di Paola Tarantino

 

 

Un radar a Gagliano del Capo posto su un traliccio alto trentasei metri. Di cosa si tratti realmente lo abbiamo chiesto a Valerio Ferilli, presidente del circolo Legambiente del Capo di Leuca (con sede in Gagliano del Capo), che ci fa un rapido excursus sugli effetti che un radar ha sia sull’ambiente che sull’essere umano.

 

 

Quando avete saputo del radar qual è stata la vostra prima reazione e come avete appreso la notizia?

La questione del radar a Gagliano si è saputa un po’ casualmente: furono visti da parte di alcuni cittadini dei lavori in corso e da lì la curiosità ha portato a scoprire tutto quello che c’era dietro. A quel punto si trattava di capire cosa realmente stava succedendo. Inizialmente abbiamo ipotizzato che doveva essere un’antenna per telefonia, una delle tante; poi invece abbiamo scoperto che si trattava di un radar, e quindi anche lì ricerche per capire un radar che cosa effettivamente fosse e quali sarebbero stati i suoi effetti.

 

Un radar destinato a cosa?

Per la repressione dei migranti: per controllare il traffico di extracomunitari in mare. La Guardia di Finanza aveva bisogno di questa strumentazione per fare i dovuti controlli. Peccato che non siano stati valutati i problemi legati alle esigenze dell’ambiente e del territorio.

 

Serviva proprio questa apparecchiatura?

In realtà no. Perché anche a fronte degli sbarchi che ci possono essere non c’è questa minaccia di sicurezza nazionale: la cittadinanza di Gagliano e anche i paesi vicini non soffrono questa paura quotidiana dell’oscuro, dello straniero che ci invade. Da qui è emerso che si trattava di una scelta un po’ esagerata che il territorio doveva subire.

 

E allora cosa avete fatto?

 

Ci siamo dati da fare trovando assistenza in validi avvocati, Mario Tagliaferro e Anna Baglivo, che ci hanno saputo seguire sul piano giuridico. Spesso è la parte più difficoltosa perché la protesta è una fase ma se non è sufficientemente appoggiata da motivazioni giuridiche non si va da nessuna parte. Abbiamo fatto un ricorso al Tar che ha riconosciuto le nostre tesi e ha stabilito in maniera chiara e assoluta che la difesa del paesaggio è importante tanto quanto la difesa nazionale: pertanto anche le opere così dette di “difesa nazionale” devono sottostare ai limiti imposti dall’ambiente e dal paesaggio.

 

La battaglia legale quanto è durata?

Abbiamo presentato ricorso nel maggio 2011 e la sentenza è arrivata nel novembre 2011.

 

Quindi un punto a favore per Legambiente?

Esatto, fermo restando che prima della sentenza definitiva il Tar si era già espresso altre due volte con delle sospensive, quindi i lavori materialmente, fin dal mese di maggio anzi giugno quando ci fu la prima sospensiva, sono stati bloccati e, per fortuna, l’unica traccia ormai visibile di questo radar che non si farà più è la piattaforma in cemento ai confini del parco Otranto/Santa Maria di Leuca.

 

Sarà smantellata?

Valuteremo come sarà possibile ripristinare la situazione, non solo la colata andrebbe tolta ma lo stesso muretto a secco che è stato abbattuto per poter creare un ingresso andrebbe recuperato.

 

Nessuno ha pensato alle conseguenze?

Secondo le schede tecniche quel radar non doveva superare quei valori limite di legge per essere al di fuori dell’inquinamento elettromagnetico. Sono scelte discutibili che nonostante le nostre richieste non siamo mai comunque riusciti ad approfondire fino in fondo. La stessa Arpa si era riservata di misurare l’impianto, una volta istallato e funzionante, e fare delle misurazioni post- costruzione. Adesso però non bisogna pensare al passato ma si deve capire la dannosità, il limite, la distanza con misurazioni scientifiche attendibili.