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Quando l’acqua fa pubblicità alla moda

Il mondo della tv immerso in oltre 379 milioni di litri

di Lisa Valentini

Da far venire il capogiro anche al più ricco dei manager promozionali: sono i proventi pubblicitari derivati dalla sponsorizzazione di articoli di moda e accessori delle più importanti griffe mondiali, attraverso l’elemento acqua. Già nel 2005 il mercato prevedeva un giro di affari complessivo di oltre 3 miliardi di euro e ad oggi si vede aumentare del 40%. Secondo i dati raccolti dall’Istat, per ciascuna società di mercato specializzata nel settore si arriva ogni anno a toccare i 379 milioni di euro di investimenti tra spot tv, radio e cartelloni pubblicitari. Ed il conto comprende solo la cifra spesa per gli sponsor direttamente legati alla vendita dell’acqua. Se si fa un inventario di tutti i capitali investiti anche nelle campagne pubblicitarie di altri oggetti che hanno usato l’acqua come elemento d’ausilio o appoggio alle loro promozioni, la cifra si alza in maniera esponenziale.

Non più tardi dell’anno scorso la famosa attrice americana Gisele Bündchen appariva vestita solo di uno scroscio d’acqua per la nuova campagna per la griffe brasiliana Grendene Ipanema, volta a promuovere la nuova linea di sandali e ciabattine da mare della stagione estiva. La reclame recitava: «Senti l’acqua in punta di piedi». Lo spot pubblicitario in questione, mirava ad unire la vendita del prodotto alla fortissima componente attrattiva dell’immagine e del messaggio veicolato dall’acqua. Gli scatti della top model, lanciati on-line all’inizio della primavera 2010 per l’uscita della collezione estiva, hanno incontrato subito il favore del pubblico e aumentato le vendite della casa di moda in maniera esponenziale, rendendo quella di Gisele Bündchen una delle campagne più riuscite del settore.

Per studiare il fenomeno che sta dietro l’enorme merchandising dell’uso dell’acqua nella pubblicità, lo scorso ottobre nell’Auditorium dell’Accademia dei Lincei a Roma si è tenuto l’11° Incontro Finanziario dell’Autonomia Locale, durante il quale Dexia Crediop, società operazioni per la finanza pubblica ed organizzatrice dell’evento, ha esposto in dati la situazione economica relativa agli investimenti e alla gestione non solo delle risorse idriche territoriali italiane, ma anche di tutto l’apparato commerciale collegato all’acqua. La spesa calcolata arriva a sfiorare cifre mastodontiche, ma basta guardarsi intorno – o ancor meglio guardare la tv o una rivista – per capire come in realtà siano numeri non troppo eccessivi rispetto al numero di presenze degli elementi idrici all’interno delle varie pubblicità.

È stato analizzato come in più del 70% delle reclame pubblicitarie, presenti nei canali tv, siano legati in maniera più o meno diretta all’acqua, un dato immediatamente dimostrabile in maniera empirica. Accendendo l’apparecchio televisivo, in un orario compreso tra le 18 e le 20, infatti, si scopre come in poco meno di 5 minuti di pubblicità, tempo che intercorre tra l’interruzione di un programma e la sua ripresa, almeno una pubblicità su tre contenga allusioni all’acqua o si serva di questo elemento per valorizzare il suo prodotto: dagli spot per i dentifrici, a quelli per le creme di bellezza, per gli shampoo, per cucinare o ancora a quelli per prodotti medici e per gli elettrodomestici.

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