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Rifiuti, percolato, scontri

Il caso di Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento)

di Fabiana De Nisi


(fonte immagine)

Acqua più rifiuti uguale percolato. Sembra una formula matematica. Invece rappresenta uno dei maggiori problemi relativi alla gestione di una discarica. All’interno di una vasca di stoccaggio di rifiuti solidi urbani (RSU) possono verificarsi reazioni tali da generare una miscela liquida, il cosiddetto percolato. Prodotto dall’infiltrazione di acqua nella massa di rifiuti o dalla loro putrefazione, il percolato contiene molti elementi nutritivi necessari allo sviluppo delle piante (acqua, azoto, potassio, calcio magnesio, ferro). Ma non solo. Il liquido in questione è una miscela complessa ed eterogenea, costituita anche da elementi altamente inquinanti quali azoto, fosforo, sali e metalli pesanti.

Mettere a punto sistemi di drenaggio per impedire la dispersione del percolato nelle falde è quanto mai necessario. La legge prevede, a questo proposito, l’inserimento nello strato di ghiaia (sopra la base impermeabile della discarica), di una seri di tubi diretti verso un pozzetto di raccolta. Da qui il percolato viene canalizzato in una vasca e inviato per il trattamento ad un sistema di depurazione. Nella discarica di Sant’Arcangelo Trimonte nulla di tutto ciò è accaduto.

Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di un comune della provincia di Benevento che per giorni ha fatto versare fiumi di inchiostro alla cronaca locale. Il suo nome è Sant’Arcangelo Trimonte. Si tratta di un piccolo paese di 9,8 Km quadrati, situato a 363 metri sul livello del mare e scarsamente popolato (691 anime di cui l’80% ultrasessantenni). E allora se i numeri sono questi che cosa ha attirato l’attenzione di giornalisti e fotografi che dal 20 a 22 ottobre si sono riversati tra le colline più verdi del Sannio? In realtà di dare i numeri non abbiamo ancora finito. Manca il tre. Tre quante sono le discariche che da circa dieci anni impegnano la popolazione locale, residente a 500 metri dagli invasi, in lotte permanenti.

Ma facciamo un passo indietro. È il maggio 2002 quando a Napoli esplode l’emergenza rifiuti. L’allora commissario straordinario per i rifiuti, il Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in accordo con il Presidente della provincia di Benevento e i rappresentanti del Comune di Sant’Arcangelo, realizza per conto del consorzio Napoli 3 una discarica di 700.000 metri cubi di rifiuti. La gestione della discarica di contrada Nocecchia viene affidata alla FIBE. Il sito di stoccaggio versa però in uno stato di totale degrado: «i muri che circondano la discarica presentano numerose crepe da cui fuoriesce il percolato che ha ormai inquinato il territorio circostante», afferma il geologo Vincenzo Briuolo (guarda il video). Inoltre la forte pendenza su cui poggia la discarica favorisce la discesa a valle di tale sostanza come dimostra il documento Burc n° speciale del 09/09/2003. Urge una bonifica che però non arriva. Arrivano invece altre due discariche.

Nel 2008 lo smaltimento dei rifiuti in Campania desta di nuovo serie preoccupazioni. È di nuovo emergenza e la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte è già satura. Che fare? La soluzione viene presa il 21 maggio: il nuovo governo Berlusconi approva il Dl 90/08 (convertito in legge n.123 il 14 luglio 2008) con cui individua dieci nuovi «siti da destinare a discarica». Sant’Arcangelo Trimonte figura nella lista. «Le discariche devono essere interventi altamente industriali, devono essere cioè realizzate nel migliore dei modi dal momento che esse possono dar luogo a inquinamento e a percolamenti», spiega il geologo Giovanbattista De Medici, intervenuto il 5 aprile 2008, nell’incontro organizzato a Sant’Arcangelo con l’Assise di Palazzo Marigliano di Napoli, su proposta del Codisam, il Comitato di Salute e Ambiente nato otto mesi dopo l’emanazione del decreto legge (Codisam).

A scanso di equivoci la stessa legge n. 123, all’articolo 2, prevede la realizzazione di siti da destinare a discarica nel rispetto delle misure indispensabili alla tutela della salute e dell’ambiente. A quanto pare la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte fa eccezione. Gli esperti hanno infatti evidenziato il grave dissesto idrogeologico del territorio che rientra nella cosiddetta «Zona assiale della catena», l’area sismicamente attiva dell’Italia Meridionale dove si generano i terremoti di maggiore intensità (guarda il video).

Ma non è tutto. Il progetto della nuova discarica di contrada Nocecchia viola ogni normativa europea in materia ambientale: la zona è infatti sovrastata da un elettrodotto di 150 KW. Non si è trovata neppure l’argilla, la cui presenza è un elemento fondamentale per la scelta dei siti da destinare a discarica, in quanto isolante naturale che mette al riparo da ogni possibile infiltrazione di percolato nel terreno circostante. Un ultimo elemento registrato dai geologi è la presenza quotidiana di forti venti considerati una sorta di fissante della puzza. Un disagio sociale e ambientale, la cui causa non è imputabile solo al vento ma soprattutto alla cattiva gestione della discarica.

Il supercommissario, Gianni De Gennaro, va avanti e autorizza sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte, geologicamente malmesso, la costruzione di una mega discarica di due vasche di 450.000 m3 cadauna. Devastanti gli effetti socio-economici: sono in aumento tumori maligni al polmone, vescica e fegato, e di leucemie. Per non parlare del danno economico subito dagli abitanti del posto. Caratterizzata da una forte vocazione agricola la popolazione ha visto il valore delle attività industriale, delle case e del terreno inquinato dalle infiltrazioni di percolato, calare nel giro di pochi mesi.

Ormai sono trascorsi due anni dalla realizzazione dei sito di contrada Nocecchia. E anche il 2010 promette male: le nuove che giungono dai palazzi della Regione Campania non sono confortanti.

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