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“Tea bag”: la rivoluzione passa per una bustina da tè

di Silvia Parmeggiani

 

 

In Africa solo il 58% della popolazione ha accesso ad acqua potabile sicura. Somalia, Mauritania e Sudan dispongono delle riserve d’acqua più precarie al mondo. Ma questo non basta per far pensare e per smuovere le superpotenze, tanto meno per costruire pozzi o per far qualcosa – qualsiasi cosa – che porti nelle zone più precarie e a rischio l’acqua potabile. E mentre c’è chi chiude gli occhi, c’è -dall’altra parte – qualcuno che li tiene ben aperti. Uno di questi è Eugene Cloete, professore della Stellenbosch University (Sud Africa) che sta producendo la “water tea bag”, uno speciale filtro a forma di bustina da tè, in grado di depurare l’acqua, rendendola potabile. Un’idea rivoluzionaria, a basso costo, pensata anche – e soprattutto – per le persone in difficoltà che vivono in condizioni precarie. Un primo passo per una storia dai risvolti incredibilmente positivi che ci racconta il suo inventore, il Prof. Eugene Clote.

 

Prof. Cloete, che cos’è il Water Institute? Di che cosa vi occupate?

Il Water Institute è una società di ricerca multi-disciplinare promossa dall’università di Stellenbosch. Istituita nel 2010, è la risposta del Sud Africa alle sfide formidabili e senza precedenti in materia di acqua. L’istituto, che coinvolge diverse facoltà (scienze, ingegneria, scienze dell‘agricoltura), trae i suoi studi dalle ricerche e dalle esperienze dirette di alcuni degli scienziati più esperti. La nostra ricerca viene effettuata in collaborazione con il governo e il settore industriale per risolvere i problemi legati all’acqua, per fornire il trasferimento di tecnologie e sviluppare le risorse umane.

La bustina di tè filtrante è solo uno dei molti progetti della Stellenbosch University Water Institute. Altri, per fare un esempio, vertono sulle questioni della biodiversità, sulla qualità e la gestione sostenibile delle acque, sul trattamento delle acque reflue (anche su piccola scala), sull’etica della gestione delle acque dolci e sulla sicurezza dei prodotti agricoli.

 

Concentriamoci sulla “tea bag”. Come nasce, nelle sue fasi, il progetto?

Ho avuto l’idea nel corso di una visita nella facoltà di Scienze, all’interno della Stellenbosch University. Stavo lavorando sui modi per utilizzare gli enzimi per abbattere la sporcizia e il muco che si accumula sulle superfici bagnate. Questo muco, il sottoprodotto delle attività batterica, è un problema enorme per l’industria. Si accumula nelle tubazioni dell’acqua, nei filtri, nelle vasche e nelle piscine e gli scienziati sono costantemente a caccia di nuovi metodi per inibirne la crescita. Appena ho visto uno studente mostrare la rotazione delle nano fibre (filamenti più sottili di un capello umano) ho pensato che non sarebbe stata una cattiva idea creare le nostre membrane filtranti proprio dalle nano fibre. Perché, insomma, non includere gli enzimi nelle fibre stesse?

Due dei miei studenti post-dottorato, quindi, hanno lavorato al progetto e sono riusciti a inserire nelle nano fibre una sostanza chimica che ha permesso di creare un filtro adatto alla commercializzazione dell’acqua.

Quando il carico di batteri presenti nell’acqua attraversa questo filtro la maglia di nano fibre è così fine che diventa una barriera fisica che trattiene i batteri. Infine, abbiamo riempito il filtro con del carbone attivo per rimuovere le impurità e i metalli pesanti. Alla fine sembrava molto simile a una bustina da tè e abbiamo deciso di renderla disponibile così com’è: è facile da usare e, come una bustina da tè, va gettata dopo l’uso.

 

 

L’innovazione dove sta?

Il sacchetto ecologico, che non solo assomiglia ad una bustina di tè in dimensioni ma anche nell‘aspetto, combina anni di ricerca sulla depurazione delle acque, la nanotecnologia e la microbiologia degli alimenti. Al suo interno non troviamo foglie di tè ma granuli di carbone attivo per rimuovere tutte le sostanze chimiche dannose (ad esempio gli interferenti endocrini). Il filtro è biodegradabile e va gettato via e sostituito da uno nuovo una volta che è stato utilizzato per filtrare un litro d’acqua. La sua innovazione è nella forma: è fatto con lo stesso materiale biodegradabile usato per fare le bustine di tè rooibos ma è rivestita da una sottile pellicola di biocidi che eliminano tutti i microbi che causano malattie. Batteri e virus non possono muoversi attraverso le fibre.

