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Le giornate di primavera Fai: tra i gioielli da scoprire anche il monastero di San Fruttuoso

di Laura Benatti

 

La spiaggia e l’abbazia

 

 

Il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) organizza per il ventesimo anno consecutivo la “Giornata Fai di Primavera” e sabato 24 e domenica 25 marzo sarà possibile entrare, con un contributo libero, in 670 luoghi sparsi in tutta Italia. Nella lista rientrano anche alcuni luoghi solitamente non visitabili che saranno aperti al pubblico in via eccezionale. L’iniziativa può diventare una scusa per inaugurare la bella stagione con una gita fuori porta, per scoprire angoli nascosti della propria città, e permetterà di scoprire beni di altissimo valore artistico, culturale o paesaggistico che il Fai ha recuperato, restaurato e difeso dal degrado e dall’abbandono.

 

La Giornata di Primavera diventa così un’occasione unica per mostrare al pubblico il lavoro svolto dal Fai e per sensibilizzare i cittadini verso le bellezze del nostro Paese. Uno di questi gioielli, forse tra i più preziosi a livello sia paesaggistico che storico-culturale, è il monastero di San Fruttuoso, minuscolo borgo incastonato in un’insenatura del promontorio di Portofino, in provincia di Genova. L’abbazia è oggi di proprietà del Fai, e sabato e domenica prossimi, in occasione della Giornata di Primavera, sarà possibile entrarvi gratuitamente.

 

San Fruttuoso è una vera e propria oasi di pace e bellezza. Non esistono strade che lo colleghino al resto del mondo. Per raggiungere questo angolo di paradiso, sono possibili solo due alternative: a piedi, camminando per circa un’ora e mezza tra i boschi partendo da Portofino, o via mare, con uno dei battelli che quotidianamente collegano questo luogo incantato con i paesi vicini. Chi sceglie di giungere a San Fruttuoso con un traghetto, dopo aver circumnavigato l’incontaminato promontorio verde smeraldo di Portofino, trova di fronte a sé uno scorcio mozzafiato: su una piccola spiaggia sorge l’abbazia medioevale, circondata da pochissime casette di pescatori e dalla Torre Doria, ed immersa totalmente nella fitta vegetazione ligure che ricopre la costa alta e frastagliata. Man mano che ci si avvicina, ci si rende conto di avere il privilegio di entrare in un luogo unico, che da secoli affida la propria protezione alle asperità delle rocce e alla forza del mare.

 

Un’immagine di San Fruttuoso 

 

 

Una natura che non sempre è benevola: la spiaggetta davanti al Monastero, affollata oggi dai turisti in cerca di sole e di acqua cristallina, si formò nel 1915 a seguito di un violento nubifragio che trascinò a valle i detriti del torrente in piena e fece crollare una parte della chiesa abbaziale. Dopo aver attraversato la spiaggetta popolata dai bagnanti, ci si inoltra nell’abbazia passando sotto le basse arcate. D’un tratto, il vociare dei turisti si attenua, e ci si trova immersi in una quiete d’altri tempi. A questo punto, giunti sul sagrato della chiesa racchiuso dal monastero da un lato, e dalla montagna verdeggiante dall’altro, il distacco dal mondo esterno è totale. Il piccolo complesso di edifici, maestosi nella propria semplicità, è costituito dalla chiesa, dominata da un alto campanile ottagonale ben visibile dal mare, dal monastero e da un grazioso chiostro su due livelli.

 

La storia dell’abbazia è antichissima e si perde nella leggenda: non si sa esattamente come i resti di Fruttuoso, vescovo di Tarragona martirizzato in Spagna nel 259 d.C, siano giunti in questo luogo, dove tuttora riposano. Certo è che il primo documento noto che testimonia la presenza del monastero dedicato al martire Fruttuoso è datato 984. Dopo l’anno Mille e le varie ricostruzioni conseguenti alle scorrerie dei Saraceni, esso prese le sembianze che oggi possiamo ammirare, grazie soprattutto all’opera di restauro svolta per anni dal Fai, che dal 1983 possiede questi edifici. La donazione al Fondo Ambiente è stata fatta dalla famiglia Doria, le cui sorti si erano intrecciate con quelle del monastero fin dal 1200. Ne sono testimonianza le tombe di famiglia che si trovano nella cripta della chiesa, e l’imponente torre, costruita nel XVI secolo da Andrea Doria per poter avvistare eventuali pericoli che giungessero dal mare e per poter proteggere il borgo dalle incursioni dei pirati.

 

Visitare l’interno dell’Abbazia è davvero un’esperienza unica: immersi nel silenzio totale, protetto da robuste mura di pietra, ci si addentra negli ambienti un tempo abitati dai monaci, assaporando la stessa quiete vissuta da secoli tra queste pareti. Una parte dell’edificio è stata adibita a museo, in cui è possibile ammirare molti oggetti utilizzati nella vita quotidiana di questo luogo di meditazione, recuperati e catalogati con cura. Da quest’ala, attraverso le finestre a trifora, si gode di un panorama meraviglioso sulla spiaggia sottostante e sul limpido mare blu.

 

 Il museo dell’abbazia

 

 

Adiacenti al museo, in cui si tengono anche mostre temporanee, si trovano il chiostro superiore in stile romanico e il chiostro inferiore, da cui si accede alla cripta che contiene le spoglie di alcuni membri della famiglia Doria morti tra il 1200 ed il 1300.

Ogni parte dell’Abbazia è stata restaurata con grandissima cura, e visitare un luogo così ben tenuto permette di rendersi conto di quanto sia importante il ruolo del Fai. Ogni dettaglio, dai pochi affreschi antichissimi recuperati, agli stretti passaggi della cripta sotterranea messi in sicurezza, ci fa immaginare il lavoro certosino che è stato svolto per tanti anni, allo scopo di permetterci di apprezzare nella sua interezza un luogo magico come questo. Ecco qual è il valore fondamentale di iniziative come la “Giornata Fai di Primavera”: permetterci di scoprire nuove bellezze e offrire un’occasione particolare per sensibilizzare tutti i cittadini sulla necessità di sostenere la salvaguardia dell’ambiente (e di quei tesori d’arte e di storia che troppo spesso vengono condannati ad un lento degrado).

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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