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L’Italia da Salvare. Perché certe meraviglie capitano nelle mani sbagliate?

di Andrea Manzo

 

 Scoglio di Rovigliano

“Pranzammo a Torre Annunziata con la tavola disposta proprio in riva al mare.

Tutti coloro erano felici d’abitare in quei luoghi,

alcuni affermavano che senza la vista del mare sarebbe impossibile vivere.

A me basta che quell’immagine rimanga nel mio spirito.”

Goethe, 13 marzo 1787, da ‘Viaggio in Italia’

 

Questa citazione del celebre scrittore tedesco, ora come ora, non è altro che la testimonianza di qualcosa che è andato perduto.

Non è facile discutere i problemi che affliggono da circa quarant’anni Torre Annunziata, una cittadina di 43.000 abitanti in provincia di Napoli, un paese che negli anni cinquanta del secolo scorso godeva ancora di una fiorente industria dell’arte bianca (contava circa 100 pastifici, tra questi il pastificio ‘Setaro’ è l’ultimo baluardo di una antica tradizione), di un importante porto commerciale ed era, inoltre, un rinomato centro balneare e termale.

Torre Annunziata, in quegli anni, era meta di villeggianti ora migrati in altre zone del golfo partenopeo o in altre località come il Cilento e il basso Lazio.

Quel periodo opulento lo ritroviamo solo in foto ingiallite e consunte, nei ricordi di chi, come Goethe, ha visto e vissuto con gioia il sole e il mare di quella terra anche per un solo attimo.

I racconti degli anziani ci descrivono spiagge brune, tipiche dalla zona vesuviana, piene di vita: la Marina del Sole con i suoi affollati stabilimenti balneari alcuni dei quali di sera si trasformavano in Night con buona musica; la spiaggia della Salera (il toponimo ricorda le saline d’epoca romana), un tempo lussureggiante, poi già luogo d’avventura per i ragazzi negli anni cinquanta e sessanta, e ancora la Marina di Rovigliano e quella dell’Oncino. Le foto d’epoca mostrano un paesaggio sconosciuto per chi vive attualmente in quei luoghi. Ma le cose cambiano, e spesso drasticamente.

È difficile da dire, ma scorci come quelli di Capo Oncino e dello Scoglio di Rovigliano, trascurati e deturpati del loro valore paesaggistico e storico, in altre zone d’Italia avrebbero la meritata attenzione.

Lo Scoglio di Rovigliano (il toponimo deriva, forse, dal cognome di una famiglia romana che vi costruì una villa d’otium) fu in epoca preromana un tempio dedicato ad Eracle, infatti era chiamato ‘Petra Herculis’. Vi si edificò, in seguito, un convento che nella seconda metà del 1500 fu trasformato in fortezza contro le incursioni dei pirati turchi. Capo Oncino, quasi un angolo di paradiso, con i suoi pini marittimi e la piccola spiaggia era il rifugio romantico di giovani coppie di innamorati.

A ragion veduta c’è da chiedersi perché certe meraviglie cadano nelle mani sbagliate.

Il problema dell’immondizia non è circoscrivibile alla zona del Parco Nazionale del Vesuvio (c’è da precisare che da sempre, tacitamente, il vulcano è stato adibito ad ‘accogliere’ i rifiuti, e non solo negli ultimi mesi) ma all’intera area della provincia di Napoli: strade, parchi, spiagge, mare. Un problema generato da una situazione, potremmo dire patologica, di non curanza verso il territorio, sentito come ‘non mio’. Ciò che manca è il rispetto, da parte delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini verso il proprio ambiente-territorio. Questa mentalità non consente né lo sviluppo né la crescita, e neanche il miraggio di quei periodi, ormai andati, trascorsi nel mare cittadino, o addirittura, mai vissuti da chi è più giovane.

 

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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