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Green Chemistry: la chimica che ama l’ambiente

di Giuseppe Labellarte

 

La chimica è una scienza che sin dalla sua nascita ha portato grandi scoperte, creando innumerevoli vantaggi per la nostra salute e per il nostro benessere. Ma questo lo sanno tutti. Quello che invece non tutti sanno (o fingono di non sapere) è che l’impatto dell’industria chimica sull’ambiente è devastante e molte sostanze usate per la creazione di quei prodotti che inizialmente migliorano la nostra vita, vanno poi a danneggiare quella del nostro pianeta.

 

Da qui la necessità di programmi di prevenzione e diminuzione dell’impatto ambientale dei prodotti e dei processi chimici industriali. É in quest’ottica che negli Stati Uniti, a metà degli anni ’90, si muovono le prime pianificazioni e i primi incentivi per quella che prenderà il nome di chimica verde, la Green Chemistry, sino alla creazione, da parte della American Chemical Society (ACS), del Green Chemistry Institute, che raccoglie le più importanti scoperte per l’alleggerimento dei danni ambientali in campo chimico.

 

L’istituto statunitense ha indirizzato gli studi dettando 12 principi a cui ispirarsi. Partendo dal logico principio di prevenzione, sul  concetto che prevenire (soprattutto quando si parla di inquinamento prodotto) è meglio che intervenire successivamente per ridurre i dammi creati, si procede con l’invito a ricercare tecniche che portino ad una economia di atomi, alla formulazione di reazioni chimiche meno pericolose (quando possibile, la sintesi di prodotti chimici deve essere progettata in modo da utilizzare e generare sostanze che abbiano una tossicità nulla o bassa per la salute umana e per l’ambiente) e all’utilizzo di prodotti chimici alternativi a bassa tossicità. Sempre seguendo le direttive dell’istituto ACS, l’uso di solventi e di prodotti ausiliari deve essere reso inutile o innocuo, si cerca, inoltre, di migliorare l’efficienza energetica,l’uso di materie prime rinnovabili e la riduzione dei derivati. I prodotti chimici devono essere progettati in modo che al termine della loro vita utile non siano persistenti nell’ambiente e che i loro prodotti di degradazione siano innocui. Sulla base di questi principi la ricerca si sta muovendo sempre maggiormente verso un’industria chimico farmaceutica più responsabile.

 

Anche se molte multinazionali sono ancora distanti da questa logica, la pratica della Green Chemistry , oltre ad essere un segno del cambiamento di sensibilità, sta aprendo nuove interessanti prospettive, le uniche percorribili se vogliamo salvare il bene più importante che ci è stato donato, il nostro pianeta.

Per maggiori informazioni consiglio la visita diretta al sito della ACS Green Chemistry Institute accessibile attraverso il link qui in basso:

http://www.epa.gov/gcc/pubs/gcinstitute.html

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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