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World Water Day: città che cambiano, città senz’acqua

di Silvia Parmeggiani

Risorse idriche e città: è stato questo il tema della diciottesima edizione del World Water Day che si è svolto nell’ultima settimana di marzo a Cape Town (Sud Africa). «Quello che sta cambiando è il tasso di crescita delle città», spiega Nicoletta Forlano, Communication & Information Manager Land & Water Division per la Fao, che precisa la scelta del tema dell’edizione 2011. «Le Nazioni Unite hanno dedicato la Giornata Mondiale dell’Acqua alle questione dell’acqua nelle città per sottolineare un problema che, se non affrontato adeguatamente, potrebbe ulteriormente esacerbarsi. Per inquadrare la situazione bisogna considerare che oggi nel mondo una persona su due abita in città e che le città crescono a ritmi vorticosi, soprattutto nei paesi più poveri o in via di sviluppo. Oltre al normale incremento della popolazione urbana (50%), si riscontra un ritmo crescente di abbandono delle zone rurali a favore di quelle urbane (25%) e l’ulteriore accorpamento nelle città di zone che erano precedentemente rurali (25%). Le proiezioni al 2020 ci dicono che l’incremento degli abitanti dei quartieri più poveri aumenterà di 27 milioni all’anno. Una cifra impressionante».

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Città che cambiano

Le città si stanno evolvendo, stanno cambiando così rapidamente sotto i nostri occhi che neppure ce ne accorgiamo. E questo a cosa ci porterà? A fognature e servizi igienici scadenti, alla mancanza di controlli adeguati, a difficoltà nello smaltimento dei rifiuti, con incontrollabili conseguenze. «Il fulcro del problema», continua Forlano, «è rappresentato dalla gestione di queste acque: fognature, servizi igienici, approvvigionamenti. Gli investimenti nelle infrastrutture non hanno tenuto il passo con il ritmo di urbanizzazione, ed oggi più che mai ci troviamo di fronte a megalopoli in cui le zone più povere non offrono garanzie d’igiene o fornitura d’acqua agli abitanti. E dove lo smaltimento dei rifiuti solidi è una minaccia crescente per la salute e l’ambiente. Spesso la mancanza di adeguati controlli sulle acque reflue, si traduce in un crescente inquinamento delle sorgenti. Che a sua volta produce degrado ambientale e costi più elevati per il trattamento delle acque, per non parlare dei danni all’agricoltura e, di conseguenza, alle esportazioni».

Per gestire al meglio l’acqua urbana occorre una sana e accurata pianificazione. Per citare Joan Clos, direttore generale di UN-Habitat e sindaco di Barcellona dal 1997 al 2006, «già oggi sappiamo che le città si allargheranno sempre di più. È quindi inutile aspettare che ciò avvenga disordinatamente e senza regolamentazione. Le infrastrutture, strade e reti fognarie, devono svilupparsi di pari passo. Non si può pensare ad una senza progettare l’altra». Clos ha sottolineato l’assoluta necessità di una volontà politica, a tutti i livelli, per poter affrontare la questione efficacemente. «Pianificazione ed investimenti nel settore», aggiunge Nicoletta Forlano, « sono la chiave per rispondere adeguatamente ad una incalzante questione sociale».

Per dire, negli ultimi dieci anni, il numero di persone che vive in città senza accesso ad un rubinetto in casa o nelle immediate vicinanze, è aumentato di circa 114 milioni, mentre il numero di coloro che non ha accesso ai servizi igienici è aumentato di 134 milioni. «Questo aumento del 20% ha un impatto estremamente negativo sulla salute umana e sulla produttività economica», spiega Forlano, che precisa anche il perché: «le persone si ammalano e quindi non possono lavorare, innescando un circolo vizioso di crisi sociale e produttiva che ricade direttamente su popolazioni già disagiate. In molti Paesi le ragazze sono costrette ad abbandonare la scuola per mancanza di strutture igienico-sanitarie, e le donne vengono aggredite mentre trasportano l’acqua per la famiglia o mentre utilizzano un gabinetto pubblico. Per non dimenticare che spesso i più poveri, che non hanno accesso all’acqua nelle loro case, sono costretti a comprarla da fornitori ‘non ufficiali’ a prezzi dal 20 al 100% superiori a quelli dei loro vicini più ricchi, che ricevono l’acqua direttamente nelle loro case».

