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Brita: caraffe depuranti

di Silvia Parmeggiani


Un boom: le caraffe filtranti sono un must. Ecologiche, economiche, strizzano l’occhio al nostro portafoglio, aumentano la coscienza ambientale e offrono acqua buona da bere, per davvero, a km zero. Utili o inutili, chi l’ha provata giura che quello che c’è scritto sul libretto delle istruzioni è verità. E Brita è la prima industria di settore che ha portato nelle nostre case un depuratore ad uso casalingo, affermandosi nel mercato italiano. Abbandonato il primo grossista locale, Brita si espande e apre una filiale nel 2007, a Pedrengo, in provincia di Bergamo. Ci vogliono 9 anni ma Brita riesce ad avviare un processo d’acquisto inarrestabile, un vero e proprio fenomeno di massa: tutti vogliono Brita, vogliono la caraffa che depura l’acqua del rubinetto. Un prodotto che tutti gli altri mercati, quelli stranieri, li aveva già conquistati da anni. Adesso tutti vogliono risparmiare e bere acqua del rubinetto. Unica condizione? Che sia davvero buona. Brita promette questo ‘miracolo’.

Ma come nasce l’ideazione di una caraffa depurante ad uso quotidiano e domestico? A quale anno risale il primo bozzetto? Quanti tentativi ci sono voluti per arrivare ai risultati di oggi? A Water(on)line lo spiega Alessandro Storti, marketing manager consumer product division di Brita.

Come nasce la caraffa filtrante Brita?

«Quando, nel 1970, venne brevettato il primo filtro per acqua ad uso domestico, nessuno avrebbe potuto prevedere il grande successo internazionale che questa invenzione avrebbe riscosso solo pochi anni più tardi. Il vero e proprio pioniere del filtro per l’acqua di casa, ossia il suo inventore e fondatore dell’azienda, è stato Heinz Hankammer. Egli dovette far conoscere al pubblico il valore e l’efficacia della filtrazione dell’acqua. Con passione per la sua invenzione, pose le fondamenta per l’attuale gruppo aziendale e le sue attività basandosi sulla capacità di convincere, il saper ‘vendere’ un’idea e su un’inesauribile energia.

Il primo prodotto, realizzato inizialmente ad opera dei membri della famiglia ancora solo per il mercato locale, fu portato da Hankammer in fiere ed esposizioni, dove vennero presi contatti con potenziali acquirenti, consumatori e rivenditori con la presentazione della cosiddetta ‹prova del tè›. Con questa prova, i presenti diventavano, nel senso letterale del termine, testimoni oculari dei vantaggi dell’acqua filtrata Brita: due tazze di tè, una con acqua filtrata con il filtro Brita e l’altra con acqua non filtrata, venivano preparate e quindi fatte raffreddare. Mentre il tè preparato con acqua non filtrata mostrava una evidente patina, il tè contenente acqua filtrata con il filtro Brita si presentava visibilmente più limpido e invitante e sviluppava un aroma più gustoso.

Da Taunusstein e dal mercato interno tedesco, il filtro per acqua ad uso domestico arrivò in Francia, poi in Spagna e in Gran Bretagna tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Si era così posta la base per la diffusione internazionale del prodotto. Motore di questa fase della storia di successo dell’azienda fu la fondazione di una filiale in Gran Bretagna (nel 1981), che rimane ancor oggi uno dei Paesi dove siamo più forti. Lì la nota passione per il tè richiede senz’altro che l’acqua del rubinetto di casa sia di ottima qualità.»

E poi?

«E poi è aumentata la consapevolezza per la salute e per l’ambiente e i consumatori sono alla ricerca di una soluzione che consenta loro di avere a portata di mano acqua fresca potabile, evitando di creare rifiuti inutili. L’acqua, inoltre, è considerata non solamente come risorsa vitale, ma come un bene che va via via esaurendosi. È quindi importante mettere a disposizione un’acqua potabile di ottima qualità.»

