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L’Italia da salvare. Scorci italiani. Alla scoperta dell’isola che… c’è

 

di Michela Puricelli



 

L’Isola Comacina si riconferma, anno dopo anno, uno dei più interessanti siti archeologici e naturalistici dell’Italia Settentrionale. Si tratta dell’unico lembo di terra emerso dalla profonde e altrettanto celebri acque del lago di Como.

Si affaccia sullo specchio d’acqua che la separa dai comuni di Sala Comacina ed Ossuccio.

La sua superficie, di circa 6 ettari, è ricoperta da una folta e maestosa vegetazione composta principalmente da ulivi, tigli e allori, la stessa che ricopre la zona circostante, non a caso chiamata “la Zoca de l’oli”, cioè “conca dell’olio”, per via dei numerosissimi uliveti che la caratterizzano e che crescono ad una latitudine decisamente inconsueta. Si tratta di un isolotto di origine glaciale di piccole dimensioni (600metri di lunghezza e 150 metri di larghezza) che però rappresenta un microcosmo dotato di un impareggiabile patrimonio artistico, storico e naturale.

 

La sua storia è antichissima e molto affascinante: ebbe un ruolo fondamentale di fortezza in epoca romana, manifestò la sua importanza strategica durante l’invasione dell’Italia settentrionale operata dai Longobardi (VI secolo) e acquisì un rilievo e un’autonomia tali da costituire un’importane alleata di Milano nella guerra dei dieci anni contro Como. Lo scontro iniziò nel 1118 e si concluse nel 112 7con la sconfitta di Como. I comaschi insorsero con la protezione di Federico Barbarossa e, nel 1169 con l’aiuto delle tre Pievi (gli attuali comuni di Dongo, Gravedona e Sorico), distrussero completamente l’Isola. E non bastando la distruzione totale, l’Isola venne scomunicata dal Vescovo di Como Vidulfo che scagliò su di essa una vera e propria maledizione. Da allora nessuno abitò più sull’Isola proprio a causa dell’anatema.

Col passare del tempo l’Isola passò attraverso diversi proprietari. Nel 1920 il Re del Belgio la donò allo Stato Italiano per farne un luogo di riposo per artisti belgi e italiani. Lo Stato Italiano fece lo stesso a favore dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Ancora oggi risulta essere una delle mete più gettonate per i turisti che approdano sulle sponde del Lago di Como.

 

Oltre a costituire una sorta di luogo incantato, dotato di un’atmosfera quasi fiabesca poiché inserito in una cornice paesaggistica da mozzare il fiato, l’Isola ospita tutta una serie di siti archeologici di grande interesse, tra i quali spiccano i resti della basilica romanica di Sant’Eufemia (considerata uno tra i più rappresentativi monumenti del romanico comasco), la Chiesa dedicata San Giovanni Battista (che costituisce l’unico edificio integro dell’Isola).

L’Isola, inoltre, è nota a livello internazione grazie alla famosa “Locanda delli’Isola”, che ripropone dal 1948 lo stesso menù tradizionale. Due volte al giorno l’Oste della Locanda pratica il rito del caffè, un rito di fuoco durante il quale ne ripercorre la storia. Il rito serve a purificare i commensali e rappresenta una sorta di esorcismo rispetto alla maledizione scagliata dal Vescovo Vidulfo.

 

Negli ultimi tempi, inoltre, ingenti interventi ne hanno migliorato l’aspetto . Grazie infatti all’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale “Magistri Comacini”, promosso da tutta una serie di enti territoriali e provinciali, si è potuto dare il via ad un processo di riqualificazione, sviluppo e restauro conservativo delle valenza archeologiche poste in situ. A ciò va aggiunta una vasta e straordinaria operazione di recupero e messa in sicurezza dei percorsi e dei sentieri che solcano l’Isola.

Tutti questi interventi hanno avuto come conseguenza l’introduzione, a partire da giungo 2010, del pagamento di un ticket per poterne effettuare il tour (con tariffe diverse per residenti e non, offerte per gruppi e possibilità di prenotare visite guidate con l’accompagnamento di guide ).

Nonostante alcune iniziali contestazioni inerenti al pagamento del biglietto, l’Isola non ha certamente perso i suoi visitatori e , anzi, ha la possibilità di mostrarsi a questi in un rinnovato splendore.

 

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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