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Uno spicchio di costa

di Malù Pagani

 

 

Solo per noi uno spicchio di costa tra Lerici e Tellaro Maralunga. Due giorni di sole ci permettono di perlustrare la zona. A pochi metri dalla battigia, sulla roccia punteggiata di buchi salmastri già si vede spuntare la prima vegetazione bassa e strisciante: seneci e finocchi marittimi, mesembryanthemum. Poi quando la roccia inizia a salire, e un po’ di terreno rimane negli anfratti, la vegetazione arbustiva di gariga tenta di svilupparsi. Sono corbezzoli, erica arborea, ginestra dei carbonari, alaterno, lentisco, olivastri, lecci ,carrubi, euphorbia arborea, fillirea. I pinus pinaster, meglio conosciuti col nome di marittimi, con i pini di Aleppo cominciano a colonizzare la costa poco sopra insieme ad invincibili agavi grigio-verde e variegate, grasse e potenti con le lunghe spine difensive aguzze e velenose.

Sono in parte autoctone ed in parte messi dalla saggia mano di chi ci ha preceduto. Spesso storti, perché piegati dal vento e dalle mareggiate, ma forti e resistenti producono una quantità notevole di aghi e coni che seccandosi cadono sul terreno sottostante. Arricchendolo danno vita ad altri pinastri e a quella folta gariga che fa’ macchia odorosa a tratti impenetrabile e fortunatamente indisturbata dal mondo esterno.

 

 

Nei luoghi riparati dalle correnti d’aria puoi notare le acacie dealbate (mimose), che col loro giallo uovo ti dicono che il tepore primaverile è divenuto costante . Le ciche, le phoenix dactilifera, le phoenis canariensis, le camerops humilis, i pitosfori verdi e grigi, fanno già parte dei giardini che si aprono a questo mare meraviglioso dalla costa frastagliata. Percorrendo i viottoli che penetrano nei vecchi agglomerati di case, scopri altra vegetazione: muri ricoperti totalmente da rosmarini in fiore, da aromatiche varie, menta, timo, santoreggia e il grande tenace cappero. Si aprono piccoli fazzoletti di terreno ad ulivi sotto i quali puoi trovare, ora fiorito, il bianco aglio selvatico e le famose “erbi” che vengono raccolte da vecchie mani nodose (solo loro ormai le conoscono) per far torte salate, semplici ma gustose. Tali spazi hanno spesso l’orto vero e proprio, coltivato e molto amato. Le fave sono le prime a dar frutti. Qui le consumano giovani e crude col formaggio pecorino. La boraggine, cresce ovunque, cresce spontanea nei posti più impensati. Le foglie sono preziose per arricchire le tradizionali torte d’erbe.

 

 

Improvvisa e inaspettata una villa degli anni trenta in attesa di essere sezionata per ricavarne piccoli appartamenti. Sotto la grande terrazza che si apre ad est, in un prato spontaneo in attesa di essere tramutato in un pratino inglese perfetto, una coperta di narcisi e giunchiglie bianche e gialle, ti dà una grande emozione. Oggi però tutto questo è sotto un manto inconsueto di neve, caduta stanotte, e il fascino cambia e ti senti fortunato di poter ammirare tale bellezza, unica. Stasera ho promesso agli amici un risotto al rosmarino che ho appena raccolto, nascostamente, strappandolo però con cura là dove andrebbe tagliato per una sua vita più regolare.

 

 

Risotto al rosmarino per quattro persone.

Riso vialone nano gr300, rosmarino un piccolo mazzetto, cipolla borretana una grossa, burro gr 50. Brodo vegetale, olio, parmigiano reggiano, sale, pepe.

 

Far soffriggere la cipolla affettata in olio e burro. Aggiungere il riso e portarlo a cottura con il brodo. A metà cottura unire il rosmarino tritato, sale e pepe. Prima di servire ultimare con il parmigiano grattugiato.

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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