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A Riola Sardo è ancora guerra al “Mostro Verde”

di Francesco Satta 

 

 

 

 

Una pianta tanto bella esteticamente quanto letale per la flora e la fauna che la circondano. La “Poison Ivy” del Rio Mare Foghe si chiama Eichhornia crassipes, meglio conosciuta come giacinto d’acqua. Questa pianta, originaria del bacino del Rio delle Amazzoni è stata introdotta in numerosi ambienti in tutto il mondo, dimostrandosi però una specie molto invasiva, vista la facilità di riproduzione (da ogni singola pianta se ne possono generare circa 500 in due settimane) e le grandi capacità d’adattamento oltre alla scarsità di veri e propri antagonisti in natura.

 

Dopo esser rimasto nell’ombra per qualche anno, nel 2010 il giacinto d’acqua ha invaso il Rio Mare Foghe nei pressi di Riola Sardo, in provincia d’Oristano, teatro nel 2008 del campionato italiano di pesca alla carpa. Disastro annunciato, in quanto era noto da diverso tempo il fatto che una sovrabbondanza del giacinto avrebbe potuto causare dei danni alla flora e alla fauna ittica : infatti, se presente in quantità normali il giacinto d’acqua ha un’azione purificatrice, ma in quantità esagerate sottrae l’ossigeno causando morie di pesci e impedisce ai raggi solari di raggiungere i fondali, rendendo quindi impossibile la fotosintesi clorofilliana, distruggendo quindi la flora autoctona. Oltre a questo, il giacinto potrebbe ostruire completamente il corso del fiume, causando quindi delle inondazioni. Ad inizio 2011 si è scelto di rimuovere meccanicamente i giacinti d’acqua, ma i benefici ottenuti sono stati solo temporanei, in quanto il problema si è ripresentato a distanza di alcuni mesi : infatti verso settembre 2011 i giacinti d’acqua hanno nuovamente invaso il Rio Mare Foghe fino alla foce, come avvenuto nell’anno precedente.

 

 

Mentre Riola Sardo è in attesa dei fondi promessi questo inverno dalla regione per procedere ad una nuova bonifica del fiume, si cercano delle soluzioni alternative per risolvere questo grave problema. Una di queste potrebbe essere la lotta biologica classica, che consiste nell’immissione di insetti nemici naturali del giacinto d’acqua. Uno studio dell’ United States Department of Agriculture (U.S.D.A) sul Megamelus Scutellaris (coleottero nativo dell’argentina) ha stabilito che questa specie è monofaga (ovvero, si nutre esclusivamente del giacinto d’acqua) e provvede ad un’utile azione di contenimento dello sviluppo della propria pianta ospite. In seguito la specie è stata introdotta in Sudamerica ed eventuali risultati positivi si vedranno negli anni a seguire. Questa tipologia d’intervento, anche se di lenta realizzazione, garantisce sicuramente il miglior rapporto costo-benefici e risultati duraturi nel lungo periodo, tuttavia l’inserimento di materiale alloctono in un ecosistema è sempre un grosso azzardo.

 

Un’altra soluzione che si paventa in questi giorni sarebbe l’abbattimento della dighetta di Piscaredda, previsto per la fine dell’estate 2012. Si tratta di uno sbarramento che separa il Rio Mare Foghe dallo stagno di Cabras, costruito ufficialmente per risolvere i problemi di siccità nei primi anni 90 e per evitare che l’acqua del fiume (utilizzata dagli agricoltori per l’irrigazione) prendesse la salinità dello stagno, che avrebbe oltretutto danneggiato la fauna ittica, ma che ha perso gran parte della sua utilità con la costruzione della diga sul lago Omodeo. L’abbattimento, seppur dispendioso, pare ormai necessario : la salinità dello stagno infatti è una soluzione alla diffusione del giacinto d’acqua, in quanto a contatto con l’acqua salmastra esso perde la sua capacità rigenerativa e le sue condizioni ideali di riproduzione.

Infine bisogna pensare allo smaltimento dei giacinti ripescati dal fiume : è in corso infatti un test che prevede l’utilizzo delle piante come concime naturale. I tecnici della provincia infatti ritengono che l’elevato potenziale azotante presente nello stelo e nelle radici dei giacinti d’acqua potrebbe essere un toccasana per il terreno. La grande quantità di giacinti d’acqua ripescati verrà dunque sperimentata su alcuni terreni, e se questa dovesse avere successo potrebbe garantire un’enorme quantità di concime gratuito che andrebbe a ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti chimici.

Una cosa però è certa : questa guerra contro il “Mostro Verde” sarà ancora lunga e dispendiosa, perchè quando c’è la natura di mezzo il risultato non è mai così scontato.

 

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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