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Non solo Lourdes

I misteri delle acque miracolose

di Giuseppe Facchini


(fonte immagine)

Quello delle acque miracolose è uno degli enigmi a cui l’uomo non riesce a dare una spiegazione convincente da oltre tre secoli. Da quando, nel 1705 a Capurso, in provincia di Bari, un sacerdote gravemente malato ritrova in un piccolo pozzo un’icona della Vergine e, di colpo, guarisce. Fede, scienza e medicina spesso hanno avuto posizioni discordanti su presunti fatti miracolosi collegabili alle cosiddette «fonti mariane», creando solo confusione in chi non sa ancora da che parte stare.

«L’acqua in sé non ha poteri, ma è solo una creatura di Dio, il quale la utilizza per i suoi prodigi da sempre. Si pensi al Fiume Giordano o all’acqua che fuoriesce dalle ossa di San Nicola». Don Pasquale Rubini, parroco di San Bernardino a Molfetta, laureato in Antropologia Teologica presso l’Istituto di Teologia Regina Apuliae della stessa città pugliese e laureando in Filosofia all’Università di Bari, esordisce così nella sua spiegazione a riguardo: «Non è l’acqua in sé a portare beneficio in chi la beve o chi la usa per guarire da un genere qualunque di patologia, ma la fede di ognuno. Il Signore usa dei segni, come può essere l’olio, per dimostrare la sua forza e la sua grazia. Qualcuno pensa che si tratti di una forma particolare di suggestione, per la quale, pensando fortemente a qualcosa, alla fine la si raggiunge. Ma non è assolutamente così. Anche a Padre Pio qualcuno diceva che le stigmate erano venute in questo modo, e sai lui come rispondeva? Allora se un uomo pensa fortemente alle corna di un toro alla fine queste gli spunteranno in testa?»

Di tutti i santuari mariani nei pressi delle sorgenti definite «miracolose», quello di Lourdes è certamente il più celebre e affollato di pellegrini che cercano una guarigione che la medicina non può garantire. Eppure dal 1858, da quando la Beata Vergine pare sia apparsa alla giovanissima pastorella Bernadette, solo una cinquantina di miracoli sono stati riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. « La Chiesa è la prima scettica a proposito – conclude il giovane sacerdote – in quanto prima di definire tale un miracolo c’è un lungo processo di accertamento da parte di medici esperti e non solo cattolici. Inoltre ci sono dei criteri rigidi a cui bisogna attenersi e solo dopo la verifica di questi si può classificare un fatto inspiegabile come miracolo».

Nello specifico, i parametri di cui parla Don Pasquale Rubini sono sette e sono denominati anche «Criteri d’esclusione». Formulati dal Cardinale Lorenzo Lambertini, futuro Papa Benedetto XIV nel XVIII secolo, si possono così classificare:

  • la malattia deve avere un carattere di gravità, con un diagnostico sfavorevole;
  • la realtà e la diagnosi della malattia devono essere constatati e precisi;
  • la malattia deve essere unicamente organica, lesiva;
  • non ci deve essere stata nessuna cura all’inizio della guarigione;
  • la guarigione deve essere repentina, improvvisa, istantanea;
  • la ripresa delle funzioni deve essere completa, senza convalescenza;
  • non si deve trattare di un miglioramento momentaneo, ma di una guarigione duratura.

Con particolare riferimento a Lourdes, un importante contributo chiarificatore è quello del dott. Franco Balzaretti, vice presidente dell’AMCI, l’Associazione Medici Cattolici Italiani, ed autore di numerosi articoli a riguardo. «I miracoli riconosciuti dalla Chiesa sono 67 e di questi ben 49 sono legati all’acqua della sorgente di Lourdes: otto casi per applicazione, due per ingestione e ben 39 durante il bagno alle piscine. La Scienza naturalmente si è interessata molto delle guarigioni che avvengono in quel santuario e l’acqua prodigiosa, perciò, è stata sottoposta a tutte le analisi scientifiche possibili, senza che sia mai stato messo in risalto niente di straordinario».