Via via, quindi, sono aumentate le potenzialità e la gamma dei prodotti offerti. Ma come depura l’acqua la caraffa Brita? Prendiamo un vostro qualsiasi modello: ha l’inconfondibile forma di una caraffa. L’unica cosa che ha in più è il coperchio, allungato, in cui si scorge un filtro. Si vuota l’acqua direttamente dal rubinetto, all’interno della caraffa, attraverso il filtro. E la magia dove sta?

«La magia sta nel filtro che ottimizza l’acqua del rubinetto per la preparazione di bevande calde e fredde. Il contenuto dell’originale filtro è un mix di scambiatori di ioni e carboni attivi, il che lo rende particolarmente adatto per il trattamento dell’acqua potabile del rubinetto.»

Cosa permette di fare questo filtro? E quali effetti si ripercuotono sulla composizione dell’acqua?

«Riduce la quantità di calcare (attiva un processo di decarbonizzazione dell’acqua del rubinetto), riduce la quantità di cloro e dei suoi derivati e la quantità di metalli quali piombo e rame, talvolta rilasciati da alcune tubature ad uso domestico. Per chiarezza: il Ministero della Salute richiede ai produttori di filtri per acqua una durezza minima di 10°FH per l’acqua filtrata (in realtà compresa tra i 5 e i 15°FH). Per rispettare questo parametro, il Ministero della Salute raccomanda una durezza minima dell’acqua da filtrare alla sorgente pari a 19°FH. Questo aiuta a garantire un certo apporto di sali minerali all’organismo.

Un filtro per acqua per uso domestico, comunque, può essere usato sotto i 19°FH per la risoluzione di problemi legati all’odore o al gusto dell’acqua del rubinetto e l’apporto quotidiano di sali minerali all’organismo è comunque assicurato da una dieta equilibrata.»

Parlava di sostanze all’interno dei filtri. Per addolcire l’acqua quali vengono impiegate?

«I filtri Brita contengono una combinazione di resine a scambio di ioni e carbone attivo. Il carbone assorbe il cloro, i pesticidi e gli agenti inquinanti organici, migliora il sapore ed elimina odori e scolorimento. Il filtro contiene anche un antiossidante che impedisce la crescita dei batteri. Le resine a scambio di ioni rimuovono la durezza temporanea, la quale causa la formazione di calcare; inoltre, riducono significativamente i livelli dei metalli quali rame e piombo.»

Quanti litri d’acqua è in grado di depurare un filtro?

«Dal momento dell’attivazione i nostri filtri sono garantiti per un funzionamento ottimale per un periodo di 4 settimane, trascorso il quale potrebbero non performare al meglio, ma ciò non significa che siano esauriti. La durata del filtro, infatti, dipende dalla specifica durezza dell’acqua del rubinetto. La capacità di assorbimento è di circa 6000 mg di calcio e magnesio, che è sufficiente per il trattamento di 100 litri di acqua di rubinetto con una durezza temporanea di 180 mg/l, espressi come carbonato di calcio. Il memo è tarato per consigliare una durata media ottimale, ma ciò non significa che il filtro possa durare più a lungo. Tenga presente comunque che le resine a scambio di ioni presenti nel filtro si scaricano non solo per la quantità d’acqua filtrata ma anche in relazione al tempo di utilizzo.»

In termini economici, le caraffe Brita quanto possono far risparmiare i cittadini sull’acquisto di acqua minerale in bottiglia?

«Ogni italiano beve in media 194 litri l’anno di acqua in bottiglia, con una spesa di oltre 300 euro all’anno per una famiglia. L’acqua del rubinetto costa molto meno.»

Facendo due conti, tra spese minime per le cartucce e l’acquisto di una prima caraffa, la convenienza rimane?

«Un consumatore spende mediamente il primo anno, comprendendo l’acquisto della caraffa, circa 100 euro.»

In termini ecologici, invece, quali sono i vantaggi?

