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Coop: quando l’acqua è di casa, la tua

di Silvia Parmeggiani

Fonte Monte Pizzarotta, Fonte S.Lucia, Fonte Ventasso, Fonte Monte Cimone, Fonte Cerelia, Fonte Radiosa, Fonte Galvanina: bevetela, signori, è questa l’acqua di casa vostra. Perché «se si ha a cuore lo stato dell’ambiente», come ci spiega Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, «non si possono chiudere gli occhi di fronte a dati inequivocabili». Durante il trasporto si rilascia Co2 (è più l’acqua viene da lontano più Co2 si lascia sulla strada), la plastica inquina ma se si riutilizza per l’acqua del rubinetto allora l’impegno ambientale non viene a mancare.

Ma se bere l’acqua del rubinetto è proprio un tabù, almeno la scelta ricada sull’acqua delle sorgenti di casa nostra. È questo il caldo invito che Coop raccomanda, nei propri supermercati, a tutti i suoi clienti. Alla faccia di ogni logica consumistica: perché l’ambiente, oggi come oggi, viene prima di tutto. La parola al presidente Vincenzo Tassinari: ecco la sua intervista a Water(on)line.

Coop è un gruppo sempre più vicino all’ambiente. Come nasce la campagna «Acqua di casa mia»?

«‹Acqua di casa mia›, la nuova campagna consumerista di Coop, è perfettamente in linea con l’impegno ambientale che caratterizza da sempre la prima catena della grande distribuzione italiana, assolutamente innovativa nei contenuti ed è perfettamente coerente con l’anima sociale di un movimento che è capace di unire più di 7 milioni e mezzo di soci su temi condivisi. Ecco, l’ambiente e una risorsa non illimitata come l’acqua stanno al primo posto nelle preoccupazioni condivise dalla nostra base sociale ed è a queste che abbiamo voluto dare una risposta, senza dimenticare gli effetti che una scelta o l’altra possono generare sui bilanci familiari.

La campagna è in perfetta linea con altre precedenti campagne ambientali di Coop: ad esempio negli anni Ottanta quando per primi lanciammo una campagna per eliminare i fosfati dai detersivi o più recentemente con la sostituzione degli shoppers di plastica da noi iniziata nella primavera del 2009 ben prima che ci fosse una legge per la loro sostituzione. Tengo subito a precisare però che la nostra non è una campagna ‘contro’, ma ha l’obiettivo di dare ai soci e consumatori tutti gli elementi necessari per fare scelte consapevoli.»

«Bevete acqua di rubinetto» è il vostro slogan. E se non vi va quella del rubinetto allora scegliete acqua che sgorga ed è confezionata nel vostro territorio. È così?

«Di fatto sì. Nei materiali informativi predisposti, negli spot televisivi, sul nostro sito internet ritorna ovunque lo stesso messaggio ‹salvaguardiamo l’ambiente: scegli l’acqua del rubinetto o proveniente da fonti vicine› che, detto da chi l’acqua la vende da sempre, non è poi così banale. D’altro canto se si ha a cuore lo stato dell’ambiente non si può chiudere gli occhi di fronte a un dato di fatto: l’imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d’acqua che viaggiano per 100 km (ma mediamente ne fanno di più) producono emissioni almeno pari a 10 kg di CO2. Se invece si sceglie l’acqua di rubinetto per ogni 100 litri erogati si emettono circa 0,04 kg Un rapporto di 1 a 250.

Le possibilità che si aprono sono diverse. Chi vuole può decidere di ricorrere, più di quanto già si faccia, all’acqua di rubinetto normalmente un’acqua di buona qualità e sicura da un punto di vista igienico. Altra strada è poi quella di scegliere acque minerali vicine, così da limitare il trasporto su gomma (sulle nostre autostrade viaggia ancora l’82% dell’acqua minerale).»

Nei vostri supermercati nel reparto apposito sono segnalate le acque territoriali: in Emilia (Reggio Emilia, Modena, Parma, Piacenza) quali sono le acque minerali in bottiglie consigliate?

«Nella cartina delle acque che si trova apposta in ogni reparto, dove si trovano precise indicazioni delle fonti sia locali che nazionali e della loro ubicazione geografica, nell’Emilia si trovano le acque: Fonte Monte Pizzarotta-Fonte S.Lucia (RE), Fonte Ventasso, Fonte Monte Cimone (che è la fonte dell’acqua a marchio Coop), Fonte Cerelia (Bo), Fonte Radiosa (Fc), Fonte Galvanina (Rn).»

