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Il museo dell’acqua di Iren a Reggio Emilia con modellini di acquedotti e laboratori per gli esperimenti

di Andrea Iori

 

 

C’è un luogo del tutto particolare a Reggio Emilia: un posto dove sono raccolte informazioni e testimonianze sulla sconosciuta storia degli acquedotti, che dal 1885 accompagnano la vita dei reggiani. Questo luogo, più unico che raro, si chiama ‘Museo dell’acqua’ di Iren Emilia, dove il visitatore è accompagnato alla scoperta della centrale idrica di Reggio Est, apprendendo come si è trasformata nel tempo la tecnologia in campo acquedottistico e come si è evoluto nella storia il rapporto uomo-acqua.

 

Entrata in funzione nel 1996, la centrale idrica di Reggio Est è collocata nella prima periferia sud-est della città. Il progetto è firmato dagli architetti reggiani Bertani e Vezzali, che nel 2003 hanno meritato la menzione d’onore del premio Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana alla Triennale di Milano. L’acquedotto cittadino ha una capacità di stoccaggio di 10 milioni di litri di acqua potabile, di cui 2 milioni sono contenuti nel serbatoio pensile, sospeso a 50 metri dal piano di campagna. L’intero complesso acquedottistico sorge su un’area di circa 80mila metri quadrati, comprendente anche l’adiacente Parco dell’Acqua, un parco urbano con una superficie di quasi 40mila metri quadrati, in stretta relazione con il vicinissimo museo dove il visitatore può visionare reperti di acquedotti costruiti dalla fine del 1800 ad oggi.

 

In particolare, il museo conserva reperti dell’acquedotto Levi databili dal 1884 al 1950, come condotte di ghisa e pompe, oltre a campioni di condotte per acqua di varie epoche, sia metalliche, che plastiche, che in fibrocemento. È possibile vedere anche vecchi utensili per la perforazione dei pozzi, oltre a pompe utilizzate per il sollevamento dell’acqua o reperti rinvenuti durante gli scavi per la posa di condotte, come una bomba della Seconda Guerra Mondiale. Nella stessa struttura, trova anche posto un’aula didattica con un modellino funzionante di acquedotto ed un piccolo, ma efficace, laboratorio in cui è possibile eseguire semplici esperimenti sull’acqua.

 

Intorno alla centrale idrica, e in stretta sinergia con il museo, è nato anche il Parco dell’acqua, progettato con criteri che coniugano le finalità di spazio collettivo-ricreativo, risaltando la presenza di percorsi, arredi d’acqua, verde ornamentale e fruibilità anche da parte di animali domestici. Un’area divisa in due, in parte nord e parte sud, con caratteristiche diverse. La parte nord del parco ha una valenza estetico-ornamentale, dove è presente il luogo centrale di sosta e di ritrovo, contornato da graminacee che hanno la particolarità di non creare problemi allergenici, essendo varietà sterili. La parte sud, invece, ha una valenza paesaggistica, con varietà autoctone di alberi, e un sentiero che si apre sulla campagna circostante.

 

Il museo, che è aperto su prenotazione e ospita mediamente mille visitatori all’anno, tra gruppi di scuole e semplici cittadini curiosi. Per informazioni: 0522.297387; comunicazione.re@gruppoiren.it

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Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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