«Nel 2009 gli italiani hanno consumato 12,4 miliardi di litri di acqua in bottiglia spendendo 2,25 miliardi di euro. Il 90% di questa cifra è servito per pagare l’imballaggio e i costi complementari (trasporto, lavoro, pubblicità…). Il costo reale dell’acqua in bottiglia è inferiore allo 0,6% del prezzo finale. In termini ambientali il prezzo è altissimo, basta considerare l’energia necessaria a: trattare l’acqua, produrre le bottiglie, trasportarle e riciclarle. Scegliere Brita non vuole solo dire risparmiare, ma anche contribuire alla salute dell’ambiente.

Per il gruppo rispettare l’ambiente è anche attivare delle massicce attività di riciclaggio. Riciclare, per noi, non è una moda: basti pensare che il riciclaggio dei filtri è parte integrante del processo produttivo da oltre quindici anni! In collaborazione con un ampio numero di distributori è attiva da giugno 2010, per la prima volta in Italia, la campagna di riciclaggio al dettaglio. Grande rispetto per l’ambiente dunque, ma anche responsabilità sociale. Da oltre 20 anni, infatti, l’Azienda ha intrapreso un programma a sostegno di questa delicata tematica, sostenendo vari progetti e iniziative a sostegno di associazioni internazionali che perseguono il fine di rendere l’acqua potabile accessibile a tutta la popolazione mondiale.»

L’acqua, una volta depurata, si può lasciare in caraffa per quanto tempo?

«Si consiglia di consumare l’acqua filtrata entro 2 giorni dalla filtrazione e di non lasciare un filtro inutilizzato per troppo tempo e poi riutilizzarlo, ma piuttosto di provvedere alla sua sostituzione al rientro da un periodo di prolungata assenza.»

Lasciarla troppo a lungo può provocare un aumento di carica batterica e nitriti?

«Il contenuto della cartuccia filtrante è costituito da una combinazione di scambiatori di ioni e carbone attivo che è particolarmente adatto per questo tipo di acqua potabile.»

Per specificare: c’è un trattamento speciale, con l’argento, per inibire la proliferazione dei batteri nella cartuccia. I materiali che compongono il filtro possono essere trattati con l’argento. C’è un modo per caricare parzialmente il filtro con ioni d’argento evitando di lasciare nano particelle. Brita, però, non utilizza argento999 ma un componente derivato dall’elemento stesso.

«L’argento è un metallo prezioso, che è stato usato con successo da anni in numerosi impianti di purificazione a causa della sua buona compatibilità con i tessuti umani e non ci sono segnalazioni di possibili danni causati dal suo uso. Inoltre, c’è un istituto indipendente, il Tuev, che controlla regolarmente la qualità e la compatibilità alimentare dei materiali utilizzati. Guardando il panorama alimentare, l’argento è presente in molti alimenti. Nelle carni (0,004-0,024 mg / kg), nel pesce (fino a 11 mg / kg), nei funghi (fino a 210 mg / kg). La quantità di argento che è presente in 100 g di funghi è uguale a 200 litri di acqua filtrata.

Per motivi di igiene, il materiale filtrante della cartuccia è trattato con argento. Una piccola quantità di argento, che non costituisce alcuna minaccia per la salute (e che può variare a seconda della composizione dell’acqua di rete) potrebbe essere trasferita nell’acqua. Queste informazioni devono essere considerate sulla base della decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In alcuni casi l’OMS pone dei limiti affermando che i livelli più elevati di argento fino a 0,1 mg/L possono essere tollerati senza alcun rischio per la salute ma la quantità di argento che la nostra cartuccia può rilasciare è ben all’interno di questo valore guida.»

E nel 2007 la polemica con Altroconsumo. Nel 2007, nell’articolo «Acqua in brocca» (apparso nel n. 227), la rivista ha effettuato test su 5 brocche depuranti. È risultato che i filtri delle caraffe rilasciano una quantità troppo alta di ammonio.

