbie e cercare di uscirne. Le ‘quicksands’ vengono create ad arte nei parchi gioco. Bisogna solo saper aspettare un nuovo equilibrio dei granelli e si può liberarsi facilmente. Comunque bisogna sempre stare attentissimi ad evitare certe situazioni, il pericolo indubbiamente c’è, se una persona non riesce a liberarsi in tempo utile dalle sabbie mobili, che si possono trovare sulle rive del mare o dei laghi, rischia di venire sommersa dall’innalzamento del livello dell’acqua. Non deve esserci terrore nei confronti delle ‘quicksands’, ma molta attenzione e prudenza.

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