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Leila ha lunghissimi capelli neri. Storie di migranti nel Mediterraneo

di Giovanna Pavesi

 

 

Leila ha lunghissimi capelli neri. Ha gli occhi verdi, sempre truccati di scuro e ciglia molto lunghe, che danno al suo volto tratti malinconici e affascinanti. Indossa sempre un po’ di profumo e orecchini d’argento. Samuel ha occhi neri e un’espressione intensa, stanca. Sono sposati da molto ormai e il loro sorriso, sfinito, non nasconde la fatica di una vita.

 

Hanno tre figli che studiano. Vivono in una bellissima città, piena di colore, nonostante tutto.

Hanno una casa piccola e una macchina in cinque. Hanno insegnato ai figli a non piangere.

In un giorno qualunque di gennaio, Leila e Samuel, raccolgono i risparmi di sempre e decidono che quello è il momento di fare un regalo alla famiglia intera.

Pagano molti soldi, ma si guardano negli occhi felici.

 

Si preparano. Questo sembra un giorno di festa: Leila indossa un abito amaranto e foulard di seta con fiori dorati, un bracciale che le ha regalato il marito il giorno del matrimonio e tiene i capelli dietro le orecchie; Samuel e i figli, i vestiti migliori.

Saliti a bordo, una lacrima di commozione taglia le belle guance di Samuel. L’aria è fredda ma la sensazione è bellissima. Il Mediterraneo è sempre affascinante: offre il suo incanto da ogni prospettiva, da sud e da nord. Nell’aria non si sente il freddo di gennaio.

 

E’ notte e Leila passa il suo tempo ad osservare il cielo e quel tappeto di stelle che l’inverno concede di tanto in tanto.

I due si tengono la mano mentre l’imbarcazione dondola a causa delle onde; desiderano guardare le cose con occhi nuovi.

Intorno il silenzio della sera.

 

Verso le 22 un rumore sordo li sveglia da questo sogno ad occhi aperti. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato e ad un tratto, intorno a loro acqua e grida.

Il freddo che prima né Leila né Samuel avvertivano, ora è entrato dentro le ossa. Ora il vento taglia il viso, il sale dell’acqua graffia la loro pelle. La valigia della famiglia di Samuel si perde nel mare.

La fine.

 

Potrebbe essere una storia vera quella che ho appena scritto. Invece non lo è. Dai racconti dei migranti e dei sopravissuti, raccogliendo dati e testimonianze è così che mi sono immaginata la “fine” di un viaggio che è andato come non doveva andare.

 

Negli ultimi anni sono migliaia le persone annegate nel Mediterraneo. Si tratta di migranti. Persone che hanno desiderato raggiungere l’Europa per scappare da una realtà molto complicata, teatro di disagi e di enormi difficoltà. Centinaia di bambini, donne in gravidanza, uomini e ragazzini.

 

Persone che hanno cercato di fuggire dalla guerra e dalla fame, offrendo talvolta la loro forza lavoro, ma anche la loro disperazione che qualche volta  ha preso le sembianze della miseria. Afflitti e distrutti dalla guerra e dall’estrema povertà, hanno vissuto sotto ricatto della criminalità organizzata, che facendo pagare un posto in un barcone migliaia di dollari, li ha uccisi dando loro poca sicurezza in una navigazione notturna difficile e molto pericolosa.

 

In questi giorni la tragedia della nave Concordia ha tenuto occupati telegiornali, approfondimenti giornalistici e trasmissioni televisive.

 

Il sogno di Leila e Samuel è una vicenda che si adatta a entrambe le tragedie, i morti sono morti.

In soli tre giorni, ore e ore di palinsesto sono state dedicate a ogni minimo dettaglio della vicenda della nave extra-lusso Concordia: una nave che inquina come 14000 automobili, lunga quasi300 metrie con molti litri di kerosene nei suoi serbatoi. Si teme il disastro ambientale e sicuramente questa è una delle vicende più tristi dell’attuale cronaca italiana.

 

Tuttavia sono almeno 17.856 le persone che il Mediterraneo si è preso negli ultimi vent’anni: migranti avviliti, con il sogno di avvicinarsi all’Europa per costruirsi un presente lontano da un Paese che amano ma che li costringe ad allontanarsi. Soltanto nei primi mesi del 2011, sono almeno 2000 le persone scomparse nel sale del Mediterraneo.

 

Sabato 14 gennaio si contavano le vittime del Concordia e nella stessa giornata si perdevano le tracce di un’imbarcazione con 55 somali a bordo, al largo delle coste libiche. Questo barcone trasportava uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni, diretti in Italia per richiedere asilo. Di loro non si conosce nemmeno il nome.

 

Si teme sia affondato: il motore non funzionava e l’acqua si insinuava tra i disperati.

Erri de Luca, nel suo libro “I pesci non chiudono gli occhi” scrive: “Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua”.

 

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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