Secondo Altroconsumo: «L’acqua filtrata dalle 5 caraffe è stata messa a confronto con quella dell’acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese (il tempo medio di durata delle cartucce filtranti). Abbiamo testato le brocche, simulando l’uso che si farebbe in famiglia per servire a tavola l’acqua con i principali pasti della giornata. L’utilizzo della brocca per filtrare l’acqua del rubinetto è praticamente inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell’acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell’acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l’aumento di nitriti) dell’acqua».

E ancora: «L’acqua che arriva nelle nostre case è potabile e può esser bevuta da tutta la famiglia, bambini compresi. Uno dei motivi per cui la maggior parte delle persone snobba l’acqua del rubinetto è la sua durezza […]. Al contrario, addolcire troppo l’acqua (arrivando magari a 0°F) può causare danni ben più importanti: non solo si impoverisce di sali utili all’organismo, ma se ne altera l’equilibrio, diventando così aggressiva nei confronti dei materiali con cui entra a contatto (per esempio i contenitori metallici e le decorazioni su ceramica)».

(Leggi l’articolo integrale on line)

A queste accuse risponde nuovamente il marketing manager Alessandro Storti commentando passo passo l’articolo di Altroconsumo, che ha preso in esame due suoi prodotti specifici: Brita Aluna e Fjord.

«Sia Altroconsumo ma anche Brita ritengono che l’acqua del rubinetto distribuita in Italia sia di buona qualità. Le nostre caraffe filtranti hanno lo scopo di rendere più gradevole tanto il sapore dell’acqua del rubinetto da bere, quanto di renderla ottimale per la preparazione di tè o caffè. Brita è lieta che i test condotti da Altroconsumo sulle caraffe filtranti abbiano riscontrato effetti positivi riconducibili alla riduzione di sostanze che alterano il sapore di bevande sia calde che fredde. Altroconsumo, inoltre, elogia la facilità di utilizzo, il conciso manuale di istruzioni, le relative note esplicative e l’indicatore (memo) che segnala quando sostituire il filtro. I prodotti Brita hanno anche ottenuto i migliori risultati dal punto di vista microbiologico e in merito alla filtrazione di trialometani e solventi.»

Altroconsumo, però, ha mosso delle critiche rispetto al quantitativo di ammonio e nitriti rilasciato dalle cartucce. Cosa risponde Brita?

«Che gli aspetti positivi sono molteplici ma intendiamo fare chiarezza sugli elementi di criticità. In primo luogo, a Brita preme sottolineare che la sua principale preoccupazione, così come la sua policy a livello mondiale, è quella di realizzare e distribuire prodotti di eccellenza dal punto di vista qualitativo. Brita è presente in 5 continenti, in più di 70 paesi e ha più di 50 milioni di clienti. L’azienda ha un proprio reparto ‹Ricerca e sviluppo› e da più di 40 anni conduce attività di ricerca finalizzate al miglioramento degli standard qualitativi dei suoi prodotti, prendendo molto seriamente le sue responsabilità nei confronti dei consumatori. Ha stabilito differenti procedure di controllo di qualità tutte ad altissimo livello sia internamente che esternamente e scelto partner di spicco nel settore dell’acqua al fine di assicurare l’alta qualità dei suoi prodotti e ha chiesto all’Istituto indipendente Tuev di verificare che le caraffe e il filtro fossero conformi a parametri stabiliti per prodotti alimentari. L’Istituto Tuev ha confermato ufficialmente la conformità delle caraffe filtranti Brita rispetto alle leggi tedesca ed europea. Negli Stati Uniti, il medesimo prodotto è stato riconosciuto conforme agli standard della National Sanitation Foundation (NSF Standard No. 42 e 53 for Drinking Water Units). Tale certificazione conferma la sicurezza del prodotto e le capacità dichiarate.»

Brita smonta le teorie di Altroconsumo, analizzando punto per punto, i punti critici che gli sono stati contestati. Per leggere il file integrale clicca qui (pdf).

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