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Nostra Sorella Acqua. I ghiacciai del Pamir e del Tibet si stanno sciogliendo. Il monito del Dalai Lama

di Daniela Asaro Romanoff

 

Il Cambiamento delle condizioni climatiche e l’innalzamento della temperatura stanno causando lo scioglimento dei ghiacciai del Pamir e del Tibet. Il cambiamento climatico sta portando varie sfide alla vita delle popolazioni che risiedono in tali zone. Negli ultimi cinque anni è stato osservato un aumento di 3°C per quanto riguarda la temperatura. Nel Pamir ci sono sei grandi ghiacciai. Ciclicamente, ogni dodici o quindici anni, il ghiacciaio Medvejiy, quando il ghiaccio è in quantità notevole sulla cima, scende minacciosamente verso i villaggi delle valli. Nella zona centrale del Tajikistan c’è il ghiacciaio Fedchenko. Il ghiacciaio è lungo e stretto, lungo 77 km, e si estende su un’area di 700 km quadrati. Il massimo spessore del ghiacciaio è di 1.000 metri. Anche il ghiacciaio Fedchenko subisce delle variazioni di massa. Tutto questo comporta un grosso danno per le risorse idriche della zona ed un notevole rischio di disastri naturali.

Le osservazioni scientifiche, relative alle zone del Pamir, risalenti al 2007, indicavano che il ghiacciaio denominato RGS ( Russian Geographic Society) avanza di cinque metri ogni dieci giorni. Il ghiacciaio potrebbe bloccare il fiume Abdulkhahor e potrebbe formarsi un lago glaciale. A quel punto l’acqua deborderebbe e spazzerebbe via 18 villaggi abitati, in cui vivono complessivamente 4.600 persone. Nell’agosto 2002 morirono 24 persone e 70 case furono distrutte a causa dello scioglimento di una parte del ghiacciaio. Si stanno organizzando Comitati di emergenza in 40 distretti con personale altamente preparato.

Nell’Asia Centrale le perdite significative di ghiaccio iniziarono a venir registrate negli anni Trenta. Nel Tien Shan la zona ghiacciata ha subito una riduzione del 30%, nel Pamir abbiamo una riduzione del 35% e nell’Afghanistan del Nord si arriva al 50%. Recentemente pure il Dalai Lama ha parlato in merito all’allarmante cambiamento climatico.

Anche i ghiacciai tibetani subiscono una notevole riduzione di massa e ad un ritmo piuttosto veloce. I ghiacciai sono considerati fondamentali per la vitalità degli importanti fiumi asiatici, compresi l’Indo e il Gange. Il serbatoio d’acqua degli Indiani è l’Himalaya. Il Dalai Lama ha richiamato l’attenzione delle popolazioni indiane sul grave problema dello scioglimento dei ghiacciai, ribadendo che i problemi ambientali non hanno nulla a che fare con la politica, ma sono vicini ad ognuno di noi. Nella zona del Pamir c’è un crocevia, dove si trovano le più alte montagne del mondo. Le biodiversità sono piuttosto alte, vi troviamo l’orso bruno, il leopardo delle nevi, le volpi, le pecore. La regione del Tibet è ad Ovest. A nord del Tibet c’è l’imponente Himalaya. Nel 1951 il Tibet è stato incorporato dalla Cina. La zona montuosa del Pamir è lunga 800 chilometri, con altitudini che raggiungono i 5000-7000 metri. Il Tibet è denominato ‘il tetto del mondo’. Nei suoi ghiacciai è stata riscontrata una radioattività piuttosto elevata. E’ l’ ‘eredità’ degli esperimenti statunitensi e sovietici degli anni Cinquanta e Sessanta.

Nel 2006 un gruppo di ricercatori dell’Università Statale dell’Ohio ha studiato il ghiacciaio Naimona’nyi. Questo ghiacciaio non presentava come gli altri le ‘eredità radioattive’, poiché il ghiaccio aveva perso la sua massa in modo incredibilmente veloce, il ghiaccio più esposto risaliva al 1944. A grandi altitudini il ghiaccio è ancora più sensibile al cambiamento del clima. Il calore viene ‘intrappolato’ nell’atmosfera, tale calore detiene vapore acqueo, quindi il vapore acqueo che si trova a quelle altitudini condensa, rilasciando l’aria calda nell’atmosfera ancora più superiore, pertanto a elevatissime altezze ci può essere anche un aumento della temperatura di 6° C.

Certi ghiacciai risultano, quindi, decapitati. Il ghiacciaio Naimona’nyi provvede l’acqua per il Gange, l’Indo, il Bramaputra. Nel prossimo futuro quanta acqua potranno fornire i ghiacciai del Tibet?

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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