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Greenpeace: Enel killer del clima

di Silvia Parmeggiani

 

 

“Enel killer del clima”: è stata bollata così l’azienda di fornitura elettrica dagli attivisti Greenpeace che giovedì 29 marzo si sono calati dal tetto della sede centrale di Roma per denunciare gli impatti ambientali, climatici e sanitari dell’energia prodotta dall’uso del carbone.

 

Un blitz che avrebbe fatto impallidire anche l’Fbi, con tanto di striscione lungo 70 metri quadri che evidenziava il reato ambientale commesso da Enel, transenne e nastro delimitatore intorno all’edificio per marcare la scena del crimine. Gli attivisti del reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) hanno poi consegnato ai dirigenti d’azienda un “avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”.

 

Enel diventa così azienda “iscritta al registro degli indagati” di Greenpeace. Questo avviene sulla base dei dati dell’agenzia europea per l’Ambiente (AEA) da cui parte una preoccupante segnalazione: e cioè, che la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera.

 

Quello di Federico II sarebbe il diciottesimo impianto più inquinante, a livello europeo, capace di causare danni ambientali, climatici e sanitari fino a 707 milioni di euro l’anno.

E da poche settimane quattro dirigenti della centrale di Brindisi sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, in relazione agli impatti mortali e patologici che le emissioni della centrale avrebbero sulla popolazione del territorio; mentre 12 dirigenti della stessa centrale sono indagati, tra l’altro, per gettito pericoloso di cose e danneggiamento alle colture.

 

«Oggi siamo entrati in azione nella sede istituzionale di Enel, nel quartier generale di un soggetto criminale, armato e determinato contro il clima per notificargli l’avvio di un indagine che i R.I.C. di Greenpeace hanno appena iniziato e che porterà alla luce, da qui ai prossimi mesi, tutti i reati e i misfatti connessi allo sporco business del carbone» dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace.

 

“Brindisi, purtroppo, è solo la punta dell’iceberg – ha proseguito Boraschi – Enel controlla otto impianti a carbone, in Italia; e conferma di volerne costruire altri due. Ha portato la produzione da carbone, nell’ultimo anno, dal 34,1% al 41% del totale. E il suo amministratore delegato, Fulvio Conti, ha più volte ribadito di voler quasi raddoppiare la produzione da questa fonte. È uno scenario catastrofico per l’ambiente, il clima, la salute pubblica e l’occupazione. Ed è tanto più sconcertante quanto pensiamo che l’azionista di maggioranza di Enel è il Ministero del Tesoro. Come si giustifica questa quota di controllo pubblico per un’azienda che privatizza i suoi profitti e scarica sulla collettività i costi dei danni che provoca?»

 

Per diffondere quanto più possibile l’inchiesta tra l’opinione pubblica, Greenpeace lancia oggi una piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org, con la quale recluta “investigatori” per seguire e partecipare a tutta l’indagine che i R.I.C. di Greenpeace condurranno nei prossimi mesi.

 

 

About The Author

Giorgio Triani

Sociologo, giornalista, consulente d’impresa.

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