 

Quante persone sono coinvolte in questo progetto?

Oltre a me, in questo team di sviluppo iniziale, ci sono anche due collaboratori di ricerca nel dipartimento di Microbiologia dell’università di Stellenbosch: la dottoressa Michele de Kwaadsteniet e la dottoressa Marelize Botes, oltre ad alcuni di studenti post-laurea in microbiologia e scienza dei polimeri.


Per ora è solo un brevetto. Quando partirà la produzione?

Il gruppo di ricerca ha perfezionato il risultato ottenuto in laboratorio. Il prodotto è passato attraverso un processo di sviluppo accurato che lo ha reso materialmente realizzabile e commerciabile su larga scala. Ci auguriamo che l’impianto di produzione sia operativo entro marzo.


Quanta acqua può diventare potabile con un solo filtro?

Con una bustina si può ottenere un litro d’acqua pulita.

 

Si può sempre trasformare l’acqua non potabile in potabile?

No. Il filtro, per esempio, non può desalinizzare l’acqua di mare né può pulire il drenaggio acido. Invece, può servire per la pulizia delle acque dei fiumi che scorrono nelle zone rurali dove non c’è contaminazione dello sviluppo industriale né lo smaltimento diretto in fognatura. Il filtro, in questo caso, riuscirà a rimuovere e uccidere 1 milione di batteri per ml.

 

Quante persone nel vostro territorio non possono avere acqua potabile?

Secondo le statistiche della commissione del Sud Africa’s Water Research nel 2009 solo il 58% della popolazione africana ha accesso ad acqua potabile sicura. In Sud Africa, dal 2008, solo l’88%.

 

La tea bag allora diventa un’idea rivoluzionaria e a bassissimo costo. Che cosa potrebbe cambiare?

Può contribuire a soddisfare le esigenze delle persone che vivono o viaggiano in aree remote oppure aiutare quelle comunità il cui regolare approvvigionamento di acqua è inquinato da germi patogeni o sostanze chimiche. O ancora, può essere utile in quei casi in cui le fonti d’acqua potabile non sono trattate a norma a causa, per esempio, di alluvioni e altre situazioni disastrose.


Se doveste pensare, in una linea cronologica, ai benefici di questa vostra invenzione, quali sarebbero?

Questo filtro può rappresentare il futuro per la fornitura decentrata d’acqua. La tecnologia “point-of use” può aiutare le persone che vivono vicino a corsi d’acqua inquinati o nelle zone rurali in cui il trattamento dell’acqua potabile è carente. E’ semplicemente impossibile costruire infrastrutture di depurazione ad ogni flusso inquinato del continente per cui dobbiamo offrire una soluzione per il popolo.

 


Possiamo dire che la scienza è al servizio della società? Qual’è la vostra missione?

La scienza può garantire una fornitura sicura di acqua per il Sud Africa e il resto del mondo. Questo è possibile ma serve innovazione e, a volte, azioni drastiche.


Quale sarà l’impatto economico e sociale del vostro progetto?

Vogliamo dare un contributo alla fornitura di acqua pulita perché è fondamentale per una vita sostenibile, soprattutto per i soggetti vulnerabili (bambini, anziani e poveri). La mancanza di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici ha conseguenze immediate e negative e crea una lunga lista di problemi di salute, ambientali e socio-economico ben documentabile.


Perché, secondo lei, la bustina di tè non è ancora stata prodotta?

Al momento siamo in piena produzione e, non appena i canali di distribuzione saranno ufficiali, il prodotto verrà messo sul mercato.


In Italia abbiamo un grosso problema: privatizzare o non privatizzare l’acqua. Qual è la sua opinione a riguardo?

La privatizzazione dell’acqua in molte parti del mondo ha avuto successo, in molte altre no. Le alleanze tra pubblico e privato sembrano aver funzionato al meglio sia la qualità che per il contenimento dei costi. Il successo o meno dipenderà dalla gestione. Questo è l’essenziale.

 

INTERVISTA INTEGRALE CLOETE_inglese

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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