Le schede informative sulle acque cosa contengono?

«Oltre alla cartina sulle acque che rende possibile al consumatore di visionare l’effettiva collocazione geografica della fonte da cui proviene l’acqua minerale, nei nostri punti vendita sono in distribuzione dépliant informativi sulla campagna che spiegano le cause che hanno spinto Coop in questa direzione e danno consigli utili nella scelta»

I benefici di questa campagna per i consumatori, in termini economici, quali sono?

«Di tutta l’acqua che un cittadino italiano consuma in un giorno per bere, per lavarsi, per preparare gli alimenti etc etc, quella minerale rappresenta circa un cinquecentesimo: mezzo litro contro 250 litri, in proporzione appena un bicchiere. E questo mezzo litro costa più o meno quanto gli altri 250. Considerando il consumo medio pro capite italiano di 195 litri a persona, una famiglia di quattro persone spende circa 234 euro l’anno in acqua minerale e paga una bolletta dello stesso ordine di grandezza per l’acqua del rubinetto utilizzata nella vita quotidiana. In sintesi, paghiamo ogni bicchiere di minerale circa 6 centesimi, mentre il costo dello stesso bicchiere di acqua pubblica è attorno al decimillesimo di euro. I benefici sono evidenti.»

Questa campagna non va a scapito delle acque monomarca Coop o delle vendite in generale?

«Il 2010 è stato un anno caratterizzato da un andamento negativo del mercato delle bevande con un calo medio del 4,5% a volume rispetto al 2009 nonostante la maggior pressione promozionale attivata da tutte le grandi marche. Andamento peraltro non omogeneo a tutto il comparto, in quanto, se escludiamo le acque minerali il calo di vendite si riduce della metà. Quindi è proprio sulle acque che si tende a diminuire gli atti di acquisto.

I primi dati dopo il lancio della campagna ‹Acqua di casa mia› confermano e consolidano il trend di riduzione già in atto, mentre non si registra riduzione del ‘traffico’ ovvero del numero di consumatori che frequentano il punto vendita, quanto piuttosto uno spostamento dei consumi all’interno delle diverse tipologie di acque, a conferma che il cambio era già iniziato e come Coop abbia di fatto intercettato un trend preciso, quello della diminuzione già in essere del consumo di acqua imbottigliata, e cmq la crescita di maturità del consumatore.

Questo è confermato anche dai dati di una recente indagine da noi fatta sul gradimento della campagna. Il consumatore ha gradito l’iniziativa che è stata letta esattamente per quello che era una campagna per aumentare la consapevolezza nel consumo di un bene prezioso come l’acqua, in coerenza al binomio Coop: convenienza e rispetto dell’ambiente. In particolare la quasi totalità dei consumatori intervistati riconosce obiettivi genuinamente ambientalisti, quali: dare un buon esempio di comportamento responsabile sull’ambiente, ridurre gli sprechi, dare un contributo alla riduzione dell’inquinamento da trasporto, ridurre gli imballaggi… con percentuali che vanno dall’81 all’87%.

Ma con percentuali molto simili anche aspetti quali proporre uno stile di consumo più sobrio e favorire i consumi locali ottengono il consenso della maggioranza dei cittadini intervistati, seguita dall’intenzione di far risparmiare il consumatore, con il 71%. Un 10% del campioni infine ha dichiarato che modificherà il proprio stile di consumo. Da segnalare come, in particolare i soci e i clienti Coop, sono particolarmente convinti delle motivazioni di tutela ambientale e di risparmio. Solo una piccola minoranza vede un’intenzione strumentale, minoranza che, nei soci Coop scende al 10% degli intervistati. Identiche le motivazioni anche alla base del ricordo che la campagna tv e stampa ha lasciato nei consumatori, a conferma della correttezza e coerenza dell’iniziativa.

Come abbiamo sempre detto Acqua di Casa Mia non è una campagna ‘contro’ ma è una grande campagna consumerista, nel senso che vuole fornire informazioni ai consumatori per aumentare il grado di consapevolezza delle proprie scelte. Parliamo dell’impatto ambientale di una scelta piuttosto che di un’altra, così come non nascondiamo i rischi potenziali legati all’acqua di rubinetto di alcuni comuni in deroga.