Il Word Water Day

Da qualche anno a questa parte, UN-Water ha rivitalizzato la Giornata mondiale dell’acqua, cercando di trasformarla in una campagna globale di sensibilizzazione pubblica. «Merito di questa nuova tendenza è della Fao», precisa Nicoletta Forlano. «Dal 2007 al 2010 ha avuto la presidenza di UN-Water e che per prima ha investito nella manifestazione tramite una campagna di informazione puntata ad un pubblico più vasto. Negli anni a seguire, le varie Agenzie incaricate di coordinare il tema annuale (Unesco, Unep, UN-Habitat etc) hanno raccolto la sfida e continuano ad investire in questa campagna, di cui sono responsabile dal 2007». Un evento che si rivolge ed è aperto a tutti: «l’acqua è un bene prezioso, molto fragile e fortemente conteso. Per la maggior parte di noi il problema dell’accesso all’acqua non si pone, ma la gente deve sapere che per l’acqua scoppiano guerre, o che la sua mancanza, o il suo cattivo stato, riducono milioni di persone in condizione disperate, con più vittime tra i bambini di quanti ne facciano Aids, malaria e tubercolosi messi insieme».

Una coscienza che piano piano si sta formando: il numero di adesioni al World Water Day, infatti, aumentano di anno in anno. «C’è gente in tutto il mondo che organizza eventi, manifestazioni, riunioni. Si va dal pulire le rive dei fiumi all’insegnare ai bambini cosa significa ‹inquinamento‹. Perché la qualità dell’acqua è altrettanto importante che garantirne l’accesso. Immaginatevi di avere un bicchiere di acqua sporca o contaminata davanti: per noi sarebbe impensabile berla. Per tanti non c’è alternativa. Scuole, associazioni, società civile sono sempre più impegnati nel divulgare informazioni, atteggiamenti da seguire, azioni da evitare… Quest’anno, in particolare, abbiamo utilizzato tantissimo i canali di comunicazione ‘globali’ come Facebook, Twitter, Flickr e YouTube. Siamo molto contenti di quello che siamo riusciti a fare e speriamo di coinvolgere sempre più persone. Sembrerà impossibile, ma confidiamo in un movimento globale che possa influenzare governi e legislatori per poter garantire, la dove non fosse ancora una realtà, la possibilità di migliorare le condizioni di accesso all’acqua di milioni di persone».

E, nel 2012, ancora la Fao in prima linea per il World Water Day. «Il tema sarà Water for Food Security, cioè acqua per la sicurezza alimentare», ci anticipa Forlano. «La mia traduzione personale è ‹Acqua per mangiare›… per legare indissolubilmente l’acqua al concetto di cibo. Perché chi è il maggior utilizzatore d’acqua nel mondo? L’agricoltura. Il motivo? L’acqua è l’elemento chiave per produrre ciò che mangiamo. Potrebbe apparire strano, ma ‹Acqua per mangiare› è anche un concetto fortemente collegato all’urbanizzazione. La rapida e prodigiosa espansione della popolazione urbana sta producendo enormi cambiamenti nella dieta alimentare, con un deciso incremento nei consumi di proteine animali. Animali che, nella maggior parte dei casi, provengono da allevamenti intensivi, quindi ad altissimo consumo di acqua. Oggi andiamo al supermercato e troviamo una bistecca impacchettata nel banco frigo. Mai e poi mai la collegheremmo all’acqua. Invece, a meno che quell’animale non abbia vissuto libero, brucando erba cresciuta ad acqua piovana, quella bistecca è lì grazie a decine di migliaia di litri d’acqua consumati per produrla».

Svelati i progetti per l’anno venturo, l’organizzazione si lascia sfuggire anche qualche proposta. «Con la campagna del prossimo anno vogliamo entrare nelle case della gente e far capire quanto una dieta diversa possa influenzare il consumo idrico. Ci piacerebbe riuscire a far organizzare dei ‘banchetti’ in cui le persone cucinino insieme, condividano il loro cibo e siano consapevoli dell’acqua che è stata utilizzata per metterlo sulle nostre tavole. Quindi saremo molto felici di collaborare con chiunque voglia darci una mano a sviluppare questa campagna di sensibilizzazione. Ci auguriamo fortemente che anche l’anno prossimo assisteremo ad una ancora maggiore partecipazione del pubblico, tanto da riuscire a trasmettere un messaggio forte e chiaro a tutti coloro che hanno in mano il destino di milioni di persone che ancora oggi sono private di un diritto fondamentale».

Per informazioni:

worldwaterday.unwater.org
Facebook
Twitter: @UNW_WWD
Flickr

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