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Water wars e Sea award

“La prossima guerra sarà per l’acqua”. Titolo centrale in prima pagina de La Stampa (24.3.2012) con rimando al servizio del corrispondente da New York Maurizio Molinari. Ma a dispetto dell’attualità “sparata” il tema è vecchio. Anche se il pretesto è offerto dagli scenari delle water wars  messi  a punto dal National Intelligence Estimate e resi pubblici nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato Usa per lanciare l’allarme sulle future minacce alla sicurezza globale.

La premessa di questo rapporto, che coincide con il lancio della “Water Partnership” auspicata dall’amministrazione Obama per creare un network di cooperazione internazionale, è che si stanno profilando scenari da incubo. Non nei prossimi dieci anni, ma a partire dal 2022, a causa dell’effetto congiunto dell’aumento di popolazione e diminuzione dell’acqua potabile necessaria per sostenerla. In questo quadro diventerà forte il rischio di un utilizzo della risorsa idrica come leva di potere per affermare interessi nazionali oppure come arma in mano a eserciti o a gruppi terroristici. In particolare il National Intelligence individua 8 fiumi al centro di grandi aree strategiche: il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, il Giordano, i tre fiumi “tibetani” del Mekong, Indo e Brahamaputra e l’Amu Daraya (tra il Tagikistan e l’Afghanistan). Tutti questi fiumi bagnano territori ad elevata instabilità, ma al centro di fondamentali interessi strategici. Come ha detto il segretario di stato Hillary Clinton: “per scongiurare il peggio abbiamo bisogno di una partnership sull’acqua per disegnare la rotta verso un mondo dove non si debba mai morire per sete”.

Per chi si occupa di geopolitica non sono certe delle novità. Ma ribadirlo serve anche per dire che tutti gli anni di quest’epoca, con il sopraggiungere della Giornata mondiale dell’acqua  i toni mediatici s’alzano con forza che è pari al silenzio che nei giorni successivi cala nuovamente sull’”oro blu”. In questo senso la festa dell’acqua non è diversa da quella della donna o del babbo, che guarda caso si tengono anch’esse in marzo. E come tutte uniformate al detto “ passata la festa gabbato lo santo”. Nel nostro caso però, non foss’altro per il nome della nostra testata, vedremo invece di approfondire i due grandi temi del momento che sullo scenario internazionale rimandano ai lavori del Forum mondiale che si è tenuto quest’anno a Marsiglia ( ne daremo presto un ampio resoconto e sarà un resoconto di prima mano) e su quello nazionale alle risposte che i pubblici poteri dovrebbero dare, ma continuano a non dare, alle questioni apertesi con il referendum vincente contro la privatizzazione dell’acqua. A tutt’oggi infatti si continua a essere in presenza di una situazione che resta troppo fluida. Nonostante l’ampio schieramento di Italiani che hanno risposto sì all’abrogazione delle norme, il governo tecnico di Mario Monti sembra in preda alla tentazione di aggirare i vincoli referendari. Nel contempo – come scrive molto autorevolmente Giuseppe Altamore-  che  le multiutilities congelano gli investimenti e abbozzano l’idea (sotto traccia) di provare a chiedere l’aumento delle bollette.

 L’incertezza, come speso accade in Italia, è una certezza. Insommna si galleggia, per usare un’immagine marinara che ci viene da due diverse sollecitazioni: la prima si riferisce ad alcune proposte che abbiamo ricevuto di occuparci o meglio di allargarci un po’ di più sui temi del mare e delle risorse marine; la seconda invece è – consentitecelo- autocelebratoria. Come avrete già letto, abbiamo vinto il premio speciale della critica al Big Blue , 6° Salone nautico di Roma. Vero è che il mondo è ormai strapieno di premi e che un premio non lo si nega più a nessuno. Però nel nostro caso non lo abbiamo chiesto, né lo abbiamo “aiutato” E poi la compagnia dei premiati, così come quella dei premiatori, è piuttosto autorevole. Ecco perché la medaglia che ci ha dato il Sea Heritage Best Communication Campaign Award ce l’appuntiamo e la teniamo bene in vista. Anche perché è grazie ad essa che abbiamo ricevuto e stiamo ricevendo numerose dichiarazioni d’interesse, nonchè offerte di collaborazioni. A breve debutteranno alcune nuove rubriche

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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