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(Non) piove sul bagnato

di Marco Valesi

 

 

Proiettato, nella sezione Panorama, al Festival di Berlino del 2011 e scelto per rappresentare la Spagna nella corsa all’Oscar 2011, il bellissimo film Tambièn la lluvia (Anche la pioggia nella sua versione italiana), lungometraggio meta-cinematografico diretto da Iciar Bollaín, scritto magistralmente da Paul Laverty, interpretato da Luis Tosar e Gael García Bernal, è ambientato in Bolivia nei giorni della sanguinosa “Guerra dell’Acqua” di Cochabamba, guerra che ha visto gli indios contrapposti al governo boliviano, costretto, alla fine del conflitto, a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua e il contratto con la multinazionale Bechtel.

Nel 1999 infatti la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza città della Bolivia; il prezzo dell’acqua viene triplicato, vengono imposti l’obbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continua a non avere accesso all’acqua. Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, supportata pure dall’allora jefe de los cocaleros poi diventato Presidente Evo Morales, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica ed addirittura ad una vittoria.

 

 

Nel tentativo, riuscito, di rispettare la complessità della vicenda, la sceneggiatura contiene tre storie diverse: c’è la storia della troupe che deve girare il film sulla conversione forzata degli indios-rivelando i lati oscuri di un Cristoforo Colombo schiavista, sanguinario e ossessionato dall’oro; c’è la guerra dell’acqua che coinvolge i nativi boliviani ed infine c’è il film vero e proprio durante il quale la popolazione insorge mentre Sebastián (García Bernal), con il produttore Costa (Tosar), gira finalmente a Cochabamba e, cinquecento anni dopo la Conquista, bastoni e pietre si scontrano ancora con le armi di un esercito per difendere l’acqua, base della vita. “Ci sono cose più importanti del tuo film” dice loro il giovane indio-leader della rivolta, interpretato dall’attore boliviano Daniel Juan Carlos Aduviri, e i due cineasti, loro malgrado, dovranno prendere posizione.

 

 

 

Parlando della complessa struttura del film Paul Laverty, storico sceneggiatore di Ken Loach, sottolinea che: “molto più complessa è la guerra dell’acqua, uno dei problemi più importanti della nostra società che però spesso viene sottovalutato. Sui giornali si parla del petrolio o delle armi, ma la guerra dell’acqua è legata a un elemento vitale, senza il quale non possiamo vivere. È un film sul diritto all’acqua, tema finora ignorato dal cinema che venne negato impedendo l’accesso all’acqua agli abitanti, vietando loro anche di raccogliere quella piovana”. Questo film era necessario, ribadisce Aduviri, e tanto importante per noi. È come caduto dal cielo: ne avevamo bisogno per raccontare tutto questo”.

Detto questo bisogna pero’ sottolineare che i cochabambini, secondo il sito (http://www.acochabambamevoy.org) non possono che osservare che a distanza di 9 anni la lotta per il diritto all’accesso all’acqua che li unì in un unico movimento è rimasta per buona parte ferma ai fatti noti. Chi coordinò la guerra del 2000 attualmente ricopre ruoli per cui non ha più l’interesse a proporre blocchi e manifestazioni e l’impresa liberata dal controllo della Bechtel è ora pubblica, ma governata da corruzione ed inefficienza. Il film quindi offre l’occasione per riflettere sul fatto che si è lottato contro un nemico, vincendolo, ma non contro un’idea speculativa della gestione dell’acqua che non permette che addirittura che piova sul bagnato!

Circa l'autore

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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