Dunque si tratterebbe, come confermato dal sacerdote pugliese, di acque comuni, uguali a tutte le altre. E allora come si spiegano le guarigioni? Si tratta davvero di miracoli? E la medicina come si comporta davanti a tale interrogativo? Lascia il primato alla religione? «No, al contrario, la funzione del medico risulta ancor più importante ed essenziale. In modo particolare rivestono un ruolo fondamentale il Direttore del Bureau Médical ed il Comitato Medico Internazionale di Lourdes, di cui mi onoro di fare parte, che hanno il compito di verificare con estremo rigore la guarigione e il rispetto dei criteri di esclusione».

«Questo proprio perché – continua il dott. Balzaretti – per essere qualificata come miracolosa una guarigione deve manifestare due condizioni: che avvenga secondo delle modalità straordinarie e imprevedibili e che sia vissuta in un contesto di fede. Sarà perciò indispensabile che si crei un dialogo tra la scienza medica e la Chiesa. E questo dialogo a Lourdes lo si è sempre avuto, grazie alla presenza di un dottore permanente all’Ufficio delle Constatazioni Mediche del Santuario e del Comitato Medico Internazionale di Lourdes che è costituito da una ventina di membri tra luminari di fama internazionale, professori universitari e medici particolarmente esperti e qualificati provenienti da tutto il mondo».

«Inoltre – vice presidente dell’AMCI e membro del Comitato assieme ad altri due italiani – è bene ricordare, come amava ripetere il dottor Boissarie, che la storia di Lourdes è stata scritta dai medici. Questa parola profetica pervade ancora oggi ogni medico, ogni ammalato, ogni pellegrino presente al Santuario di Nostra Signora di Lourdes. Infatti, sono proprio la serietà della medicina e la lealtà e il rigore da essa dimostrati a costituire il fondamento essenziale per la credibilità del Santuario stesso». Dunque, il connubio medicina-religione sembrerebbe essenziale per spiegare cosa succede effettivamente a Lourdes ed in tutte le altre fonti mariane.

Eppure c’è una voce fuori dal coro, quella della dottoressa Enza Maria Ciccolo, biologa e ricercatrice dell’Università di Pisa che nel 1990 è giunta ad una scoperta sensazionale. Infatti, partendo da un semplice presupposto, cioè che l’acqua di per sé fa bene al corpo umano, dopo una serie di studi su tutte le acque delle sorgenti miracolose esistenti, sottoposte a risonanza frequenziale, è arrivata alla conclusione che queste hanno tutte le stesse caratteristiche, sì da differenziarsi notevolmente dalle altre acque.

In particolare ha notato come le cosiddette acque a luce bianca, come la stessa dottoressa toscana le ha ribattezzate, rispondono a tutte e 7 le frequenze dello spettro della luce, cosa che non avviene, ad esempio, con quella che sgorga dal rubinetto. I primi esperimenti sono stati fatti a Lourdes nel marzo del 1984 e da quella data sono state scoperte molte altre fonti con le stesse caratteristiche.

Secondo la biologa Enza Ciccolo, che a riguardo ha scritto numerosi libri senza però trovare la giusta notorietà, le acque mariane mantengono inalterate le loro proprietà frequenziali, e, se pure con specificità differenti a seconda della prevalenza dell’una o dell’altra frequenza (intendendo per frequenza la ‘risposta’ degli atomi che compongono l’acqua a cariche elettromagnetiche), riescono a entrare in risonanza con le cellule del nostro corpo armonizzandolo ed agevolando il ripristino ordinato dei ritmi vitali. Ecco perché queste ‘acque sante’ possono diventare rimedio e aiuto per moltissime patologie. E la sua scoperta non finisce qui: la dottoressa Ciccolo è riuscita anche a classificare in base alla provenienza della fonte gli effetti che le acque a luce bianca hanno sulla gente. Ad esempio, quella di Medjugorie fa bene a muscoli, ossa e sangue, quella di Montichiari cura scorie e tessuti della pelle, mentre quella San Damiano, nel piacentino, favorisce il sonno e cura il nervosismo.

Il dubbio resta aperto: se da un lato scienza, medicina e religione sono indispensabili tra loro quando si parla di acqua miracolosa, dall’altro è vero anche il contrario. Nel frattempo milioni di fedeli continueranno nei propri pellegrinaggi cercando la guarigione. E poco importa a quale possibile spiegazione bisogna darne il merito.

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