Non sponsorizziamo una scelta o l’altra, noi continueremo a vendere acqua minerale. Vogliamo che il consumatore compri non solo in base a una scelta economica, ma anche per una scelta maggiormente consapevole su tutto il resto. Nessuno vuole fare confronti tra l’acqua minerale e quella del rubinetto, che restano due prodotti differenti, regolati da normative diverse, ma entrambi hanno caratteristiche che devono essere conosciute per mettere il consumatore nelle condizioni di esercitare una scelta consapevole.»

Essendo Coop un supermercato che ha rapporti fianco a fianco con i produttori delle acque minerali in bottiglia, come cambia il meccanismo di vendita, di fiducia con i produttori?

«Lo stesso discorso in realtà si potrebbe fare per altri prodotti. Coop non è solo il primo gruppo della grande distribuzione in Italia ma anche la quarta industria alimentare con il proprio prodotto a marchio. Ma non c’è contraddizione fra l’uno e l’altro ruolo. »

Quale regione italiana ha meglio aderito all’iniziativa? Dove è stata venduta più acqua locale?

«Non ci sono grandi differenziazioni territoriali. C’è solo da rilevare che nel sud d’Italia il consumo di acqua del rubinetto è più ridotto, a vantaggio però dell’acqua minerale locale. In generale comunque l’orientamento dei consumatori, in base a un sondaggio da noi effettuato in piena campagna, è aumentare il consumo dell’acqua del rubinetto.»

Quante marche d’acqua esistono in commercio (o sono commercializzate da Coop)? Di queste quali sono le più vendute (acque a basso contenuto di sodio, acque con basso residuo fisso,…)?

«In Italia sono 167 le società imbottigliatrici e 292 le marche di acqua confezionata. C’è anche da dire che quattro grandi gruppi (Nestlè, San Benedetto, Rocchetta/Uliveto e Ferrarelle) controllano il 55% del mercato, mentre altri 4 (Spumador, Norda, Fonti di Vinadio e Gaudianello) controllano un ulteriore 18,4%. Leader di mercato è Levissima con basso residuo fisso, nei nostri punti vendita l’acqua Coop è al secondo posto nelle vendite con un 25%, da segnalare anche le buone performance dell’acqua Lurisia.»

Crede che la pubblicità influisca sull’acquisto di certe marche d’acqua a scapito della qualità che possono avere le acque territoriali?

«È indubbio. Gli effetti del meccanismo di induzione all’acquisto scatenato da una insistente pressione pubblicitaria sono sotto gli occhi di tutti.»

La polemica con le associazioni delle acque minerali. Che posizione ha preso e porta avanti Coop?

«Sulle acque minerali di marca abbiamo avviato, fin da prima dell’inizio della campagna, un confronto costruttivo con l’associazione e le industrie. Le acque minerali continueranno a stare sui nostri scaffali, ma l’obiettivo è quello di costruire un’offerta chiara, trasparente, conveniente tutti i giorni che permetta al consumatore di scegliere consapevolmente. Noi non abbiamo attivato alcuna polemica.»

Scegliere l’acqua del rubinetto sarebbe il massimo per l’ambiente: perché la gente non si fida?

«Dal punto di vista sanitario, le leggi assicurano tutti i controlli necessari anche sulle acque potabili: le norme prevedono infatti che debbano essere verificati più di 50 parametri tra fisici e microbiologici. Di fatto, l’acqua potabile distribuita dai rubinetti in Italia è normalmente di buona qualità e sicura da un punto di vista igienico. Tuttavia il suo sapore può variare da luogo a luogo come conseguenza dei trattamenti di potabilizzazione che subisce. Tutte le acque convogliate nelle reti acquedottistiche richiedono rigorosi e continui controlli e una serie di trattamenti (di solito clorazione) per la depurazione e potabilizzazione che possono condizionarne il sapore.

È però doveroso ricordare che diverse Regioni (limitatamente ad alcuni Comuni del loro territorio) hanno chiesto deroghe, sin qui sempre concesse dal Ministero della Salute rispetto ai limiti fissati dalla legge. A volte può trattarsi di cause dovute all’eccessiva presenza di sostanze derivanti dall’origine vulcanica del terreno, altre volte di residui della clorazione delle acque stesse, altre volte di problemi legati alle lavorazioni agricole. Tali deroghe vengono verificate e concesse da apposito organismo europeo. Credo che queste informazioni e considerazioni si stiano facendo strada nell’opinione pubblica, fatti salvi gli scandali e le emergenze che purtroppo ogni tanto riesplodono.»

» Vedi i dati (pdf)

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