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Luca Mercalli: Le alluvioni? Non basta prevederle, dobbiamo prepararci meglio.

Luca Mercalli ospite di Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa”

 

“Che nel Levante ligure e nella Lunigiana ci fosse il bollino rosso si sapeva già 48 ore prima”. Ma per prevenire disastri come quello che sta flagellando in questi giorni Liguria e Lunigiana dobbiamo prima cambiare anche tutti noi. Noi che “non guardiamo il Tg ma le telenovele e pensiamo: vabbé, ci penserà qualcuno. Così poi capita che si muore per tirare fuori la macchina dal garage”. Non è uno da giri di parole, Luca Mercalli, a capo della Società Italiana di Meteorologia, ospite fisso alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa e autore di Prepariamoci (Chiarelettere).

 

Prepararsi, sì: alla fragilità del nostro territorio, alle conseguenze della cementificazione, dei cambiamenti climatici. Perché se si pensa che le risorse del pianeta siano infinite, “o si è pazzi o si è economisti”: dunque, tocca fare la propria parte. Lui, climatologo che vive con la legna e i pannelli solari, i “Dieci comandamenti del 21esimo secolo” per essere responsabili (e felici) li ha già messi nero su bianco. E dice: “La mia acqua la scalda il sole e non il gas di Putin”.

 

Prende le mosse dall’attualità, l’incontro con Luca Mercalli in una Sala del Maggior Consiglio al Festival della Scienza di Genova dove c’è una coda per entrare che arriva fin sulle scale. “Le alluvioni come quella di questi giorni si possono prevedere – esordisce il climatologo – dopo 150 anni di ricerca la meteorologia funziona. Già 48 ore prima si sapeva che nel Levante Ligure e nella Lunigiana la situazione era da bollino rosso. Quello che spesso manca è la preparazione delle persone, che non hanno dimestichezza con i piani emergenza. Pensiamo a New York e all’uragano Irene: non era poi così pericoloso, per fortuna, ma è stata saggia la decisione del sindaco di New York che ha mobilitato i cittadini. Noi, invece, guardiamo le telenovele, e pensiamo che qualcuno provvederà. Manca la consapevolezza personale, insomma: c’è gente che è morta per tirare fuori la macchina dal garage, ma come puoi tenere una tonnellata con una mano? Il cuore pensa a quanto l’hai pagata, ma bisogna usare la testa”.

 

La colpa, insomma, non è (sempre) solo della cementificazione. “È vero, c’è una fragilità del territorio naturale amplificata dalle attività umane. Ma se guardiamo all’esempio della Lunigiana e del Levante vediamo che molte situazioni critiche si sono create in zone che non erano frutto di speculazione, come la Val di Vara. Qui, l’acqua ha superato i massimi storici di un secolo. Per questo viene da pensare che stiano cambiando le regole del gioco: una maggiore frequenza di questi eventi, a causa dei cambiamenti climatici. Il mondo si scalda, dunque dobbiamo aspettarci più piogge”.

 

Per quanto riguarda le alluvioni del futuro, avverte Mercalli, “dobbiamo fare i conti con tre elementi: la fragilità intrinseca del nostro territorio. L’umanizzazione selvaggia degli ultimi cinquant’anni, che amplifica il rischio. E il cambiamento di frequenza delle alluvioni per i cambiamenti climatici. Ce n’è abbastanza per prepararsi”.

 

Le responsabilità, oggi, sono ancora più marcate che in passato. A partire dai singoli territori: “Nel libro comincio con una lettera al mio sindaco: perché la novità dei nostri tempi è che le azioni non hanno solo effetti locali, ma globali. La CO2 che produciamo qui non modifica solo il clima di Genova, ma anche quello degli Inuit! Insomma, abbiamo responsabilità globale e transgenerazionale. Per questo singole scelte pesano moltissimo”.

 

In questo senso, bisogna mettersi bene in testa – avverte Mercalli – che “chi crede che le risorse siano infinite in un mondo finito o è un pazzo o un economista: non è possibile crescere all’infinito. Kenneth Boulding, il Club di Roma, ci avevano avvertito che lo sviluppo ha dei limiti. Ma vennero bollati come catastrofisti, con il risultato che si è perso solo del tempo prezioso”. La responsabilità, a pensarci bene, è anche “di un certo giornalismo poco informato: Gianni Riotta, sulla Stampa di ieri, minimizza il problema del sovrappopolamento del pianeta. Ma dove crede Riotta di mettere i nuovi miliardi di abitanti, in quali bidonville? Dove troveremo le risorse? Il pianeta già non basta oggi. Di questo passo saremo 14 miliardi nel 2081. L’unica cosa da fare, allora, è arrivare alla crescita zero”.

 

Prima, però, ci vuole un cambio radicale di mentalità: perché se tutti pensiamo “Io faccio di tutto per consumare la mia quota finché c’è, prima che me la fottano i cinesi e gli indiani”, il futuro sarà “il mondo di Blade Runner. Eppure le alternative ci sono, anche se è un cammino difficile che non ci decidiamo a iniziare. Dopo l’ubriacatura del Novecento, dobbiamo sfruttare la conoscenza per usare le energie rinnovabili”. Ha anche stilato i “10 comandamenti del 21esimo secolo”, Mercalli (come “Non avrai altri pianeti al di fuori della terra” e “ricordati di contemplare la natura”. A seguirli, garantisce lui, “si diventa più felici”. Perché vuoi mettere la soddisfazione a fare la doccia sapendo che “la mia acqua la scalda il sole e non il gas di Putin”?

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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