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La casa ecologica, prefabbricata e riciclabile al 98%

di Andrea Iori

 

 

Se vi chiedessero di costruire da soli una casa nel deserto a est di Los Angeles, dove le temperature raggiungono i 40° d’estate e 0° d’inverno, come la costruireste? Un involucro solido con muri spessi e piccole finestre, o una scatola di vetro senza aria condizionata? Lo studio d’architetti americani Taalman e Koch (www.taalmankoch.com), di Linda Taalman e Alan Koch, ha scelto la seconda soluzione. E l’ha pure messa in pratica.

 

Si chiama ‘itHouse’ ed è costruita nella paese dei cowboy, a Pioneertown, nel deserto della California. La loro idea era quella di creare una casa fatta di componenti prefabbricati strutturali, usando il vetro come pareti esterne, sulle quali applicare in seguito dei motivi grafici. Avevano già avuto un’esperienza simile quando hanno progettato una casa per un cliente a Orange County, ma volevano crearne una propria. Ma a Los Angeles il terreno era troppo costoso. Acquistarono così cinque ettari di terreno a Pioneertown, una piccola cittadina nel deserto californiano costruita e usata solo una volta per un film western americano. Anche la location desertica non è scelta a caso: serve ai progettisti per dimostrare a tutti l’autosufficienza energetica della casa prefabbricata.

 

Per la casa, i lavori iniziarono a metà 2006. La coppia, aiutata da amici, la costruì durante i fine settimana. Alla fine, il risultato è stato di 1100 metri quadrati di casa costruita, che è costata 265 mila dollari (attualmente circa 210 mila euro), escluso il costo del terreno. Le parti strutturali principali sono elementi modulari pre-assemblati in fabbrica, e per questo facili da montare e da trasportare. Gli architetti Taalman e Koch hanno pensato alla casa come somma di moduli: la itHouse è la somma del modulo ‘cucina’, di quello ‘bagno’ e due di quelli ‘camera’. Il futuro cliente potrà quindi personalizzare come vuole la propria casa.

 

Alla fine, il rapporto che gli abitanti della casa hanno con l’ambiente circostante è massimo, grazie alle vetrate che fanno da perimetro alla casa. Viceversa, l’impatto ambientale della costruzione è minimo. Una scatola di vetro senza aria condizionata, si diceva prima. Già, perché nella itHouse viene attuato il concetto di riscaldamento passivo e il successivo raffreddamento, grazie all’orientamento dato in fase di progetto all’edificio, in modo tale da ‘catturare’ meglio l’energia solare e riscaldare l’interno come una serra. Tutto questo, unito alla produzione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici e termici. Una casa passiva a tutti gli effetti, che si può smontare e rimontare ovunque si voglia, visto che non serve una gru per l’opera di costruzione. E se si vuole smantellare completamente la casa, i pezzi saranno usati per costruirne un’altra. Nessun viaggio in discarica.

 

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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