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Acqua killer e verità nascoste

di Adelaide Ganino

Qual è quella ruina che nel fianco di qua da Trento l’Adige percosse, o per tremoto o per sostegno manco, che da cima del monte, onde si mosse, al piano è si la roccia discoscesa, ch’alcuna via darebbe a chi su fosse; cotal di quel burrato era la scesa” (Dante Alighieri, Inferno, canto XII vv. 4-10). Nella guerra infinita ad armi impari, abbiamo assistito da sempre ai disastri naturali quasi da spettatori passivi. Ma è stata sempre la natura la più forte: nell’era del voler “tutto a tutti i costi”, è stata sempre Lei a riprendersi il maltolto dettando le sue leggi. E’ stata sempre Lei a dirci dove e quando. E’ stata sempre Lei a lasciare sul campo le ‘nostre vittime da piangere in silenzio’. E’ Lei che sorprende, che stravolge, che compone e ricompone.

 

La causa è sempre la stessa: ”conformazione geologica e geomorfologia, caratterizzata da un’orografia giovane e da rilievi in via di sollevamento”; e se a ciò si aggiunge l’azione dell’uomo e le continue modifiche del territorio (abbandono dei terreni montani, abusivismo edilizio, continuo disboscamento, uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente, prelievo abusivo di inerti dagli alvei fluviali, mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua), il quadro clinico delinea una evidente fragilità del territorio italiano. Ecco i numeri del dissesto: 29.500 i chilometri di territorio ad elevato rischio idrogeologico; 1.260.000 gli edifici situati nelle zone in questione (di cui 6.000 scuole e 531 ospedali); 6 milioni gli italiani residenti in tali luoghi (Fonte CRESME E CNG “Rapporto sullo stato del territorio italiano 2010).

 

E ancora una volta il problema ritorna puntuale nelle situazioni di emergenza, quando soprattutto i bacini idrografici della Liguria e della Calabria, sviluppano le ‘piene’ nell’ordine di qualche ora: – 4 novembre 1966 in una targa in via de’ Neri a Firenze si legge: “Qui la piena dell’Arno raggiunse il punto più alto: 4 metri e 92 centimetri”; – Soverato (CZ): 10 anni fa il torrente Beltrame esonda, causando una vera e propria tragedia. Risultato: un campeggio travolto da un’enorme massa d’acqua che provoca la morte di 13 persone; – 1 ottobre 2009 – Giampilieri (ME): Ilaria, 5 anni, è stata ritrovata dopo sei giorni; i suoi cugini, Francesco e Lorenzo, di 6 e 2 anni, dopo dodici.

 

Ma sono solo 3 delle 35 vittime che un’autentica “acqua killer” ha travolto, sommergendo sotto metri di fango diversi centri abitati e villaggi dell’estrema sezione meridionale del comune di Messina; – Ischia (2009): un’alluvione copre di fango le strade di Casamicciola; produce l’ennesima vittima; nel 2006 i morti per la frana di un costone erano stati 4; – Atrani (SA) 9 settembre 2010: 12 anni dopo Sarno, il dissesto idrogeologico assedia la Campania: discariche e detriti di vario genere si sedimentano nei valloni fino a ostruire le naturali vie di sbocco dell’acqua; – 4 ottobre 2010 Sestri Ponente: a pochi chilometri da Genova un’alluvione multipla, coinvolge i tre torrenti della città: 400 millimetri di pioggia in 6 ore, di cui 124 in un’ora soltanto; – 16 febbraio 2010 Maierato (VV): la montagna scivola come un enorme fiume, si sfiora la tragedia e lo scenario è alquanto terribile e spaventoso; la protezione civile dichiara inagibile la località e delocalizza parte degli abitanti; – Cavallerizzo di Cerreto (CS): nel marzo 2011 si consegnano i primi alloggi agli ‘sfollati’ del 2005, quando una frana travolge l’entroterra montano cosentino. ‘Frane di vergogna’ dunque, e ‘verità troppo nascoste’: troppi i perché, troppe le domande a cui dare ancora risposte; troppe programmazioni sbagliate di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria; troppe le responsabilità lasciate in eredità dalle varie amministrazioni politiche locali.

 

E intanto fuori continua a piovere, e ogni nube ricorda che il tempo stringe. E, proprio quando all’orizzonte le nuvole cominciano ad addensarsi minacciose e la pioggia ad intensificarsi, i ricordi ritornano alla mente, perché almeno questi l’acqua li lascerà indelebili poiché i segni sono lì, ancora troppo evidenti. Se Dante fosse qui, oggi, a scrivere, chissà come avrebbe descritto quest’inferno!

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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