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Venezia ruba l’energia alle onde in combutta coi Giganti

di Simone Malacarne

 

 

Un paio di mesi fa abbiamo assistito alla rassegna Ecomondo di Rimini, la sedicesima edizione della Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile. Si tratta del “più qualificato” appuntamento nazionale dell’industria del Waste e delle filiere connesse all’industria dell’ambiente, rivolto a tutte le tipologie di industria di produzione di beni e agli stakeholders istituzionali. In soldoni parliamo di un tavolo di interazione tra imprese, organi di ricerca e istituzionali, che si incontrano rispettivamente per aggiornarsi sulle nuove tecnologie ecocompatibili e per propagandare i propri prodotti e le proprie iniziative.

 

Quest’anno è stato caratterizzato dalla presenza dell’ex ministro per l’ambiente Stefania Prestigiacomo alla cerimonia inaugurale, del Massachusetts Institute of Technology, un forte aumento delle adesioni alla fiera (segno del sempre crescente interesse per la green economy) ed il non trascurabile numero di oltre 30 progetti di Smart Cities, per città sostenibili da vivere nella natura. Tra Friburgo, Amsterdam, la Vienna vincitrice del premio internazionale “World city closed to sustainable waste management” e la rete europea Eurocities (per il collegamento efficiente tra le città europee), c’era anche Venezia, con ben 3 progetti.

 

L’idea è che la laguna stessa, il più grande tesoro dei veneziani, fornisca l’energia elettrica alla città attraverso il proprio moto ondoso e si sviluppa attraverso il Giant (Generatore Integrato Autonomo Non Tradizionale), il Wem (Wave Energy Module) ed un mini Giant. Il comune collabora con due aziende private italiane che stanno effettuando la sperimentazione a titolo gratuito. Utilizzando le competenze elettriche-elettroniche-meccaniche maturate con anni di esperienza, sono stati ideati due sistemi innovativi che utilizzano l’energia potenziale delle onde ai fini dello sfruttamento energetico rinnovabile senza causare consistenti impatti ambientali ed investire enormi capitali. Come ha spiegato la direttrice di Agire (Agenzia veneziana per l’energia) Alessandra Vivona, i progetti Giant sono già delle realtà operanti, mentre il Wem è attualmente in fase di sperimentazione, ma tutti e tre hanno in comune la capacità di sfruttare le il moto delle onde a proprio vantaggio attraverso l’accoppiata di apparecchiature galleggianti e generatori elettrici.

 

 

Il Giant è in grado di produrre fino a 12.000 kilowattora annui, mentre il Wem assicura di poter raggiungere agevolmente i 35.000 kWh. Tenendo in considerazione che un’abitazione media consuma sui 250 kWh a metro quadro parrebbero cifre niente male. Le previsioni sono quelle di poter utilizzare l’energia elettrica a livello locale per l’illuminazione delle briccole che si trovano all’interno della laguna e degli imbarcaderi Actv della città veneta, ma con tutta probabilità si potrebbe riuscire a coprire il consumo energetico delle strutture pubbliche e delle scuole presenti all’interno di un vasto raggio di azione.

 

L’assessore comunale all’ambiente, Gianfranco Bettin, non si è certo lasciato sfuggire l’occasione di presentare con entusiasmo le nuove soluzioni: «Crediamo molto in questo nuovo sistema per produrre energia pulita sfruttando la grande vocazione e opportunità del territorio veneziano, ovvero il mare. Da sempre i veneziani hanno avuto la capacità di adattarsi al mare e adattare il mare alle proprie esigenze». Durante questo periodo di sperimentazione, il funzionamento dei dispositivi sta venendo strettamente monitorato per poter implementare il perfezionamento degli stessi in futuro.

A tutti gli effetti, la versione più piccola del Giant, svolge pacificamente la sua attività già dall’agosto dello scorso anno, con ottimi risultati. È stata installata nel canale della Giudecca, pensata per assorbire principalmente le onde di rimbalzo delle rive e distribuire l’energia agli ambienti domestici, dato l’inferiore potenziale rispetto ai fratelli più grandi.

 

 

 

 

L’innovatività del sistema Giant, il gigante, sta principalmente nel riuscire a trasformare l’energia potenziale disponibile senza l’impiego di organi di tipo meccanico, laddove in precedenza si doveva passare di necessità attraverso organi meccanici e solo successivamente organi elettrico-elettronici, causando una perdita di rendimento. Dal punto di vista ambientale, questa soluzione garantisce un impatto pressoché nullo, in quanto non sono utilizzati materiali inquinanti; non vengono create strutture permanenti e soprattutto possono essere messi in opera sia al largo che sotto costa, rimanendo immersi in acqua e facendo intravedere solamente il galleggiante o la boa. Il Giant con una parte fissa montata sulla parte statica del complesso e una parte mobile chiamata rotore montata sul galleggiante produce elettricità a bassa frequenza. Questa elettricità va ad un alimentatore switchin che la trasforma in corrente continua e da questo a un inverter che la porta ai 220 volt della linea Enel; a metà di questo processo esiste anche la possibilità di ottenere idrogeno low cost senza emissioni di anidride carbonica. Il gruppo è modulare, e vi è quindi sempre la possibilità di incrementale la potenza installata in un secondo momento. Oltretutto, proprio grazie a ciò, necessita di un basso livello di manutenzione, che non comporta la sospensione della totalità dell’attività dell’impianto. Il ciclo di vita stimato è di circa venti anni.

 

 

Anche il Wem ha una struttura modulare, ed ha una composizione che lo fa assomigliare ad un curioso ragno meccanico. Ogni modulo è composto da uno scheletro centrale di acciaio a cui sono collegati con dei bracci sei galleggianti del peso di circa 1.000 kg l’uno (peso che si ottiene grazie ad un parziale riempimento degli stessi con l’acqua marina). La parte centrale contiene all’interno un generatore di 7 kilowatt nominali e viene posizionata a livello del “medio-mare” (cioè tenendo conto delle maree) e ancorata al fondo. I galleggianti nella fase discendente dell’onda trasferiscono la loro energia ad un dispositivo interno, tramite il movimento dei bracci. Il dispositivo trasmette a sua volta gli impulsi a un generatore che produce così l’elettricità. L’energia ottenuta viene trasferita a terra, tramite un cavo sottomarino. Con un singolo modulo, data un’onda media di 1 metro di ampiezza ed un periodo di 9 onde al minuto (0,15 hz di frequenza), si può ricavare una potenza media effettiva di circa 4 kilowatt. Nei tratti di mare in cui l’onda media è maggiore si può ovviamente ottenere una potenza più elevata. I moduli opportunamente distanziati l’uno dall’altro, per evitare eventuali scontri, potranno essere concatenati per formare delle centrali dalle dimensioni più disparate. Come nel caso del collega Giant l’impatto ambientale è pressoché nullo.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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