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Il Sole tossisce. I Terrestri invocano i Maya

di Simone Malacarne

 

 

 

22 gennaio 2012. Inizio serata. Comincia l’eruzione solare più violenta degli ultimi anni. Il fenomeno avviene nell’area solare 1402 e non è nient’altro che un preavviso, anche se le sue conseguenze si son fatte sentire.

Il processo consiste nell’esplosione di materiale, che viene rigettato dalla corona solare. La materia espulsa è il plasma: gas ionizzato contenente protoni ed elettroni. Quando la nube di plasma raggiunge la terra può facilmente disturbarne il magnetismo. La massa coronale, detonata con l’energia di decine di milioni di bombe atomiche, giunta a contatto con la terra può riconnettersi al suo campo magnetico e farlo oscillare sprigionando gigantesche quantità di protoni ed elettroni, generare migliaia di miliardi di watt di potenza e formare aurore boreali.

Il brillamento di questo mese ha catapultato materiale sulla terra alla velocità di oltre 6,4 milioni di chilometri orari. La tempesta di radiazioni solari è stata stimata come di livello S3 (cioè forte) ed ha causato qualche piccolo problema di natura temporanea.

 

È dato per scontato, infatti, che un tale accadimento possa ripercuotersi negativamente sui satelliti, sulle reti elettriche, sulla navigazione, su sistemi di comunicazione ed altre apparecchiature. A contenere queste eventualità ci pensa l’SWPC (Space Weather Prediction Center), un ente preposto al monitoraggio dello spazio che grazie a tempestive previsioni può permettere a chi di dovere di prepararsi al pericolo, ad esempio mettendo in standby i satelliti per evitare alterazioni nei messaggi o modificando le rotte di navigazione ad evitare le zone con maggior disturbo nelle comunicazioni radio. Entità e numero ridotto di danni sono merito delle misure preventive che si sono potute attuare, come appunto la modifica di diverse rotte aeree. La NOAA statunitense (National Oceanic and Atmospheric Administration), del dipartimento del commercio, ha reso noto che lunedì sono solo stati disturbati vari segnali satellitari e rilevate alcune interferenze nelle comunicazioni radio. Tutto questo non giustificherebbe dunque il fermento che ha caratterizzato il web in questi giorni, anche volendo concedere il beneficio del dubbio alla polimorfa profezia che si attribuisce ai Maya, ma solo perché mancano un paio di pezzi alla storia.

 

 

 

In un rapporto del 2009 di NASA ed US National Academy of Science, intitolato “Severe Space Weather Events – Understanding Societal and Economic Impacts”, si scrive che verso la fine del 2012 è previsto un periodo di intensa attività solare, che andrebbe a coincidere perfettamente con la presenza di un buco gigantesco nel campo magnetico terrestre. La paura di chi è a conoscenza del malloppo di 132 pagine o di chi semplicemente ha captato qualcosa in giro, si amplifica al ricordo di ciò che accadde nel 1859, nel cosiddetto Evento Carrington, quando si abbatté sulla terra una spettacolare tempesta. Vividissime aurore boreali si poterono osservare su vaste zone del globo, fino in Florida. L’atmosfera satura di elettricità causò vari blackout. Costrinse più di un uomo a disinserire le batterie dal telegrafo, che comunque si ostinò a funzionare da solo assorbendo unicamente l’energia della boreale. Diversi operatori morirono fulminati. L’intensità luminosa nel cielo era talmente alta da permettere di leggere il giornale a notte fonda.

 

Il ragionamento a questo punto diventa automatico: se una tempesta simile può far impazzire i telegrafi, chissà cosa potrebbe combinare in una società totalmente dipendente dalla tecnologia come la nostra. Secondo una simulazione della NASA, sconvolgere il campo magnetico terrestre, fondere milioni di trasformatori ad alto voltaggio, creare corti circuiti, distruggere la quasi totalità della rete elettrica… per i soli Stati Uniti costare duemila miliardi di dollari nei primi 365 giorni e dieci anni di tempo necessari ad un primo recupero. Ovviamente solo una microscopica parte dei danni mondiali. In un articolo del Washington Post sulle minacce meteorologiche spaziali, Brian Verstag tratteggia un triste scenario: «un rapporto stima che circa 135 milioni di americani sarebbero costretti a tornare ad uno stile di vita pre elettrico. Il sistema idrico fallirebbe. Il cibo si guasterebbe. Migliaia di persone potrebbero morire>>. Servizio di acqua corrente saltato, impossibilità di utilizzare i carburanti, fabbriche bloccate, ospedali fermi dopo 72 ore, refrigeratori spenti e perdita di enormi scorte di cibo.

 

 

 

Enormi espulsioni di massa coronale si sono già verificate nella storia, anche recente, della nostra stella. La loro energia era di proporzioni tali da poter causare ben più danni di quanto è stato qui prospettato, ma non hanno colpito direttamente il nostro pianeta e quindi non hanno provocato nessun problema. Il fatto che esse facciano parte della regolare vita del Sole è una nozione che può possedere chiunque abbia anche solo rudimenti astronomici di base. L’attività solare ha un ciclo circa undecennale tra un picco massimo e quello successivo e noi stiamo per raggiungere il prossimo. Quindi? Ne deduciamo che eventi di questo genere siano molto più che meramente ipotizzabili. Anzi, al contrario, la probabilità che si verifichino in un futuro più o meno prossimo è davvero alta.

Forse quello che in molti non hanno considerato è che non siamo più al momento del rapporto del 2009, e che alcune cose sono già cambiate. Da anni aziende di rete di tutto il mondo si stanno attivando per ristrutturare le linee elettriche e telefoniche. Inseriscono trasformatori con scarico automatico e riorganizzano il sistema di distribuzione proprio in virtù delle segnalazioni ricevute da enti come la NASA. «Esiste la convinzione che, man mano che si costruisce una società che dipende maggiormente dalla tecnologia diventiamo più vulnerabili alla meteorologia spaziale», afferma Doug Biesecker, un fisico dell’SWPC. Questo può essere vero solo fintanto che della tecnologia non si faccia buon uso. Se il modello di rete a corrente alternata di Westinghouse e Tesla (oggettivamente superiore sotto molti aspetti) non si fosse imposto definitivamente su quello di Edison a corrente continua, le eruzioni solari non avrebbero potuto combinare granché alle nostre centraline.

 

L’italiana Terna comunque, operatrice di reti per la trasmissione dell’energia, non viene meno ai propri compiti. Con la “supergrid”, irrobustisce la rete elettrica, la rende più razionale e fluida, ma soprattutto più elastica e in grado di gestire i sovraccarichi. Parola di Gianni Armani: «Oggi il sistema elettrico è controllato in tempo reale, e il nostro centro di Milano può regolare persino le reti dei nostri vicini, da cui importiamo energia. Nel complesso i nostri dieci centri si tengono in costante contatto con tutte le centrali di produzione in Italia. E quindi possono regolarne i flussi. Se per esempio arriva una previsione meteorologica che ci dice che il giorno dopo vi sarà un picco di eolico, rimoduliamo le centrali».

 

Le telecomunicazione via etere potrebbero rimanere l’unico problema, finché non si trovi un modo per ovviare alla cosa. Cellulari, satelliti et simili potrebbero fare le bizze. Consigliamo allora di dare un occhiata qui (http://www.n3kl.org/sun/status.html) di tanto in tanto… giusto per informarsi sulla salute del sole. E nel caso di una tempesta in arrivo, disconnettetevi, cercate di non salire su un aereo per un po’, e godetevi il panorama.

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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