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Vocazione «monnezza»

Cronaca popolare delle due giornate di Sant’Arcangelo Trimonte

di Fabiana De Nisi


(fonte immagine: Mario Taddeo)

Ebbene, nelle settimane appena trascorse, così come dieci anni fa, in Campania si parla ancora di emergenza rifiuti. A Sant’Arcangelo Trimonte si parla ancora di emergenza rifiuti. Senza entrare nel merito di quella che di emergenza non ha proprio nulla, occorre partire da un fatto di cronaca.

Il 19 ottobre 2010 il presidente della Regione, Stefano Caldoro, emana un’ordinanza «per arginare e superare l’attuale stato di crisi per quanto attiene il ciclo di raccolta dei rifiuti a Napoli ed in provincia
. Ma come fare? La soluzione è la seguente: «i Comuni e i gestori degli impianti STIR che attualmente conferiscono i propri rifiuti alla discarica di Terzigno conferiranno gli stessi presso le discariche di Savignano Irpino (AV), San Tammaro (CE) e Sant’Arcangelo Trimonte (BN)». L’Irpinia e il Sannio insorgono. Sant’Arcangelo insorge. La parola più ricorrente è sopruso. E sì perché il provvedimento Caldoro cancella di fatto la vertenza regionale emanata in agosto «per il ritorno alla gestione ordinaria e provincializzata dei rifiuti». In altre parole il documento obbligava «le Province della Campania a dotarsi di una proprio sistema di gestione del ciclo dei rifiuti che superi il Consorzio Unico e riconduca la materia alla responsabilità diretta delle singole Amministrazioni Provinciali».

Furioso Fausto Pepe, sindaco di Benevento, che dichiara: «La gravità di questa scelta, oltre a portare alla luce l’incapacità del centrodestra e del presidente Caldoro, sfiducia di fatto i cantori del berlusconismo sparsi in giro per la Campania». La tensione a Sant’Arcangelo sale. Il giorno 21 ha inizio il presidio. Il sito di contrada Nocecchia pullula di manifestanti. Il Sindaco del paese, Romeo Pisani, e i rappresentanti del Codisam chiedono l’immediata convocazione del Consiglio Provinciale. La proposta viene accettata: il consiglio si terrà nel pomeriggio davanti alla discarica. Alle 18.00. Il tiepido sole d’autunno colora i volti dei manifestanti e rischiara le fasce tricolori. Quelle dei sindaci che giungono in rappresentanza dei paesi limitrofi. Accompagnati da consiglieri e assessori provinciali, i sindaci sfilano tra la rabbia e la diffidenza dei cittadini per ciò che in passato si poteva fare e non si è fatto. Uno dopo all’altro, gli uomini della politica, si sistemano al di là del lungo tavolo rettangolare. Come figurine di una stampa in bianco e nero. Al di qua del tavolo ci sono i cittadini. I primi hanno il microfono. I secondi solo la forza della voce.

Il consiglio è ufficialmente aperto. Gli interventi si susseguono, interrotti dalla voce di qualche coraggioso che, uscendo dalla folla, decide di urlare la propria rabbia. Una rabbia che fa eco tra le colline verdi del Sannio. Si ragiona. Si discute. Si litiga. Ma presto cala la notte. Il buio è implacabile. È tardi. Gli uomini della politica si congedano. Ma prima di allontanarsi fanno una promessa. «Domani saremo di nuovo qui. Accanto a voi». I santarcangiolesi sono titubanti. Ma non mollano. Sanno che quello che sta per arrivare sarà un giorno di lotta e di scontri. Sono pronti. Difenderanno la loro terra con le unghie e con i denti. Con o senza gli uomini della politica. Il nuovo giorno è arrivato. Il sole, nascosto tra le colline sannite, illumina il cielo. Timidamente. Sono le 7. La discarica è già presidiata. Le ore scorrono. Lente. L’ansia sale.

