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Un mare di trivelle: il nuovo dossier shock di Legambiente

 di Silvia Parmeggiani 

fonte: Legambiente

Canale di Sicilia e Adriatico centro meridionale: sono queste le aree naturali più minacciate dall’estrazione di petrolio. E così diventano 30 mila i km quadrati a rischio trivelle.

La denuncia arriva da Goletta Verde, la  campagna itinerante di Legambiente che indica, nel dossier “Un mare di trivelle”, tutti i numeri e i rischi legati alle 117 nuove trivelle che, grazie ai permessi di ricerca di idrocarburi rilasciati fino ad oggi, minacciano il mare e il territorio italiano. “Le attenzioni fameliche delle aziende energetiche internazionali” si legge nel dossier “riguardano soprattutto il canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche”.

Nell’ultimo anno sono stati 21 i nuovi permessi di ricerca concessi per un totale di 41.200 kmquadrati. E il fondale marino è il più a rischio: 25, infatti, sono i permessi rilasciati al 31 maggio 2011 per estrarre idrocarburi dai fondali. 12 riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 la Puglia e 1 la Sardegna. Se poi si sommano anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera allora l’area coinvolta diventa di 30mila kmq, una superficie più grande della Sicilia.

Nel dettaglio, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto e 1 nell’Adriatico settentrionale.
Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi”. Il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Cianfani, non ha dubbi. “Il gioco non vale la candela: secondo il Ministero dello Sviluppo economico le riserve stimate sono pari a 187 milioni di tonnellate che, considerando il tasso di consumo del 2010 di 73,2 milioni di tonnellate, verrebbero consumate in soli 30 mesi, cioè in 2 anni e mezzo”.

 

5 milioni di tonnellate di petrolio sono state estratte in Italia nel 2010, una cifra pari al 7% dei consumi totali nazionali di greggio. E come è stato estratto? Utilizzando 9 piattaforme. Di questi, 83 pozzi sono ancora produttivi. La produzione di petrolio off shore, da trivellazione a mare, si concentra in due zone: a largo della costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa (dove nel 2010 si è prelevato il 54% del totale nazionale estratto dai fondali marini) e nel mar Adriatico centro meridionale (dove è stato estratto il restante 46%). Sempre l’Adriatico centro meridionale è anche oggetto di numerose richieste di ricerca. Ecosistemi a rischio anche per le facilitazioni contenute nel  Testo Unico ora in discussione in Parlamento sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi. Secondo Legambiente, se il testo verrà approvato, l’iter autorizzativo verrà ulteriormente semplificato e verranno escluse le motivazioni di carattere ambientale.

Leggi il rapporto completo in formato pdf.

LEGAMBIENTE_ UN MARE DI TRIVELLE_

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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