Si sa, stanno per arrivare. Eccoli. Minuscoli in lontananza, diventano sempre più grandi man mano che si avvicinano. Ma quanti sono? Uno, due, tre, sette. Sette tir. Tutti carichi di «monnezza». Tutti provenienti dal napoletano. La gente accorre. I manifestanti sono un centinaio. Tra di essi riconosciamo alcuni sindaci, consiglieri, assessori, fedeli alla promessa della sera prima. Dimostranti e politici si sistemano. Uno accanto all’altro. Dinanzi al cancello verde. Attendono l’arrivo delle Forze dell’ordine che devono garantire lo sversamento dei rifiuti.

«Serrate, serrate» urla qualcuno dei dimostranti, «non vi faremo passare» grida un altro. Tra i politici, i più attivi sono il consigliere provinciale Claudio Ricci e il capogruppo dell’opposizione Massimo del Viscovo. Anche i primi cittadini di Molinara, Maria Cirocco, di Apice, Ida Albanese, danno man forte ai manifestanti. Ma a lasciare il segno è il coraggio delle donne del posto. Figlie, mamme, nonne tutte pronte a lottare. E lo fanno col sostegno dei loro uomini e degli attivisti del Centro Sociale Depistaggio. Poliziotti e carabinieri sono implacabili. Avanzano. Ligi al dovere. Impettiti nelle loro divise blu. Quella gente va sgomberata. I camion devono entrare. Pochi metri dividono i manifestanti dalle forze dell’ordine. Ora solo pochi centimetri. I corpi finiscono per toccarsi. Per scontrarsi. Sono momenti di forte concitazione.

Tra la folla c’è un ferito. Si chiama Bruno Ranaldo. Ha 63 anni. Bisogna chiamare i soccorsi. Gli scontri non si placano. La polizia allontana i manifestanti. Usa la forza. Quanto basta per aprire un varco. Ora dinanzi al cancello ci sono loro. Poliziotti e carabinieri. I camion si riaccendono. I motori ruggiscono. I grossi tir si avvicinano alla discarica. Stanno per entrare. Ma ecco uno dei manifestanti collocarsi supino davanti al primo dei sette tir. È un consigliere provinciale. Il suo nome è Paolo Visconti. I camion devono fermarsi. Le ore successive sono le più cruciali. Un vertice in Prefettura, alla presenza del prefetto Mazza, del presidente della Provincia Cimitile, dei sindaci del comprensorio di Sant’Arcangelo Trimonte e dei responsabili delle Forze dell’Ordine discuterà su quanto accaduto davanti alla discarica. Il tempo passa. I manifestanti non abbandonano il presidio.

La risposta arriva in serata. Dopo una lunga discussione, il prefetto si è impegnato a scongiurare lo sversamento di rifiuti in futuro. Ma i 7 tir che sono stati bloccati tutta la giornata dinanzi ai cancelli dovranno sversare. «È stata una difficile trattativa», dice il sindaco Pisani, «ma la soluzione adottata era il male minore. Abbiamo evitato la militarizzazione della zona con l’arrivo di altri rifiuti da fuori provincia». La terra inghiotte. È la mattina del giorno 23. Da quanto si apprende nel Sannio non dovrebbe più giungere immondizia dal Napoletano. C’è da fidarsi? Intanto la situazione a Sant’Arcangelo rimane, apparentemente, tranquilla.

Fatto sta che la protesta in Campania continua nonostante i contentini promessi dal governo per mettere a tacere gli abitanti delle zone interessate. Una protesta motivata. Lontano dalle telecamere nazionali. Ad insaputa degli italiani che giudicano, ora come allora, quello del governo Berlusconi un lavoro fatto bene. Ieri e oggi l’emergenza rifiuti è di nuovo in agguato. Perché i napoletani producono troppa immondizia o perché il problema dei rifiuti in realtà non è mai stato debellato?

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